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Trimalchio libertus erat, qui rem familiarem auxit et in …
Trimalcione era un liberto, che accrebbe il patrimonio familiare e giunse alla ricchezza. Di tanto in tanto usciva da casa, avanzava sotto lo sguardo di tutti con un abbigliamento sontuoso, e si recava alle terme, dove si cospargeva di unguenti; poi veniva asciugato non con teli di lino, bensì con panni di morbida lana. Tre massaggiatori servivano vino sotto il suo sguardo, una cosa che Trimalcione chiamava "l'invito a bere". Alla fine veniva messo sopra una lettiga, e ritornava a casa, dove preparava uno sfarzoso convito, ed invitava a cena commensali allegri, con i quali intratteneva conversazione. Sopra l'uscio pendeva una gabbia d'oro, ed una gazza, dentro di essa, salutava gli ospiti. Tutta la casa, in tutte le stanze, era sfarzosa e piena di mobili d'oro.
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Quoniam rex Artaxerxes Epaminondae Thebani abstinentiam …
Poiché il re Artaserse voleva mettere alla prova l'integrità del Tebano Epaminonda, inviò a Tebe Diomedonte, con un grosso carico d'oro, e tentò di corromperlo con il denaro. Ma Epaminonda, che aveva appreso la ragione della venuta di costui, gli disse: O Diomedonte, non mi considerare tuo simile; perciò porta via codesto denaro che hai portato con te; infatti, se il re vuole quelle cose che sono vantaggiose per i Tebani, sono pronto a farle senza un compenso; se, invece, vuole le cose contrarie, il re, d'oro e d'argento, non ne ha a sufficienza. Infatti, contro la mia patria, io non voglio accettare la ricchezza di tutto il mondo.
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Quotiescumque ego, iudices, Archiam carmina...
O giudici, tutte le volte che io ho ascoltato Archia mentre recitava delle poesie, sono stato colto da grande ammirazione, e allietato da un piacere dolce, ed ho sempre considerato degno di grandi elogi il nome del poeta. Dunque non dovrei amare, non dovrei difendere con ogni argomento questo Archia? O giudici, possa dunque essere sacro, presso di voi, uomini illustri, questo nome di poeta, che mai nessuna barbarie ha violato! I macigni e i deserti rispondono alla voce di lui, spesso le bestie feroci vengono domate dal canto e si arrestano; e noi non dovremmo essere commossi dalla voce dei poeti?
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Aquila quondam vulpinos catulos sustulit et in nido posuit suis pullis ut …
Un giorno, un'aquila portò via dei cuccioli di volpe, e li posò nel nido, per i propri piccoli, affinché essi mangiassero del cibo. La volpe, dopo essere arrivata al nido dell'aquila, cominciò a pregarla. Infatti la volpe si era recata in quel luogo affinché l'aquila spietata non arrecasse a lei sventurata un lutto tanto grande. L'aquila disdegnò la volpe, perché, in quel luogo in particolare, si sentiva al sicuro. Ma la volpe sottrasse una fiaccola ardente da un altare, circondò tutto l'albero con le fiamme, perché desiderava uccidere nel medesimo tempo i cuccioli di volpe, e i piccoli d'uccello. L'aquila, allo scopo di strappare i suoi al pericolo della morte, restituì supplichevole i figli illesi alla volpe.
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Nocturnus fur panem iecit cani, sperans animal obiectum cibum capturum …
Un ladro della notte lanciò a un cane un pezzo di pane, sperando che l'animale avrebbe preso il cibo gettatogli davanti. Il ladro si augurava che il cane non abbaiasse. Ascolta – disse il cane – tu vuoi bloccare la mia lingua, affinché io non abbai in difesa del patrimonio del padrone? Ti sbagli di grosso. Infatti, codesta gentilezza, improvvisa e inattesa, mi impone di stare in guardia, affinché tu non realizzi un guadagno per colpa mia.