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Di certo l'Eridano è di gran lunga il più esteso e il più ampio tra i fiumi Italici. Dopo che è disceso giù dalle Alpi, bianchissimo a causa delle nevi, si riversa, attraverso una pianura molto feconda, nel mare Adriatico. Il percorso dell'Eridano è molto lungo, molto più lungo di quello del Tevere e dell'Arno. Moltissime e vastissime città si trovano sulle sponde dell'Eridano, dove il fiume scorre con corso più quieto e più placido. A proposito delle sue sponde, è narrata una famosissima storia dagli scrittori antichi. Dopo che Fetonte, il figlio di Apollo, si fu accostato troppo alla Terra con il carro del padre, Apollo, affinché Fetonte non bruciasse le coltivazioni rigogliose col calore intensissimo e violentissimo, abbatté il carro. Quando il carro cadde nella bellissima pianura vicino alla foce dell'Eridano, le acque, molto fredde, uccisero il ragazzo. Allora le sorelle dello sventuratissimo Fetonte, dopo aver visto morto il fratello, piansero con volto tristissimo e con lacrime molto amare, e per questa ragione gli dèi le trasformarono in candidi pioppi.
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Bacco era il dio del vino. Gli Italici lo chiamavano anche Libero, perché il vino libera gli animi dalle preoccupazioni. Le cerimonie sacre di Bacco erano sempre allegre, alcune volte (erano) addirittura sfrenate: tra i riti sacri sono conosciute le orge Bacchiche, dove le donne bevevano il vino, impugnavano tamburi e fiaccole, e contemporaneamente danzavano ubriache. E perciò gli antichi Romani, talvolta, avevano in sdegno le cerimonie del dio Bacco. Allora il dio combatteva dure guerre contro gli sciocchi e gli arroganti, che lo temevano, e puniva gli avversari con castighi crudeli. Ma alcuni Romani veneravano il dio in maniera corretta, e, adorni di pampini d'uva, celebravano Bacco con animo lieto.
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Chirone il figlio di Saturno e di Filira, in fatto di giustizia superava non soltanto tutti gli altri centauri, ma anche gli esseri umani. I centauri avevano alta statura di corpo, e ferocia di animo. Chirone, però, (sin) dalla giovinezza, era celebre per la pacatezza, l'assennatezza e la gentilezza. Perciò le poesie dei poeti esaltano Chirone come maestro. Ma Chirone ha una fine della vita sventurata: Ercole, un suo allievo, senza volerlo ferisce con delle frecce il proprio maestro e gli procura una ferita letale. Ma Giove assegna un premio alla pacatezza di Chirone: gli dèi, infatti, collocano Chirone tra le stelle del cielo, ed ora egli risplende, con un nuovo nome, tra le stelle dello Zodiaco, a difesa del benessere degli esseri umani.
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I Galli arrivano in Italia, presso il fiume Allia sconfiggono i Romani, ed immediatamente conquistano Roma. Per questo motivo, i Romani si ritirano sul Campidoglio; i Galli assediano per lungo tempo la cittadella, i Romani resistono impavidi, ma sono privi di armi e di cibarie. A quel punto i Galli smettono l'assedio, ma chiedono una grande quantità d'oro: i Romani mettono l'oro sopra una bilancia, ma Furio Camillo giunge per primo in soccorso di Roma, toglie l'oro dalla bilancia, e, con il dito, indica ai Romani i templi, i figli, la patria, il suolo e grida: I Romani difenderanno Roma per mezzo del ferro e non per mezzo dell'oro! I Romani combattono valorosi e solerti, e allontanano i Galli. Camillo, per mezzo delle sue imprese, dà gloria alla patria, e (si) guadagna una fama eterna.
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Giove, adirato a causa dei misfatti di Tantalo, lo scaccia dall'Olimpo, e lo punisce negli Inferi con un castigo crudele: O Tantalo, tu starai fermo per l'eternità nella palude dello Stige, e sopporterai la fame e la sete: infatti, se avvicinerai la bocca all'acqua, l'acqua immediatamente si ritirerà; di fronte ai tuoi occhi penderanno molti rami con frutti gradevoli, ma, se solleverai le braccia verso di essi, il vento solleverà verso il cielo i rami degli alberi. Inoltre un grande macigno incomberà sempre sulla tua testa. E così, gli dèi infliggono per sempre a Tantalo una tortura crudele.
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