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Chabrias periit bello sociali tali modo. Athenienses oppugnabant Chium. Erat …
Cabria morì in questo modo, nella guerra contro gli alleati. Gli Ateniesi attaccavano Chio. Nella flotta Cabria, uomo sobrio, si trovava come privato cittadino, ma in autorevolezza egli superava tutti i magistrati, e i soldati lo consideravano più dei loro condottieri. Questa cosa gli affrettò la morte. Infatti, mentre egli tentava di entrare nel porto, ed ordinava di indirizzare là la nave, trovò la morte. Infatti, dopo che egli fu entrato là con la sua nave, tutte le altre navi non vi entrarono. In questa maniera i nemici lo accerchiarono, e la nave, colpita con un rostro, cominciò ad affondare. Ma Cabria considerò meglio perdere la vita piuttosto che gettare le armi. Tutti gli altri non fecero questo, e giunsero al sicuro. Cabria invece, preferendo una morte dignitosa ad una vita vergognosa, morì tra i dardi dei nemici mentre combatteva.
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Carthaginienses, cum bellum cum Romanis composuissent, Hannibalem, qui …
I Cartaginesi, dopo che ebbero concluso la guerra con i Romani, richiamarono in patria Annibale, che stava a capo dell'esercito, e lo scelsero come re; infatti, così come i Romani ogni anno eleggevano due consoli, così i Cartaginesi eleggevano re. In quella magistratura Annibale si dimostrò di grande diligenza e versò nell'erario molto denaro. Poi, l'anno dopo la pretura, dopo che i Romani ebbero inviato degli ambasciatori nella città di Cartagine, Annibale, prima che il senato dei Cartaginesi li ascoltasse, si imbarcò di nascosto su una nave e si rifugiò in Siria presso il re Antioco. I Cartaginesi, dopo che ebbero saputo queste cose, inviarono due navi a catturarlo, confiscarono i suoi beni, demolirono la sua casa dalle fondamenta e lo giudicarono esiliato.
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Nella nazione Greca vi fu un attore di illustre reputazione, il quale spiccava su tutti gli altri sia in fatto di chiarezza della mimica e della voce, sia in fatto di bellezza: aveva nome Polo, ed egli interpretò le tragedie dei poeti con sapienza e maestria. Quel Polo, a causa della morte, perse un figlio amato in maniera unica.
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Dopo che i Greci, nel decimo anno, ebbero espugnato Troia grazie ad un tranello, e dopo che ebbero distrutto la città, Enea, il figlio di Anchise e di Venere, caro a molti dèi e dee per via della straordinaria devozione, fuggì con delle navi insieme a un vasto gruppo di Troiani, allo scopo di ricercare delle nuove sedi. Dopo lunghe peregrinazioni attraverso il mare, e molte vicissitudini, il figlio di Anchise (Enea), insieme ai suoi compagni, giunse infine sulle coste dell'Italia
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O me perditum, o afflictum! Quid nunc rogem te ut venias, mulierem aegram et corpore …
O me rovinato, o me infelice! Come potrei ora chiederti di venire, donna sofferente sia nel corpo che nell'animo? Dunque dovrei stare senza di te? Farò così: se c'è speranza di un nostro ritorno, rafforzala e favorisci la cosa. Se poi, come io temo, non è possibile, fa' in modo di venire da me, in qualunque modo tu possa. Cosa farà la mia piccola Tullia? Cosa? Cosa farà il mio Cicerone? Costui vorrei proprio che fosse sempre nel mio grembo, e nel mio abbraccio. Ormai non posso scrivere ulteriori cose: il dolore me lo impedisce. Non so che cosa tu abbia fatto: se tu mantenga qualcosa o se, come temo, tu sia stata del tutto spogliata. Ora, me sventurato, quando riceverò una tua lettera? Chi me la porterà? State bene, o mia Terenzia, moglie fedele e buona, e mia cara figliola, e tu, Cicerone, nostra residua speranza.