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Phaethon, Solis et Clymenes filius, postquam clam patris currum conscenderat …
Fetonte, figlio del Sole e di Climene, dopo essere montato di nascosto sul carro del padre, si trovava molto in alto rispetto alla terra; quindi, a causa della paura, cadde nel fiume Eridano. Per questa ragione, Giove colpì costui con un fulmine, e tutto cominciò a bruciare. Giove, al fine di uccidere tutta la stirpe dei mortali con un pretesto, fece finta di volerlo spegnere; sparse i fiumi da tutte le parti, e tutta la stirpe dei mortali morì, con l'eccezione di Deucalione e Pirra. Invece le sorelle di Fetonte, poiché avevano unito i cavalli contro la volontà del padre, vennero tramutate in pioppi.
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Traianus ceteros imperatores clementia et iustitia anteiit. Olim dum ad …
Traiano, in fatto di clemenza e giustizia, superò tutti gli altri imperatori. Un giorno, mentre si recava ad una guerra, e quando ormai era già montato sul cavallo, una certa vedova, sfinita dagli anni e dai dolori, si gettò ai piedi di lui, e, piangendo, lo pregò di vendicare la morte del figlio. Allora l'imperatore, poiché si affrettava ad uscire da Roma, rispose: Quando sarò ritornato dalla guerra, ti renderò giustizia! Ma la vedova disse: Qualora non sarai ritornato, chi mi renderà giustizia? Rispose Traiano: Se sarò morto in guerra, ti darà soddisfazione il mio successore. Ma quella: Cosa gioverà a te, se qualcun altro avrà agito bene? Tu mi sei debitore, pertanto l'altrui giustizia non ti libererà. Non andare via prima che tu mi abbia reso giustizia! Scosso da queste parole, Traiano scese dal cavallo, e ritornò dentro Roma, ascoltò l'umile vedova, e le rese giustizia.
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Postquam Augustus spectaculorum ludorum confusam formam correxerat …
Dopo che Augusto aveva corretto la forma confusionaria degli spettacoli di giochi, assegnò al senato i primi seggi dell'emiciclo, allontanò i soldati dalla plebe, assegnò ai pedagoghi i seggi vicini ai ragazzi. Concesse alle donne la visione degli spettacoli gladiatorii da un luogo più in alto; alle vergini consacrate alla dea Vesta concesse un luogo privato nel teatro. Dopo aver mandato via dall'Italia Pilade, per via delle battute oscene contro uno spettatore, rivide le prerogative dei buffoni. Augusto guardava gli spettacoli del circo insieme ai figli e agli amici, per fare il tifo per le diverse fazioni, e offrì spesso premi agli atleti. Una volta, mentre guardava gli spettacoli, a causa della rottura di una sedia, Augusto giacque a terra supino.
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Pater nos duos fratres reliquit et tertium Iugurtham beneficiis …
Il padre lasciò noi due fratelli, e per suoi benefici, volle Giugurta, per terzo, unito a noi. Il primo di loro due è stato ucciso, ed io in persona ho evitato a stento le mani sacrileghe del secondo. Che cosa dovrei fare? Oppure dove, sventurato, dovrei dirigermi? Le protezioni della famiglia sono tutte venute meno. Mio padre, com'era inevitabile, ha ceduto alla Natura. A mio fratello un parente ha strappato la vita con un delitto, cosa che egli non ha meritato. Tutti gli altri miei sodali, gli amici, i parenti li ha abbattuti una grande sciagura: una parte, catturati da Giugurta, sono stati messi su una croce, una parte sono stati gettati alle bestie feroci, i pochi ai quali è stata lasciata la vita, imprigionati al buio, trascorrono una vita dura, con afflizione e rimpianto.
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Tibicines, quia censores vetuerunt eos in aede Iovis sumere...
I flautisti, dal momento che i censori vietarono loro di mangiare il cibo nel tempio di Giove, cosa che era stata tramandata dall'antichità, dal momento che sopportavano malvolentieri ciò, se andarono in blocco a Tivoli. E così, a Roma, non c'era nessuno che accompagnasse con la musica i sacrifici. Il carattere sacro di quel problema preoccupò i senatori, i quali inviarono dei portavoce a Tivoli, affinché facessero in modo che quegli uomini fossero restituiti ai Romani. Gli abitanti di Tivoli supplicavano i flautisti di ritornare a Roma; poiché quelli non volevano, in un giorno di festa li invitarono per un banchetto, e, riempitili di vino, di cui quella categoria era decisamente ingorda, li fecero addormentare, e così, dopo che erano stati sopraffatti dal sonno, li gettarono su dei carri, e li trasportarono a Roma. Tutti accorrevano da tutte le parti per vedere i flautisti e chiedevano insistentemente che essi rimanessero a Roma. E così, affinché accompagnassero con la musica le cerimonie religiose, venne restituito loro il diritto di mangiare nel tempio.