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Alessandro convoca in assemblea i generali e le truppe, e tiene un discorso siffatto: calpestiamo molte nevi, molti fiumi, molti mari; con grande temerarietà superiamo molte vette di monti. Questo mare non tratterrà le nostre truppe vigorose, non ci tratterranno i passi e le gole della Cilicia. Il cammino verso la vittoria non è sempre semplice, ma ora, dopo molti mesi, tutte le questioni sono facili e "in discesa". Infatti ci troviamo sul limitare della vittoria: restano pochi fuggiaschi e gli assassini del re Dario. Noi spaventiamo i paurosi, gli assassini temono la nostra forza. Distruggete i nemici sfacciati e arroganti: per mezzo del vostro valore accrescerete la vostra reputazione, la vostra gloria si diffonderà e risplenderà presso tutti i popoli, voi offrirete alla posterità un'opera insigne ed immortale.
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Mentre Porsenna, il re degli Etruschi, facendo un assalto, conquistava il Gianicolo, Orazio Coclite, chiamato così perché in un'altra battaglia aveva perduto un occhio, restò fermo davanti al Ponte Sublicio e, da solo, frenò l'esercito dei nemici, fino a che il ponte non venne tagliato alle sue spalle. Quindi cadde nel Tevere insieme al ponte stesso, e nuotando, senza paura ed armato (nel senso: "con addosso le armi"), arrivò fino ai suoi. Mentre, nel medesimo periodo, il re Porsenna assediava Roma, Muzio Cordo, un uomo straordinario quanto a tenacia, pieno di valore e privo di difetti, si recò al cospetto del Senato chiedendo di entrare nell'accampamento dei nemici, promettendo l'assassinio del re. E così giunse nell'accampamento di Porsenna, e, al posto del re, uccise un funzionario. Dopo che era stato catturato e che era stato condotto presso il re, appoggiò la mano destra sull'altare, e disse: Ho sbagliato: infatti io desideravo uccidere te. Ora la mia mano sconterà la pena. Dopo che il re aveva scansato, per misericordia, la mano del (suo) nemico, lo stesso Muzio dichiarò: Altri trecento cospirano in maniera simile contro di te. Allora il re, spaventato da quella cosa, mise fine alla guerra.
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Dopo che Augusto aveva corretto la forma confusionaria degli spettacoli di giochi, assegnò al senato i primi seggi dell'emiciclo, allontanò i soldati dalla plebe, assegnò ai pedagoghi i seggi vicini ai ragazzi. Concesse alle donne la visione degli spettacoli gladiatorii da un luogo più in alto; alle vergini consacrate alla dea Vesta concesse un luogo privato nel teatro. Dopo aver mandato via dall'Italia Pilade, per via delle battute oscene contro uno spettatore, rivide le prerogative dei buffoni. Augusto guardava gli spettacoli del circo insieme ai figli e agli amici, per fare il tifo per le diverse fazioni, e offrì spesso premi agli atleti. Una volta, mentre guardava gli spettacoli, a causa della rottura di una sedia, Augusto giacque a terra supino.
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Datame, ancore giovane, presso Artaserse, il re dei Persiani, fu nel gruppo dei soldati che proteggevano il re. Il padre di Datame, vigoroso e valoroso, e leale verso il re, aveva governato la Provincia di Cilicia, non tutta, ma unicamente quella parte di fianco alla Cappadocia. Datame dimostrò il proprio valore in occasione della guerra contro i Cadusii. Contemporaneamente, il padre di Datame morì in battaglia; e così, il re Artaserse assegnò proprio a Datame la provincia di suo padre. Costui (Datame), successivamente, si dimostrò di pari valore in una nuova guerra; infatti, insieme all'esercito del re, nel giro di breve tempo mise in fuga i nemici.
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Fetonte, il figlio di Apollo, entrò nel palazzo del padre, e, con parole dolci, commosse l'animo del padre: O padre, io desidero guidare il carro del Sole; se tu sei veramente mio padre, concedi il carro. Apollo rispose così: O mio Fetonte, le difficoltà del tragitto sono grandi, i rischi enormi; tu sei pauroso e ignaro del percorso. Ma le parole del padre non distolsero il fanciullo dal proposito; Fetonte, infatti, salì di nascosto sul carro, tirò le briglie, e scudisciò con forza i cavalli. Allora i cavalli deviarono dal percorso, e si avvicinarono eccessivamente alla Terra. Giove accorse preoccupato, e, per mezzo di un fulmine, uccise il fanciullo. Ma Fetonte, dal cielo, cadde nella pianura presso la foce dell'Eridano.