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Antiqui poetae Aeneam, Veneris et Anchisae fiìium, magnis laudibus ob mirant pietatem erga... nomine uxoris Lavinium appellabat.
I poeti antichi celebravano Enea, il figlio di Venere e di Anchise, con grandi elogi, per via della straordinaria devozione verso gli dèi e verso gli uomini. Quando i Greci, per mezzo del tranello del cavallo, espugnano Troia, l'illustre città, Enea fugge dalla patria portando sulle spalle il padre anziano. (Egli) vagabonda lungamente a causa della collera di Giunone, sempre ostile ai Troiani; a quel punto, dopo molte fatiche e (dopo) molti pericoli, arriva a Cartagine, dove, come raccontano i poeti, il condottiero dei Troiani è ospite presso la regina Didone (lett. : "è in ospitalità presso la regina Didone"). Poi si imbarca su una nave, e si dirige in Italia; alla fine, insieme a pochi sopravvissuti, arriva sulle coste del Lazio, dove regnava il re Latino. Per prima cosa, il re dei Latini stipula con i Troiani un patto di futura alleanza, poi concede in matrimonio al condottiero degli stranieri la (propria) figlia Lavinia. Pertanto Latino suscita la collera di Turno, il re dei Rutuli, promesso sposo di Lavinia: allora Turno viene allo scontro con Enea, e muore. E così Enea fondava una città e, dal nome della (propria) moglie, la chiamava "Lavinio".
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Etrusci ab Asia veniebant; iam ante Romam conditam...terras inter et oras Tyrrhenicas... caerimonias et nonnulla instituta tradebant.
Gli Etruschi venivano dall'Asia; essi, già prima della fondazione di Roma, abitavano le terre tra l'Appennino e le coste Tirreniche. Qui ci sono terreni ricchi, e producono grano; gli ulivi verdeggiano, crescono fecondi vigneti, e c'è una grande abbondanza di metalli. Gli abitanti, dunque avevano la ricchezza (divitias) del suolo; d'altra parte gli Etruschi erano anche marinai e praticavano i commerci. Inoltre gli Etruschi costruivano illustri città, abbellite da begli edifici; realizzavano magnifiche tombe: ancora oggi vediamo dipinti nelle tombe banchetti, sacrifici e spettacoli. Gli Etruschi erano in una posizione di grande potenza: dominavano (regere imperio = dominare) molti popoli; erano anche ben organizzati ed eruditi. Nell'antichità gli Etruschi trasmettevano ai Romani molti riti e alcune istituzioni.
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Splendida erat aurea aetas: homines honeste modiceque vivebant deos...
L'età dell'oro era magnifica: gli esseri umani vivevano in maniera decorosa e parsimoniosa, veneravano gli dèi, praticavano la giustizia, mantenevano la parola data. Non esistevano la punizione, né la paura, non esistevano le leggi e neppure i giudici, né le mura delle città, né i confini dei campi, ma tutti erano al sicuro. Né la guerra, né i ladri, né la consapevolezza dei crimini, né il timore della morte spaventavano gli esseri umani. L'agnello dormiva insieme al lupo, la capretta dormiva insieme alla tigre. Persino il clima era sempre stabile e (sempre) mite. La terra era piena di nutrimenti, e, senza essere toccata dal rastrello e dagli aratri, forniva tutte le cose. Soddisfatti di cibi modesti, gli esseri umani raccoglievano frutti e fragole montane, ghiande e more nei roveti ispidi. Dai rami provvisti di fronde pendevano dolci frutti. C'era un'eterna primavera, e gli Zefiri tranquilli, con brezze delicate, accarezzavano i fiori.
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Prima hominum aetas sub Saturni regno est. Saturni aetatem multi …
La prima epoca degli esseri umani ha luogo sotto il regno di Saturno. Molti poeti definiscono "felice" l'età di Saturno: il tempo era piacevole, gli alberi fornivano spontaneamente i frutti, la terra donava i raccolti senza grande fatica, e il genere umano trascorreva la vita senza malattie né dolori. Gli uomini e le donne rispettavano la giustizia senza le leggi; le navi dei nemici ancora non percorrevano il mare violento, e gli abitanti vivevano senza paura sui litorali del mare. Le città non avevano né le mura, né le torri: gli uomini non circondavano le città né con fossati, né con palizzate: i cittadini, infatti, ancora non avevano armi. Gli esseri umani vivevano nella pace e le guerre non spaventavano gli animi dei cittadini.
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Cassiope filiae suae Andromedae formam Nereidibus anteposuit...
Cassiopea giudicò la bellezza della propria figlia Andromeda superiore alle Nereidi. Perciò Nettuno pretese che Andromeda, figlia di Cefeo, venisse offerta in pasto ad una balena. Dopo che fu stata gettata, Perseo, il figlio di Giove e Danae, passò di lì, volando con i talari di Mercurio, e la liberò dal pericolo; e Perseo voleva sposarla; ma il padre Cefeo, insieme ad Agenore, di cui Andromeda era la promessa sposa, volle uccidere di nascosto Perseo. Perseo, venuto a conoscenza del complotto, mostrò loro il capo della Gorgone, e tutti, dalla forma umana, furono trasformati in pietra. Perseo ritornò in patria con Andromeda. Polidette, appena vide che Perseo aveva tanto coraggio, lo temette molto, e decise di ucciderlo con l'inganno; perciò Perseo gli mostrò il capo della Gorgone, e anche lui, dall'apparenza umana, venne trasformato in pietra.
Versione tratta da: Igino