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Ειποντος δε τινος ως ανηρ πολις ουκ ορθως διδασκοι τους εχοντας εγκαταλιπειν και προεσθαι τας πατριδας, ο Θεμιστοκλης επιστρεψαν τον λογον·... κεκτημενους ης απεβαλον. (Plutarco)
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Τοισι μεν νυν Ελλησι καλα εγινετο τα ιρα αμυνομενοισι, διαβασι δε τον Ασωπον και μαχης αρχουσι ου·... απεταμε τον ταρσον εωυτου.
Gli auspici furono propizi ai Greci che combattevano ma non quando attraversavano l'Esopo e iniziavano la batttaglia. A Mardodio, che desiderava iniziare la battaglia, gli auspici non furono favorevoli ma mentre egli combatteva furono propizi anche a questo. Anche lui infatti (dat pl ἱροῖσι ἱερός) chiedeva oracoli con i sacrifici (imp. med. χράω) avendo (con sè) l'indovino Egesistrato, uomo Eleo che era (ἐόντα part acc εἰμί) anche il più illustre fra i Telliadi ma che prima di queste cose gli Spartiati catturarono e condannarono (ἔδησαν, aoristo 3a pl δέω) a morte poiché da lui avevano ricevuto (πεπονθότες part pl perf att masc πάσχω) molte cose spiacevoli. Stando egli in quella colpa, correndo il rischio di vita subendo prima della morte molte sventure fece (ἐργάζομαι) una grande impresa. Infatti quando era stato imprigionato ad un ceppo cerchiato di ferro (questa frase la trovi sul vocabolario alla voce σῐδηρόδετος -ον ) conquistò uno strumento di ferro (ἐσενειχθέντος, part aoristo εἰσφέρω) che era stato portato vicino (a lui) e subito (ἐμηχανᾶτο imperf mediop di μηχανάομαι) meditava un'azione, la più coraggiosa di tutte fra quelle che noi abbiamo (mai) visto: calcolando (σταθμάω, σταθμησάμενος part sg aor mp) infatti come [fare] per liberare (ἐξελεύσεταί ἐξέρχομαι futuro 3a sing) il resto del piede (ἀποτέμνω), amputò il suo stesso piede.
(By Anna Maria Di Leo)
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θάλαμός ἐστι περικαλλὴς καὶ κλίνη νυμφική, καὶ ἡ Ῥωξάνη κάθηται πάγκαλόν τι χρῆμα παρθένου ἐς γῆν ὁρῶσα, αἰδουμένη ἑστῶτα τὸν Ἀλέξανδρον. Ἔρωτες δέ τινες μειδιῶντες· ὁ μὲν κατόπιν ἐφεστὼς ἀπάγει τῆς κεφαλῆς τὴν καλύπτραν καὶ δείκνυσι τῷ νυμφίῳ τὴν Ῥωξάνην, ὁ δέ τις μάλα δουλικῶς ἀφαιρεῖ τὸ σανδάλιον ἐκ τοῦ ποδὸς ὡς κατακλίνοιτο ἤδη, ἄλλος τῆς χλανίδος τοῦ Ἀλεξάνδρου ἐπειλημμένος, Ἔρως καὶ οὗτος, ἕλκει αὐτὸν πρὸς τὴν Ῥωξάνην πάνυ βιαίως ἐπισπώμενος. ὁ βασιλεὺς δὲ αὐτὸς μὲν στέφανόν τινα ὀρέγει τῇ παιδί, πάροχος δὲ καὶ νυμφαγωγὸς Ἡφαιστίων συμπάρεστι δᾷδα καιομένην ἔχων, μειρακίῳ πάνυ ὡραίῳ ἐπερειδόμενος ‑ Ὑμέναιος οἶμαί ἐστιν (οὐ γὰρ ἐπεγέγραπτο τοὔνομα). ἑτέρωθι δὲ τῆς εἰκόνος ἄλλοι Ἔρωτες παίζουσιν ἐν τοῖς ὅπλοις τοῦ Ἀλεξάνδρου, δύο μὲν τὴν λόγχην αὐτοῦ φέροντες, μιμούμενοι τοὺς ἀχθοφόρους ὁπότε δοκὸν φέροντες βαροῖντο· ἄλλοι δὲ δύο ἕνα τινὰ ἐπὶ τῆς ἀσπίδος κατακείμενον, βασιλέα δῆθεν καὶ αὐτόν, σύρουσιν τῶν ὀχάνων τῆς ἀσπίδος ἐπειλημμένοι· εἷς δὲ δὴ ἐς τὸν θώρακα ἐσελθὼν ὕπτιον κείμενον λοχῶντι ἔοικεν, ὡς φοβήσειεν αὐτούς, ὁπότε κατ' αὐτὸν γένοιντο σύροντες.
