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Le padrone e le ancelle passeggiavano attraverso il bosco. Nel bosco le fanciulle decoravano gli altari delle dèe. Posavano corone di viole sugli altari di Minerva e di Diana, e, per mezzo delle corone, abbellivano le statue di legno delle dèe con grande gioia. Poi, ritornavano nella fattoria, dove, per il piacere dei convitati, preparavano il banchetto. La padrona era felice per la diligenza delle ancelle. Per via della magnificenza del banchetto, anche i convitati elogiavano le ancelle diligenti.
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Cicerone dice salve ad Attico. L'attesa delle vostre lettere rende per me dubbioso tutto il viaggio. Infatti, se ci sarà occasione, la destinazione sarà l'Epiro, in caso contrario, Cizico, o qualche altra località. D'altra parte, le tue lettere, che io leggo spesso, mi tolgono fiducia; e infatti, quanto più attentamente sono lette, tanto più (esse) indeboliscono il mio animo, tanto che diviene evidente che tu hai voluto obbedire sia alla consolazione, sia alla verità. Pertanto ti prego apertamente di scrivermi le cose che saprai come (esse) realmente saranno, e (di scrivere) quelle che penserai esattamente come le pensi nella tua mente.
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Un ragazzo pascolava nei campi agnelli e capri; non soltanto era oltraggioso, ma per giunta tormentava gli animali con molti dispetti: spesso infatti li colpiva con sassi e bastoni. Un giorno, giungono nei campi degli uomini forestieri, e interrogano il ragazzo in merito alla via corretta verso la città; ma il ragazzo dispettoso indica ai forestieri la strada errata. Gli uomini vagano per lungo tempo invano: alla fine, spossati e adirati, ritornano al ragazzo. A questo punto, egli, soddisfatto del proprio scherzo, ridacchia, ma i forestieri rimproverano aspramente il ragazzo, e poi lo percuotono con dei bastoni di legno. Il ragazzo piange e chiede perdono, gli agnelli e i capri, invece, esultano per la punizione del ragazzo.
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Ercole, il figlio di Giove ed Alcmena, da bambino stava sdraiato nella culla. Allora Giunone, rivale di Alcmena, manda verso la culla del fanciullo due serpenti spaventosi ed enormi. Immediatamente il fanciullo divino, in maniera impavida, afferra gli spaventosi animali e rapidamente li strangola. Ercole diventa un giovane: a quei tempi creature portentose, spaventose e spietate, terrorizzavano tutta la Grecia. Ercole, con straordinaria forza e con grande coraggio, energicamente libera la regione. E così Ercole si merita lodi eterne: in tutte le epoche i saggi celebrano le imprese dell'eroe, e nelle menti di tutti Ercole è un importante esempio di eroe valoroso e benevolo nei confronti del genere umano. Successivamente viene accolto affettuosamente nell'Olimpo insieme agli altri dèi.
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La conoscenza delle cose, di per sé, è stata spesso esaltata da Aristotele e da Teofrasto. Dagli antichi sono state dette molte cose in merito al disprezzare e al disdegnare le cose umane. Dai nostri (filosofi), il non provare dolore è stato messo tra quelle cose che sarebbero secondo Natura; Geronimo disse che era questo il sommo bene. Tuttavia, Callifonte e, dopo di lui, Diodoro, sebbene uno rivolse le sue simpatie verso il piacere, e l'altro verso l'assenza di dolore, né l'uno, né l'altro poté fare a meno della moralità, che è stata esaltata soprattutto dai nostri.