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καὶ οὐ γράφει μὲν ταῦτα, τοῖς δ' ἔργοις οὐ ποιεῖ, ... προσέρχεται, οὐδεὶς ἀγνοεῖ
E non scrive queste cose ma non fa fatti, ma va contro l'Ellesponto, prima arrivava ad Ambracia, nel Peloponneso insidiò una città Elide di tanta importanza, prima era a Megara; né la Grecia né la terra dei barbari può contenere l'ambizione di quest'uomo (traduzione sul vocabolario alla voce χωρέω). Tutti quanti i Greci vedendo queste cose e ascoltandole non mandiamo ambasciatori gli uni dagli altri e non ci indignamo (καί ἀγανακτέω) su queste cose/fatti ma siamo tanto disposti male e tanto stiamo rinchiusi nelle città ( διορωρύγμεθα κατὰ πόλεις stiamo rinchiusi nelle città frase fatta sul vocabolario alla voce διορύσσω) che fino ad oggi non abbiamo bisogno di fare nessuna delle cose utili né nessuna di quelle necessarie, né di (frase tradotta sul vocabolario βοηθείας καὶ φιλίας ... ποιήσασθαι=) unirsi in amicizia a scopo di difesa, ma permettiamo che quest'uomo che diventa (sempre) più grande, guadagni il tempo che affonda un altro, avendo ciascuno (ἐγνωκώς γιγνώσκω part perf) stabilito (come mi sembra) che in qualsiasi modo la potenza dei protettori dei greci (=τὰ τῶν Ἑλλήνων la potenza dei Greci – sul vocabolario) non sarà salvata in qualsiasi modo nemmeno occupandosene, poiché nessuno (ἀγνοέω) ignora che proprio come ( ὥσπερ γε) una febbre periodica o un attacco di febbre o qualche altro male, egli si avvicina subito a chi (a quello che) sembra del tutto distante.
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Τὸ μὲν οὖν, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, τὴν Φιλίππου ῥώμην διεξιέναι... (Demostene, Olintiaca seconda)
O Ateniesi non credo (ἡγοῦμαι verbo contratto indic pres 1a sing) (ἔχω con avv = essere) sia un bene ( διεξιέναι pres inf att διέξειμι) spiegare la potenza di Filippo e attraverso questi discorsi esortarvi a fare ciò che si deve [fare]. Per quale motivo? Perchè qualcuno potrebbe dire qualsiasi cosa a favore di queste cose, per quello sarebbe un motivo di onore ma per noi (πεπρᾶχθαι πράσσω inf perfetto) non avrebbero successo (= καλῶς πράσσειν avere successi). Infatti quanto più (πεποίηκε perf ind 3a sing ποιέω ) egli ha compiuto oltre il suo merito, tanto è considerato presso ciascuno più ammirevole; invece tanto avete accettato le circostanze peggio di quanto conviene quanto maggior disonore dovete pagare. Lascerò da parte dunque queste cose. E infatti se qualcuno o Ateniesi, considerasse secondo verità, vedrebbe che lui da questa circostanza è diventato grande non per sè stesso.
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ὃ καὶ μέγιστόν ἐστι καθ' ὑμῶν ἐγκώμιον, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι·...εἰ δ' ἐκείνοις προσθεῖτο, συνεργοὺς ἕξειν τῆς αὑτοῦ πλεονεξίας.
E' infatti il più grande elogio per voi (καθ᾽ ὑμῶν), o Ateniesi κέκρισθε (κρίνω perf ind mp 2a pl): infatti da queste azioni siete stati giudicati i soli fra tutti che per nulla mai tradirebbero la comune giustizia (τὰ δίκαια) dei Greci, [i soli che] darebbero la loro fedeltà alla causa dei Greci in cambio di nessun/alcun vantaggio. Ed è giusto che questo si sia pensato di voi e tutto l'opposto di Argivi e Tebani, non solo in considerazione delle ultime vicende politiche ma anche considerando il passato. Io Trova e ascolta i nostri antenati, io credo, essendo per loro possibile governare sui restanti Greci così come obbedire a un re, non solo non tollerando (ἀνέχω) questo discorso, quando (ἡνίκα) giunse Alessandro, l'antenato di costoro, messaggero riguardo queste cose, ma avendo scelto sia di (aor inf πάσχω) abbandonare la (loro) terra e di subire qualunque cosa e dopo queste cose avendo fatto quelle cose che tutti sempre desiderano narrare, ma che nessuno è mai stato in grado ( piucc δύναμαι) di raccontare, per questo motivo anch'io giustamente [le] ometterò. ( infatti le imprese di quelli sono troppo grandi per riferirle con un discorso). Sa che gli antenati dei Tebani e degli Argivi invece non essendosi opposti (part aor mp ἐναντιόομαι) fecero una spedizione militare con il barbaro. Sa dunque che entrambi non si preoccuperanno degli interessi comuni ai Greci poiché hanno preferito il personale guadagno. Riteneva dunque che se avesse persuaso (αἱρέω) voi, vi avrebbe preso come amici per i giusti ma se fosse corso da loro li avrebbe avuti complici della sua bramosia di potere.
