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Altera manu Orientem, altera Occidentem …
O re, con una delle due mani tocchi l'Oriente e con l'altra l'Occidente: perché, non soddisfatto di queste cose, desideri quelle cose che non hai? È sciocco colui che desidera i frutti di quegli alberi dei quali non ha ponderato l'altezza; e spesso, mentre si dirige verso la cima, egli cade insieme a quegli stessi rami che ha afferrato. Cosa abbiamo noi in comune con te? Non abbiamo toccato la tua terra. Sei un grand'uomo e vigoroso, tuttavia pensa questa cosa: le popolazioni non sopportano un dominatore straniero; per questa ragione, coloro che tu hai sconfitto non saranno per te amici leali e neppure sinceri; infatti, tra gli schiavi e il padrone, non può esistere amicizia.
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Timoleon, iam senex, oculorum lumina sine morbo amisit. Hanc calamitatem …
Timoleonte, ormai vecchio, perse la vista degli occhi senza una malattia. Sopportò questa sventura con animo sereno, e non proferì lamentele, e neppure si allontanò dalle attività private e pubbliche. Egli si recava al teatro nel quale il popolo teneva l'assemblea, trasportato in un carro, a causa della salute compromessa. E i cittadini non attribuivano questa cosa all'arroganza, perché egli non si era mai dimostrato vanaglorioso. Egli, anzi, quando ascoltava le sue lodi, dichiarava: Io rendo grazie agli dèi, perché, senza la volontà degli dèi, gli esseri umani non compiono nulla.
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Cum Phrixus incolumis in Colchidem advenisset, arietem vellere ex auro …
Dopo che Frisso fu arrivato illeso nella Colchide, stabilì di sacrificare l'ariete ricoperto dal vello d'oro. Dopo che ebbe appeso il vello d'oro ad una quercia, in un bosco sacro di Marte, pose ad esso come guardiani dei tori che emettevano fuoco dalle narici, ed un enorme serpente, affinché lo sorvegliasse nel corso dei giorni e nel corso delle notti. Tramandano che a quell'epoca in Tessaglia regnava Pelia. Il fratello di Pelia, Esone, aveva per figlio Giasone, un giovane magnifico quanto a forze del corpo e quanto a grandezza d'animo. A costui, lo zio paterno ordinò di recarsi presso i gli abitanti della Colchide, e rubare il vello d'oro. Questa cosa era ardua e difficile, tuttavia Giasone desiderò portare a compimento l'impresa; e così scelse dei compagni valorosi. Tra questi furono ammessi Ercole, Castore e Polluce, ed Orfeo. Argo, il figlio di Frisso, su consiglio di Minerva, costruì una nave; per questa ragione la nave venne chiamata "Argo", e gli eroi vennero chiamati "gli Argonauti".
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Cum rex Artaxerses, qui implacabile odium in Datamen susceperat, eum insidiis …
Dopo che il re Artaserse, il quale aveva maturato un odio implacabile contro Datame, ebbe tentato di ucciderlo con degli agguati che quello aveva evitato, alcuni avversari rivelarono a Datame un agguato di coloro che erano nella cerchia degli amici. Ma Datame, un uomo astuto e pieno di senno, in un primo momento non credette a quella cosa, tuttavia escogitò questo: scelse un amico, suo somigliante in fatto di corporatura e statura, e gli diede il proprio abito. Quello doveva arrivare là dove Datame stesso si recava. Egli invece, camminava senza alcun timore tra le guardie del corpo, con abito ed equipaggiamento militare. I congiurati, allora, quando la colonna giunse in quel luogo, si scagliarono contro l'amico di Datame. Da Datame, precedentemente, era stato detto ai compagni di fare la medesima cosa che egli stesso faceva. E Datame, quando vide i congiurati, scagliò frecce contro di loro; tutte le guardie del corpo fecero la medesima cosa, cosicché uccisero tutti gli attentatori.
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Titus Aurelius Antoninus tam philosophiae studiosus fuit ut domum Apollonii …
Tito Aurelio Antonino fu appassionato di filosofia al punto da frequentare in maniera assidua la casa del maestro Apollonio, al fine di imparare fino in fondo la filosofia e la letteratura. Rispettava con una devozione così grande i propri maestri, che teneva delle loro raffigurazioni in oro nel Larario, ed onorava le loro tombe per mezzo di vittime e fiori. Quando scoprì di essere stato adottato dall'imperatore Adriano, non fu solamente felice, ma anche spaventato; e poiché gli schiavi gli domandavano perché passasse triste all'adozione imperiale, parlò dei mali del potere. Una massima del filosofo Platone fu costantemente sulla bocca di lui: Le comunità prosperano o quando comandano i filosofi, oppure quando gli imperatori si dedicano alla filosofia. Dunque esercitò il potere nell'amore di tutti, e veniva chiamato ora fratello, ora figlio, ora padre. Nel giorno del regio funerale, risplendé un amore verso di lui tanto grande che tutti dichiaravano che egli era ritornato presso gli dèi.