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Tuttavia Ariovisto, il capo dei Germani, dopo che i Galli erano stati sconfitti, dominava in maniera arrogante e crudele. È noto che Ariovisto era un uomo barbaro, collerico e sfrontato. I Galli dicevano che i suoi ordini non potevano essere sopportati più a lungo. I Galli chiedevano aiuto a Cesare. Infatti temevano che sarebbero andati via dalla patria, e si sarebbero diretti verso un'altra dimora, verso altre sedi, lontane dai Germani. Speravano che Cesare, o per mezzo della potenza dei Romani e dell'esercito, o grazie alla recente vittoria, o col nome del popolo Romano, avrebbe respinto gli attacchi dei Germani ed avrebbe difeso l'intera Gallia dalla prepotenza di Ariovisto.
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Lacedaemonii, cum vidissent Epaminondam, Thebanorum regem, in proelium ruere …
Gli Spartani, dopo che ebbero visto che Epaminonda, il re dei Tebani, crollava durante la battaglia, poiché avevano ritenuto che la sorte di tutta quanta la guerra e la salvezza della patria era riposta nella morte di lui, fecero tutti insieme un assalto contro lui solo, fino a che il re, colpito da lontano da un giavellotto, cadde, dopo che molti, da una parte e dall'altra, erano stati feriti oppure uccisi nella sanguinaria battaglia. L'assalto dei Tebani venne fiaccato, per un po', dalla caduta di lui: ma presto la battaglia venne ripresa più aspra e alla fine i Tebani sconfissero gli Spartani. Ma Epaminonda, dopo che si fu accorto di aver ricevuto una ferita grave, non volle tuttavia estrarre il giavellotto, per non spirare con molto sangue, bensì tenne la lancia conficcata nella ferita, finché non gli venne riferito che i Tebani avevano vinto. Dopo che ebbe udito ciò, disse: Ho vissuto abbastanza. E dopo che ebbe estratto il giavellotto dalla ferita, giacque morto nel proprio sangue.
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In hac parte operis mei licet mihi praefari, quod in principio summae totius professi …
In questa parte della mia opera, mi è lecito premettere, ciò che all'inizio dell'intera narrazione la maggior parte degli storici è solita dichiarare, che io tratterò della guerra più memorabile di tutte quelle che siano mai state combattute, che, sotto il comando di Annibale, i Cartaginesi combatterono con il popolo Romano. Contesero con odi anche quasi più grandi delle forze, i Romani indignandosi poiché i vinti portavano le armi contro i vincitori senza essere stati provocati, e indignandosi i Cartaginesi poiché pensavano che sui vinti fosse stato esercitato un dominio superbo ed esoso. Inoltre è noto che Annibale, di appena nove anni, mentre faceva puerilmente una carezza al padre Amilcare affinché fosse condotto nella Spagna, accostato agli altari sia stato indotto a giurare che sarebbe stato nemico del popolo Romano.
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Orestes Agamemnonis et Clytaemnestrae filius, postquam …
Oreste, il figlio di Agamennone e Clitemnestra, dopo che fu giunto all'età giovanile, desiderava vendicare la morte del proprio padre; e così, insieme all'amico Pilade, escogitò un piano. Oreste si travestì, e si recò a Micene presso la madre Clitemnestra, e riferì che Oreste, che Egisto desiderava uccidere, era morto. Non molto tempo dopo, si recò presso Clitemnestra Pilade, portò con sé un'urna, e disse che nell'urna erano state riposte le ossa di Oreste; Egisto, lieto, accolse costoro come ospiti. Oreste, insieme a Pilade, durante la notte uccise la madre Clitemnestra ed Egisto. Quando Tindaro, il padre di Clitemnestra, accusò Oreste, Oreste fuggì, ma successivamente le Furie della madre gli diedero la caccia.
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Post Lucium Verum Marcus Antoninus solus rem publicam tenuit …
Dopo Lucio Vero, governò lo Stato, da solo, M. Antonino, un uomo facilmente meritevole di lode. Antonino apprese la filosofia grazie ad Apollonio di Calcedonia, la conoscenza della letteratura Greca grazie a Sesto di Cheronea, un nipote di Plutarco. Inoltre sappiamo che Frontone, un insigne oratore, gli insegnò la letteratura Latina. Risulta che amministrò le province con grande benevolenza e temperanza. Combattendo contro i Germani, questo imperatore condusse l'impresa con successo; egli combatté di persona un'unica guerra, contro i Marcomanni: gli storici, però, dichiarano che questa guerra fu, senza dubbio alcuno, memorabile. Tramandano che sotto M. Antonino ci fu un'epidemia; e dicono che, dopo la vittoria sui Persiani, a Roma e per l'Italia e per le province, a causa della malattia, vennero a mancare una grande parte degli uomini, e pressappoco tutti i soldati.