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Dopo che i Greci, nel decimo anno, ebbero espugnato Troia grazie a un tranello, e dopo che ebbero distrutto la città, Enea, il figlio di Anchise e di Venere, caro a molti dèi e dee per via della straordinaria devozione, fuggì con delle navi insieme a un vasto gruppo di Troiani, allo scopo di ricercare delle nuove sedi. Dopo lunghe peregrinazioni attraverso il mare, e molte vicissitudini, il figlio di Anchise (Enea), insieme ai suoi compagni, alla fine giunse sulle coste dell'Italia, e approdò nel territorio Laurentino, dove combatté una guerra con il re Latino. Infatti, all'epoca, controllavano quei luoghi il re Latino e gli Aborigeni. Dopo che fu uscito sconfitto in battaglia, Latino stipulò la pace con Enea, e diede a lui in sposa la figlia Lavinia. A quel punto i Troiani fondarono una città, la quale, dal nome della moglie (la moglie di Enea), venne chiamata "Lavinio".
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Una volta mi trovavo a Milano, nella mia villa. In maniera inaspettata, sopraggiunge là un fanciullo. Ritornava nell'Italia, la sua patria, da Lutezia, ma desiderava affrettarsi verso Brindisi, attraverso Roma e l'Appennino. Passeggiamo per alcune ore nel giardino. Il fanciullo ripeteva: Sono felice, ma desidero affrettarmi ed attraversare le belle città dell'Italia. Da Brindisi, attraverso il mare, andrò rapidamente in Grecia, e giungerò ad Atene, la culla della letteratura. Io alla fine rispondo "Ciao".
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Un poeta visita la grande fattoria di un agricoltore. L'agricoltore ha nelle stalle molte caprette, e pianta ulivi e vigne. Nelle aie ci sono la galline e le colombe. La terra genera le verdure e offre abbondanza di spighe. La vita dell'agricoltore è felice, perché egli può sempre riposarsi all'ombra dei boschi. Al contrario, il poeta trascorre la vita nelle corti dei potenti, piene di discordie e di lusinghe, e il suo animo è sempre pieno d'invidia. L'agricoltore esclama: La mia vita è infelice! Spesso ci sono epidemie che colpiscono le caprette. Spesso la mancanza di acqua (lett. : "di acque") inaridisce la terra. I lavori non producono ricchezza, e la nostra vita è costantemente dedita alla fatica. Migliore è la vita del poeta! Infatti il poeta è sotto la tutela delle Muse, e sempre vive nelle grandi regge, e poi nel banchetto ci sono molti poeti che rallegrano i convitati. Ma il poeta risponde: Questo è vero. Forse il marinaio ha una vita serena. Il saggio contadino risponde: i marinai sono famosi per audacia e abilità. Il commercio procura loro molta ricchezza: ma la loro vita è piena di tribolazioni. Di tanto in tanto le tempeste fracassano le piccole imbarcazioni e i marinai perdono la vita.
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A Trasibulo, a ricompensa dei meriti tanto grandi, venne offerta dal popolo una corona d'onore, che era composta da due ramoscelli di ulivo. Questa, poiché l'aveva procurata l'amore dei cittadini e non la prepotenza, non ricevette alcuna invidia, e fu di grande onore. Giustamente, quindi, quel famoso Pittaco, che è stato considerato nel gruppo dei sette sapienti, poiché gli abitanti di Mitilene volevano dargli in dono molte migliaia di iugeri di terreno, disse: Non mi date, vi prego, ciò che molti invidieranno. Per la qual cosa, di codesti (iugeri), non voglio più di cento iugeri, i quali manifestano sia la mia giustizia d'animo, sia la vostra volontà. Infatti, le piccole donazioni erano considerate durevoli, quelle ricche (erano considerate) non sicure. Dunque, soddisfatto di quella corona, Trasibulo non chiese di più, né ritenne di aver superato qualcuno in prestigio.
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Trimalcione era un liberto, che accrebbe il patrimonio familiare e giunse alla ricchezza. Di tanto in tanto usciva da casa, avanzava sotto lo sguardo di tutti con un abbigliamento sontuoso, e si recava alle terme, dove si cospargeva di unguenti; poi veniva asciugato non con teli di lino, bensì con panni di morbida lana. Tre massaggiatori servivano vino sotto il suo sguardo, una cosa che Trimalcione chiamava "l'invito a bere". Alla fine veniva messo sopra una lettiga, e ritornava a casa, dove preparava uno sfarzoso convito, ed invitava a cena commensali allegri, con i quali intratteneva conversazione. Sopra l'uscio pendeva una gabbia d'oro, ed una gazza, dentro di essa, salutava gli ospiti. Tutta la casa, in tutte le stanze, era sfarzosa e piena di mobili d'oro.