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Οἱ δὲ λῃσταὶ τὴν Ἀνθίαν εἰς Ἀλεξάνδρειαν παρέδωκαν ἐμπόροις πολὺ λαβόντες ἀργύριον· οἱ δὲ ἔτρεφόν τε αὐτὴν πολυτελῶς καὶ τὸ σῶμα ἐθεράπευον, ζητοῦντες ἀεὶ τὸν ὠνησόμενον κατ' ἀξίαν. Ἔρχεται δή τις εἰς Ἀλεξάνδρειαν ἐκ τῆς Ἰνδικῆς τῶν ἐκεῖ βασιλέων κατὰ θέαν τῆς πόλεως καὶ κατὰ χρείαν ἐμπορίας, Ψάμμις τὸ ὄνομα. Οὗτος ὁ Ψάμμις ὁρᾷ τὴν Ἀνθίαν παρὰ τοῖς ἐμπόροις καὶ ἰδὼν ἁλίσκεται καὶ ἀργύριον δίδωσι τοῖς ἐμπόροις πολὺ καὶ λαμβάνει θεράπαιναν αὐτήν. Ὠνησάμενος δὲ ἄνθρωπος βάρβαρος καὶ εὐθὺς ἐπιχειρεῖ βιάζεσθαι καὶ χρῆσθαι πρὸς συνουσίαν· οὐ θέλουσα δὲ τὰ μὲν πρῶτα ἀντέλεγε, τελευταῖον δὲ σκήπτεται πρὸς τὸν Ψάμμιν (δεισιδαίμονες δὲ φύσει βάρβαροι) ὅτι αὐτὴν ὁ πατὴρ γεννωμένην ἀναθείη τῇ Ἴσιδι μέχρις ὥρας γάμων καὶ ἔλεγεν ἔτι τὸν χρόνον ἐνιαυτοῦ τεθεῖσθαι. "Ἢν οὖν" φησὶν "ἐξυβρίσῃς εἰς τὴν ἱερὰν τῆς θεοῦ, μηνίσει μὲν ἐκείνη, χαλεπὴ δὲ ἡ τιμωρία." Πείθεται Ψάμμις καὶ τὴν θεὸν προσεκύνει καὶ Ἀνθίας ἀπέχεται. ( Versione Senofonte Efesio)
Ad Alessandria, i predoni consegnarono (παρέδωκαν aor 3a pl παραδίδωμι) Anzia a dei mercanti prendendo molto denaro; ma questi la nutrivano (imperf τρέφω) sfarzosamente e rispettavano (iperf θεραπευω) il [suo] corpo, cercando sempre chi la comprasse secondo il valore. Arriva ad Alessandria uno dall'India uno fra I re di laggiù, di nome Psammi, per vedere la città e per esercitare il commercio. Lo stesso Psammi vede Anzia presso i mercanti e, vedendola, viene sopraffatto (ἁλίσκομαι), offre molto denaro ai mercanti e la la porta via con lui come schiava. Dopo averla comprata (ὠνησάμενος part aor ὠνέομαι l'uomo barbaro tentò subito di violentarla e di avere rapporti sessuali [con lei]; poiché costei non voleva, in un primo momento si opponeva e infine obiettava che (i barbari sono superstiziosi per natura) quando era nata il [suo] padre l'avrebbe [ἀναθείη— ἀνατίθημι ott) consacrata a Iside finché non fosse stata in età delle nozze e diceva che mancava ancora un anno. "Qualora quindi" dice " tu violi la donna sacra della divinità, quella sarà sdegnata ( μηνίσε futuro di μηνίω) e la punizione sarà dura". Psammi si lascia convincere, obbediva alla dea e lascia in pace Anzia.
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Rem atrocem nec tantum epistula dignam Larcius Macedo vir praetorius ...ut occisi solent.
Larcio Macedone uomo pretorio sopportò dai suoi schiavi una cosa atroce non tanto degna di una lettera, per altro un padrone superbo e crudele, e che si ricordò poco, anzi moltissimo, che suo padre era stato schiavo (prop. Infinitiva servisse patrem suum parum retta da meminisset), Si lavava nella villa di Formia. Improvvisamente i servi lo circondarono. Uno lo prende per la gola, un altro gli colpisce il viso, un altro il petto ed il ventre, e ancora - orribile a dirsi gli pesta le parti vergognose (intime); e ritenendolo esanime, lo gettano nel pavimento infuocato per sperimentare se fosse vivo. Quello o perché non sentiva o perché faceva finta di non sentire immobile e e steso a terra mantenne la fiducia di una morte compiuta. Allora appunto fu portato fuori per così dire sciolto dal calore; lo accolgono i servi più fedeli, le concubine accorrono con grida e clamore. Così sollecitato dalle voci e rianimato dalla frescura del luogo sollevati gli occhi e agitato il corpo era ormai sicuro attesta di vivere. I servi fuggono; fu catturata gran parte di questi, vengono ricercati tutti gli altri. Questo stesso in pochi giorni dopo che fu ristorato a stento morì non senza il piacere della vendetta vendicato vivo così, come sono abituati gli uccisi.
Versione tratta da Plinio il Giovane, Epistulae