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Romani minus docti quam Graeci fuerunt, sed magis strenui in proeliis et graviores …
I Romani furono meno dotti dei Greci, ma più prodi nei combattimenti, e più rigorosi nei costumi. Infatti, i Romani giudicavano la disciplina militare e il diritto più confacenti agli uomini rispetto alle arti liberali. Sebbene i Greci fossero più colti dei Romani, anche gli abitanti dell'Italia praticavano appassionatamente le occupazioni della letteratura. In tempi antichi i commensali, nei conviti, cantavano le gesta di celebri eroi: i Romani, difatti, giudicavano i canti conviviali appropriati alle virtù, sebbene, presso i nostri antenati, i militari fossero più illustri dei poeti.
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Cum Mars, omnium deorum fortissimus, pugnaret apud Troiam pro Troianis …
Mentre Marte, il più vigoroso di tutti gli dèi, a Troia lottava contro i Greci a vantaggio dei Troiani, Diomede, un eroe molto coraggioso, lanciò un giavellotto contro il dio, ferendolo in modo grave. Immediatamente il dio della guerra ritornò sull'Olimpo, la nobilissima dimora degli dèi, e disse a Giove, il potentissimo padre degli dèi: Ohimé! Minerva ferì il dio della guerra per mano di Diomede! Il padre replicò: Non di Minerva, la mia carissima figlia, è la colpa, ma tua, poiché di frequente compi stragi davvero atroci: pertanto devi dolerti! Ad ogni modo, ora convocherò Macaone, espertissimo medico, il quale, per mezzo della mirabile arte della medicina, in brevissimo tempo risanerà la tua ferita.
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Fuit olim homo pauperrimus qui, senectute et morbo defatigatus, in humillima …
Ci fu, un tempo, un uomo molto povero, il quale, stremato dalla vecchiaia e da una malattia, viveva da solo in una casa molto umile, senza moglie, né figli, indossava abiti pessimi, mangiava cibi molto comuni, e non aveva nessuna speranza di una sorte migliore. Tagliava la legna nel bosco tutto il giorno, e di sera portava alla misera capanna il fascio dei pezzi di legna. Un giorno, spossato dal cammino e dalla fatica pesantissima, appoggiò a terra il carico e sedé sui pezzi di legna. Guardò le bellissime ville dei ricchi, e si lamentò: Tutti gli altri uomini vivono una vita molto più felice; nessuna condizione è più dura della mia. Quindi invocò la morte. La morte accorse con la propria falce e disse al vecchio: O amico, che cosa desideri? A quel punto il vecchio, spaventato dall'aspetto della morte, rispose così: Offrimi aiuto: metti di nuovo sopra le mie spalle il fascio di pezzi di legna. Agli esseri umani davvero nessun bene è più caro della vita.
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Dies est praesentia solis supra terras, sicut nox sol sub terris est …
Il giorno consiste nella presenza del sole al di sopra del mondo, allo stesso modo in cui la notte è il sole al di sotto del mondo. Il giorno è di ventiquattr'ore. Oltre a ciò, ci sono due fasi del giorno, la diurna e la notturna, la durata delle quali è di dodici ore. Per gli Egizi il giorno ha inizio dal calare del sole; per i Persiani dal sorgere del sole; per gli Ateniesi dalla sesta ora della giornata; per i Romani da mezzanotte.
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Milia civium Romanorum sub sacramento meo fuerunt circiter quingenta. Ex quibus ...
All'incirca cinquecentomila cittadini Romani mi prestarono giuramento militare. Di questi, molto più di trecentomila li inviai nelle colonie o li rimandai nei loro municipi, e assegnai a ognuno di loro poderi o denaro come compensi per il servizio. Ho catturato seicento navi senza contare quelle più piccole delle triremi, se ce ne furono. Ho ottenuto per due volte il trionfo con l'onore dell'ovazione, ho condotto tre trionfi sul cocchio, e sono stato dichiarato per ventuno volte "generale vittorioso". A motivo delle mie imprese, felicemente compiute in terra e in mare, per cinquanta volte il senato decretò che si dovessero rivolgere agli dei immortali pubbliche preghiere di ringraziamento. Poi pregarono, per deliberazione del Senato, per ottocentonovanta giorni. Durante i miei trionfi, ci furono nove re e figli di re davanti al mio carro. Quando scrivevo queste cose ero stato console per tredici volte e sono stato capo del senato per quarant'anni.