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Thrasybulo, pro tantis meritis, honoris corona a populo data ...
A Trasibulo, a ricompensa dei meriti tanto grandi, venne offerta dal popolo una corona d'onore, che era composta da due ramoscelli di ulivo. Questa, poiché l'aveva procurata l'amore dei cittadini e non la prepotenza, non ricevette alcuna invidia, e fu di grande onore. Giustamente, quindi, quel famoso Pittaco, che è stato considerato nel gruppo dei sette sapienti, poiché gli abitanti di Mitilene volevano dargli in dono molte migliaia di iugeri di terreno, disse: Non mi date, vi prego, ciò che molti invidieranno. Per la qual cosa, di codesti (iugeri), non voglio più di cento iugeri, i quali manifestano sia la mia giustizia d'animo, sia la vostra volontà. Infatti, le piccole donazioni erano considerate durevoli, quelle ricche (erano considerate) non sicure. Dunque, soddisfatto di quella corona, Trasibulo non chiese di più, né ritenne di aver superato qualcuno in prestigio.
Versione tratta da: Cornelio Nepote
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Post multos deinde reges per ordinem successionis regnum ad Astyagen ...
In seguito, dopo numerosi re, attraverso la linea di successione, il regno ricadde su Astiage. Costui, spaventato da una profezia, decise di assassinare il proprio nipote bambino. Il bambino che era nato venne affidato ad Arpagone, amico e partecipe dei segreti del sovrano, affinché fosse ucciso. Egli affidò il fanciullo a un pastore del bestiame regio, che andò rapidamente nel bosco per abbandonare il fanciullo. Casualmente, nel medesimo periodo, era nato un figlio anche allo stesso pastore. Pertanto la moglie di lui pregò con grandissime suppliche che il marito le facesse vedere il nipote del sovrano. Stanco delle preghiere do costei, il pastore ritornò nel bosco, e scoprì, accanto al bambino, una cagna che porgeva le mammelle al piccolino e che lo proteggeva dagli animali selvatici. Spinto dalla compassione, il pastore portò il fanciullo in una stalla. E quando la moglie lo prese in braccio, sul viso di lui comparve un dolce sorriso. Allora la moglie desiderò allevarlo. E così il fanciullo, che era destinato a rubare il regno al nonno, fu educato fra i pastori.
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Angulus est, qui solis lucem continet. Hoc hibernaculum, hoc etiam gymnasium ...
C'è un angolo, che riceve la luce del sole. Questo è l'appartamento invernale, inoltre questo è la palestra dei miei schiavi; là tutti i venti tacciono. All'angolo è annessa una camera da letto, dove io, con piacere, leggo i libri. Infatti, alla sua parete, è stato inserito un ampio armadio, ad immagine di una biblioteca. Di là (c'è) lo spazioso frigidario del bagno, dove ci sono due vasche. A fianco c'è l'ipocausto, e c'è unita una magnifica piscina calda, dalla quale si vede il mare. Poi (ci sono) un magazzino e il granaio, e sotto a questo c'è il salotto, dove i convitati possono percepire con le orecchie l'enorme fragore del mare e il (suo) suono. Per molte e fondate ragioni, amo abitare qui.
Versione tratta da: Plinio il Giovane
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Orpheus clarus poeta est; lyrae sono...
Orfeo è un celebre poeta; per mezzo del suono della lira – dicevano gli antichi – inteneriva le belve, e smuoveva anche le pietre; per mezzo del suono della lira placava anche le impetuose onde del mare. In Tracia, trascorreva una vita felice con la promessa sposa, la bella ninfa Euridice, che amava in maniera straordinaria. Un giorno una vipera morde la promessa sposa e, per mezzo del veleno, la uccide. Orfeo, a causa della grande tristezza, smette di suonare con la lira, vaga per lungo tempo attraverso i boschi, e piange in continuazione. Alla fine scende nel Tartaro, perché desidera ricondurre la promessa sposa presso i vivi. Si avvicina al trono di Proserpina, e suona dolcemente con la lira: le ombre dei defunti accorrono da ogni parte, la creatura prodigiosa Cerbero tace, le torture dei dannati cessano. Plutone e Proserpina, gli dèi degli Inferi, spinti dal suono della lira, esaudiscono le richieste del poeta, ma dicono ad Orfeo: Euridice ritornerà presso i vivi se tu, lungo la strada dagli Inferi alla Terra, non rivolgerai gli occhi verso la tua promessa sposa. Orfeo esulta di gioia, ma, mentre avanza, gira inavvedutamente gli occhi. Euridice scompare immediatamente dagli occhi, e lo sventurato Orfeo perde la promessa sposa per l'eternità.
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Multi cives Romani congerebant divitias aurumque et soli culti ...
Molti cittadini Romani ammassavano ricchezza e oro, e possedevano molti terreni di suolo coltivato. Così, spesso, venivano spaventati dai nemici e turbati dal lavoro continuo. Coloro che avevano lo stretto necessario, invece, conducevano la vita in maniera modesta, ma non erano indigenti: il loro focolare brillava di un fuoco continuo, viti delicate crescevano a tempo opportuno, avevano abbastanza frutti e la primavera offriva sempre cumuli di messi.