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Ornamenta sunt matronis liberi. Nam apud Pomponium...
Per le matrone i figli sono dei gioielli. Infatti presso Pomponio Rufo (ossia "nell'opera di Pomponio Rufo"), nel libro delle cose fatte e delle cose dette, troviamo (scritto) così: una matrona Campana, ospite nell'atrio di Cornelia, la madre dei Gracchi, mostra i suoi gioielli: gemme, perle, e molte collane d'oro e d'argento. I figli vanno via dalla scuola, e vanno incontro a Cornelia. Cornelia, felice, esclama con grande gioia: I miei gioielli sono i miei figli, non le mie collane!
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Homeri gloria ceterorum poetarum gloriam superabat: antiquitus...
La gloria di Omero superava la gloria di tutti gli altri poeti: anticamente i libri di lui erano la causa della gioia dei fanciulli e delle fanciulle, degli uomini e delle donne, ed anche ora, presso tutte le regioni, sono rinomati e ben noti, non soltanto agli uomini eruditi, ma anche ai fanciulli. Tutti gli uomini danno (nel senso di: "riconoscono, attribuiscono") un grande valore anche ad Eschilo e a Pindaro, ed imparano le loro parole e le trattengono con la memoria. Un tempo, infatti, la fama di Pindaro, amico di molti uomini Siciliani, era illustre non soltanto nella Grecia, ma anche in Italia e in Sicilia, a Roma e a Siracusa. A nessun poeta la Sicilia era tanto gradita e (essa) conserverà sempre il ricordo di lui.
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Iphicrates Atheniensis non solum magnitudine rerum gestarum sed etiam disciplina...
L'Ateniese Ificrate fu insigne non solo per la grandezza delle imprese compiute, ma anche per la disciplina militare. Egli combatté con i Traci, e condusse la cosa positivamente, quindi uccise molti nemici degli Spartani e di nuovo mise in fuga tutte le truppe. Peraltro, apportò molte cose nuove (nel senso di "innovazioni, nuove tecniche") nella pratica militare, mutò le armi della fanteria, e in particolare, introdusse un nuovo genere di corazze; educò gli eserciti alla disciplina militare. In più, (Ificrate) fu un buon cittadino, e mantenne una grande lealtà verso tutti, sia nelle circostanze favorevoli, sia nelle avversità; sia in tempo di pace, sia in tempo di guerra, placò rivalità e odi. Visse sino alla vecchiaia, rispettò sempre le leggi dello Stato, contrastò la debolezza e il lusso eccessivo, curò la devozione e la fedeltà.
Versione tratta da: Cornelio Nepote
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Cum Dareus, Persarum rex, contra Graecos movit, classi...
Quando Dario, il re dei Persiani, mosse contro i Greci, furono al comando della flotta Dati e Artaferne, i quali si avvicinarono all'isola Eubea. In breve tempo i Persiani occuparono Eretria, ed inviarono ostaggi a Dario, in Asia. Quindi giunsero nell'Attica, e schierarono l'esercito sul campo di battaglia presso Maratona. Gli Ateniesi, quando si resero conto del pericolo, chiamarono gli Spartani, dopo che in patria avevano eletto dieci pretori dei soldati, fra i quali c'era Milziade. I pretori avevano un notevole disaccordo: non tutti desideravano difendere le mura della città, ma i più volevano dichiarare battaglia ai Persiani; principalmente Milziade voleva organizzare un accampamento e, con grande coraggio, lottare con i Persiani. Alla fine prevalse l'esortazione di Milziade.
Versione tratta da: Cornelio Nepote
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Caesari omnia uno tempore erant agenda: vexillum proponendum; ab opere...
Cesare doveva fare tutte le cose nello stesso momento: bisognava issare il vessillo; bisognava richiamare i soldati dal lavoro (di fortificazione); bisognava schierare l'esercito; bisognava incitare i soldati; bisognava dare il segnale con la tromba. La scarsità di tempo e l'incalzare dei nemici impediva la gran parte di queste cose. A fronte di queste difficoltà, due cose erano d'aiuto: la perizia e l'esperienza dei soldati. Costoro, per via della vicinanza e della velocità dei nemici, ormai non aspettavano nessun ordine di Cesare, ma disponevano da sé quello che sembrava opportuno fare.