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Molte popolazioni dell'Asia vennero soggiogate dal popolo Romano, e vennero assoggettate al suo impero. I Romani avevano sotto il proprio dominio anche i Giudei, ma, per via dell'avidità e dell'ingordigia di denaro, essi erano particolarmente invisi ai Giudei, e per questa ragione nella Giudea ci furono numerose ribellioni. Alla fine Tito, il figlio dell'imperatore Vespasiano, attaccò con grandi truppe la città di Gerusalemme. I Giudei combatterono per lungo tempo con straordinario vigore, e così l'assedio della città fu duraturo. Infatti persino i vecchi e le donne erano d'aiuto ai soldati dei Giudei: con le preghiere rincuoravano gli animi dei soldati, e procuravano le attrezzature di guerra. Alla fine le legioni dei Romani rovesciarono le fortificazioni, e la città venne espugnata con grande schiamazzo e con una grande strage di cittadini. L'antico Tempio di Salomone venne distrutto da Tito. Alla fine i Romani, per mezzo delle navi da guerra, trasportarono in patria le spoglie e i simboli della religioni dei Giudei.
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Il centauro Nesso venne trapassato da Ercole con una freccia ricoperta del sangue dell'Idra; pertanto fu infiammato dalla collera e desiderò vendicare la propria morte. Allora offrì una tunica imbevuta del proprio sangue, a Deianira, la moglie di Ercole, e disse: Conserva diligentemente questa tunica; se Ercole arderà per un'altra donna (lett. : "per un altro amore"), questa tunica estinguerà facilmente la fiamma dell'amore. In seguito Ercole fu infiammato dall'amore per una bella giovane, che era stata ridotta in schiavitù. Quindi Deianira, memore del suggerimento di Nesso, diede a un suo domestico la veste intinta con il sangue del centauro, e gli comandò così: Metti indosso a Ercole questa tunica! E quando Ercole l'aveva ormai indossata, immediatamente cominciò a bruciare. Ercole fu pervaso per tutte le membra dal veleno, e sentì la morte vicina.
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Non è mai affidabile l'alleanza con un potente; così dimostra Fedro per mezzo di una nota favola. Una volta, una vacca, una capretta e una pecora, sui monti, stringono un'alleanza con un leone. Catturano un grosso cervo, il leone fa le parti e dice alle compagne con grande arroganza: Io prendo la prima, perché sono il leone; mi offrirete la seconda, perché sono vigoroso; darete a me anche la terza, perché valgo di più; divorerò voi tutte se toccherete la quarta. Così l'iniquità del leone sfacciato toglie alle ingenue compagne la preda intera.
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Un uomo onesto vende una casa che ha alcuni difetti: in tutte le stanze compaiono serpi, essa è mal costruita e pericolante (la frase latina è al plurale perché i suoi elementi concordano con "aedes", che ha forma plurale, ma significato singolare di "casa"), ma nessuno all'infuori del padrone sa questa cosa. Però il venditore non dice queste cose ai compratori. Non fa forse ciò in maniera disonesta e fraudolenta? Dice Antipatro: Egli lo fa senz'altro, infatti il venditore sa di indurre il prossimo in un errore. Diogene viceversa (dice): Forse che ti ha costretto a comprare? Quello ha messo in vendita una cosa che non (gli) piaceva, tu hai comprato una cosa che (ti) piaceva. Laddove infatti la scelta è del compratore, quale può essere, lì, la frode del venditore? È una cosa stupida che un venditore racconti i difetti di quella cosa che egli vende. È una cosa assurda che un banditore, per ordine del padrone, premetta: Vendo una casa decadente.
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I Romani dichiararono guerra a Giugurta, il re dei Numidi, poiché Giugurta aveva giustiziato Aderbale e Iempsale, figli di Micipsa e suoi cugini, re e alleati del popolo Romano. Il console Calpurnio Bestia concluse con il re dei Numidi una pace disonorevole, che il senato ricusò. Allora i Romani fecero ritornare a Roma Calpurnio Bestia, ed inviarono contro il re Spurio Albino; anche costui combatté contro i Numidi in maniera ignominiosa. In seguito misero a capo dell'esercito Romano Q. Cecilio Metello, che riportò i soldati alla disciplina dei Romani, sconfisse Giugurta in diverse battaglie, uccise o catturò i suoi elefanti, e accettò in resa molte città.
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