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Un asino vede una lira a terra, e con lo zoccolo pizzica le corde della lira: le corde restituiscono un suono, e l'asino esclama così: Non conosco la musica, e non sono un musicista. Infatti le preoccupazioni degli asini sono poche: gli asini amano il cibo, e temono il bastone del padrone. Regalerò la lira ad una fanciulla: infatti la musica allieta le fanciulle. La fanciulla apprezza il regalo dell'asino, e sarà sempre riconoscente all'asino. Una volta l'asino era in un pericolo: la fanciulla fornisce aiuto all'asino e restituisce il favore.
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Un cervo, da un bosco, fugge in una fattoria vicina, e si ferma in una stalla di buoi. Un bue dice al cervo: Perché corri verso la morte, sotto il tetto degli uomini? Ma il cervo: Almeno voi abbiate pietà: domani me ne andrò. Di lì a poco, nella stalla entrano molti uomini, ed anche il fattore, e non vedono il cervo. L'animale selvatico rende grazie ai buoi, ma uno risponde: Se verrà il padrone la tua vita si troverà in grande pericolo. Poi il padrone ritorna dalla cena, e si avvicina alla mangiatoia: presto avvista le corna del cervo, e manda a morte l'animale selvatico.
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Anche se l'Ateniese Focione fu spesso a capo di eserciti, e ottenne insigni magistrature, tuttavia, di lui, fu molto più nota l'onesta di condotta, che l'attività di ambito militare. E così la memoria di questa è nulla, mentre di quella (è) grande la fama, e per questa ragione egli fu chiamato con il soprannome "il Probo". Fu infatti sempre povero, sebbene potesse essere ricchissimo per gli onori e le cariche che gli venivano date dal popolo. Poiché Focione respinse i doni che (gli) erano stati offerti dal re Filippo, gli ambasciatori gli dissero così: Pensa ai tuoi figli, ed accetta i doni. A costoro egli rispose: Se i miei figli saranno simili al padre, questo medesimo piccolo podere, che ha fatto arrivare me a questa posizione, manterrà (anche) loro; se invece saranno dissimili, non voglio che, a mie spese, sia alimentato e accresciuto il loro lusso.
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Ritengo che dobbiate considerare accuratamente, o anime mie, che cosa fare. Se rimaniate a Roma, o con me, o in qualche luogo sicuro. Questa è una decisione non soltanto mia, ma anche vostra. Mi vengono in mente queste cose: che a Roma voi potete stare al sicuro grazie a Dolabella, ma, peraltro, mi agita ciò: il fatto che vedo che tutti gli uomini giusti sono assenti da Roma, e che essi hanno con loro le loro donne. Veramente non mi è ancora chiaro quale delle due sia la cosa migliore. Vorrei che disponiate dei corrieri fissi, in maniera che io riceva ogni giorno qualche lettera da voi. Soprattutto, però, fate in modo di star bene.
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Socrate, un uomo di grande cultura, aveva sposato (lett. : "aveva preso in moglie") Santippe, una donna – così la consideravano gli amici e gli allievi del filosofo – litigiosa, intrattabile e scortese. Il filosofo, con grande pazienza, tollerava l'indole intrattabile della moglie e le continue offese, e spesso passeggiava con i propri amici nella piazza. Per questo motivo, Socrate era stato spesso rimproverato dalla propria moglie. Una volta, Socrate non aveva prestato ascolto alle parole e alle offese della moglie, e così Santippe non tenne a freno la collera, e rovesciò un vaso pieno d'acqua sulla testa di Socrate. A questo punto il filosofo disse: Ovviamente dopo fulmini tanto grandi è piovuto. Alcibiade, un allievo di Socrate, aveva visto la stravaganza di Santippe; quindi chiese al proprio maestro: Perché non ripudi tua moglie? Rispose Socrate: Poiché voglio aiuto da lei: infatti, con l'aiuto di mia moglie, mi abituo a sopportare facilmente l'insolenza e le offese di tutti gli altri.
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