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Mosè, primo tra tutti della popolazione ebraica, trascrisse in un'opera sacra le leggi divine. Il re Foroneo istituì per primo le leggi e i processi per i Greci. Mercurio Trismegisto per primo diede delle leggi agli Egizi. Solone per primo diede delle leggi agli Ateniesi. Licurgo per primo ideò delle leggi per gli Spartani, con la benedizione di Apollo. Una volta morto Romolo, Numa Pompilio emanò per primo delle leggi per i Romani; in seguito il popolo, poiché non riusciva a sopportare i magistrati turbolenti, nominò i Decemviri, affinché, per mezzo di dodici tavole, rendessero pubbliche le leggi tradotte in lingua latina dai libri di Solone.
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Spesso gli schiavi coltivavano i campi dei patrizi Romani, oppure aiutavano i padroni nelle varie attività domestiche. A volte gli schiavi erano maestri esperti e diligenti dei figli del padrone. I padroni incivili punivano sempre gli schiavi, anche se sbagliavano in maniera irrilevante, e spesso li percuotevano con le fruste. Tra i padroni, soprattutto il filosofo Anneo Seneca si comportava clementemente con gli schiavi, e rendeva liberi non pochi schiavi. I padroni Romani si procuravano gli schiavi per lo più nelle guerre, oppure li acquistavano nelle piazze a prezzo basso o alto.
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I Romani abitavano nella campagna Laziale. I Romani muovevano le guerre alle altre popolazioni, e combattevano sempre valorosamente. E così occupavano le terre e le città, ed ampliavano il dominio di Roma. Ma i Romani erano di certo anche devoti. Il popolo Romano amava anche la laboriosità, la famiglia e la patria. I Romani dedicavano templi agli dèi e alle dèe, e, per di più, consacravano anche altari e statue. I posteri sono soltanto ricorderanno sempre la morigeratezza dei Romani, ma per giunta la elogeranno. Dunque i maestri dicono giustamente così agli allievi: o fanciulli, allora ricordatevi sempre gli antichi Romani!
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Una gallina cerca del cibo in un letamaio, ma trova una perla. A quel punto la esamina in maniera incuriosita, e dice: O bella perla, non sei adatta a me. Infatti io sono digiuna, e cerco del cibo. Molte matrone ti amano, perché sono desiderose del tuo valore. Per me, invece, tu sei preziosa, ma inutile. Di tanto in tanto la buona sorte tocca coloro i quali non sanno indirizzarla al guadagno.
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Durante la guerra civile, nell'esercito di Cesare c'era Crastino, un uomo di eccezionale coraggio. Costui, dopo che il portainsegne ebbe dato il segnale, così disse ai soldati del manipolo: O soldati del manipolo, adoperatevi per il vostro generale; rimane quest'unica battaglia: quando l'avremo portata a temine, riacquisteremo la nostra libertà. Poi, mentre si volgeva a guardare Cesare, aggiunse queste poche parole: Io do quest'anima per te e per lo Stato; o vivo o morto, mi ringrazierai (lett. : "tu renderai grazie a me vivo o a me morto"). Dopo che ebbe detto queste cose, attaccò per primo dal fianco destro (dell'esercito), e i soldati avanzarono insieme a lui.