Magnifico è il talamo ed il letto nunziale e Rossane, una certa bellissima ricchezza di fanciulla, sta seduta guardando a terra, che prova vergona e pudica di fronte ad Alessandro, che sta dritto. Da una parte alcuni Eros (Amorini), che ridono dolcemente (μειδιάω), dall'altro uno mentre sta dietro scosta il velo dalla testadi Rossane e la mostra allo sposo, un altro molto in modo servile le toglie un calzare dal piede, perché possa già mettersi a letto, tirandolo con molta forza, mentre il re stesso porge una corona alla fanciulla ed Efestione, pronubo e paraninfo, è lì accanto con una fiaccola accesa, appoggiato a un bellissimo giovinetto, è Imeneo penso (il nome non c'era scritto). Dal lato opposto del quadro altri Amorini giocano con le armi di Alessandro, due portando la sua lancia imitando coloro che portano carichi, quando sono piegati dal peso della trave che portano; altri due trascinano un terzo, re evidentemente anche lui, sdraiato sullo scudo, afferrandolo per le maniglie; un altro infine, entrato nella corazza, che era a terra rovesciata, sembra stare in agguato, per spaventare i due, quando trascinandola siano arrivati alla sua altezza. E questo non è un inutile gioco, nel quale Aezione si sia vanamente sprecato, ma palesa l'amore di Alessandro per la guerra e che questi era innamorato di Rossane e nello stesso tempo non dimenticava le armi. A parte che si vede chiaramente che il dipinto aveva anche altrimenti nella realtà un significato matrimoniale, se procurò ad Aezione la mano della figlia di Prossenide; e se ne andò dopo aver contratto le nozze egli stesso, in aggiunta a quelle di Alessandro e con il re come paraninfo, ricevuto come prezzo del matrimonio effigiato un matrimonio vero.
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Εννοιεν συνεχως ποσοι ιατροι αποτεθνηκασι, πολλακις τας οφρυς υπερ των αρρωστων συσπασαντες·... τω φυσαντι δενδρω. (Versione di greco tratta da Marco Aurelio - Pensieri)
Quanti medici sono morti (ἀποθνῄσκω) nel riflettere (ἐννοέω), spesso corrugando le sopracciglia sui malati (atto umano che indica una riflessione profonda); tanti matematici, dichiarando apertamente (προλέγω) le morti degli altri come cosa grande; quanti filosofi discutendo innumerevoli (μυρίος - α - ον) cose intorno alla morte o all'immortalità; quanti notabili (ἀριστεύς), condannando molti a morte; quanti tiranni, che si servirono per uccidere con terribile arroganza con abuso di potere sulle anime; tante intere città, come già dissi, furono sterminate, Elice e Pompei ed Ercolano ed altre innumerevoli, tutte in breve tempo. Infatti il mondo, riconobbe (καθοράω) sempre le cose umane come effimere e di poco pregio e ieri una pianticella, domani cenere. Dunque passò questo brevissimo (di) tempo favorevole e propizio secondo natura come se (ὡς ἄν) un'oliva spuntata cadesse, esaltando (ὐφημεῶ) la terra e la grazia all'albero che la genera.
(By Geppetto)
ULTERIORE PROPOSTA DI TRADUZIONE
Quanti medici sono morti, spesso contraendo le sopracciglia per i malati; quanti matematici, avendo predetto la morte di altri come una grande cosa; quanti filosofi, avendo discusso infinitamente sulla morte o sull'immortalità; quanti eroi, avendo ucciso molti; quanti tiranni, avendo abusato del potere sulle vite con terribile arroganza come se fossero immortali; quante città intere, per così dire, sono morte, come Elice e Pompei ed Ercolano e altre innumerevoli. Pensa anche a quanti conosci, uno dopo l'altro: uno ha seppellito questo e poi è morto, un altro quello, tutto in breve tempo. Infatti, nel complesso, considera sempre le cose umane come effimere e di poco valore: ieri un po' di muco, domani una mummia o cenere. Passa dunque questo breve momento del tempo secondo natura e sciogliti serenamente, come un'oliva matura che cade, benedicendo la terra che l'ha portata e rendendo grazie all'albero che l'ha generata.
(By Starinthesky)
ANALISI GRAMMATICALE
Verbi
Ἐννοεῖν - presente infinitivo attivo (ἐννοέω).
ἐννοέω - impf. ἐννόουν, ft. ἐννοήσω, aor. ἐννόησα, pf. ἐννοήκα, ppf. ἐνενοήκειν
ἀποτεθνήκασι - 3a persona plurale perfetto indicativo attivo (ἀποθνῄσκω).
ἀποθνῄσκω - impf. ἀπέθνῃσκον, ft. ἀποθανοῦμαι, aor. ἀπέθανον, pf. ἀποτέθνηκα, ppf. ἀπετεθνήκειν
συσπάσαντες - participio aoristo attivo nominativo maschile plurale (συσπῶ).
συσπῶ - impf. συνέσπων, ft. συσπήσω, aor. συνέσπασα, pf. συνέσπακα, ppf. συνεσπάκειν
προειπόντες - participio aoristo attivo nominativo maschile plurale (προλέγω).
προλέγω - impf. προέλεγον, ft. προερῶ, aor. προεῖπον, pf. προείρηκα, ppf. προειρήκειν
διατεινάμενοι - participio aoristo medio nominativo maschile plurale (διατείνω).
διατείνω - impf. διέτεινον, ft. διατενῶ, aor. διέτεινα, pf. διέτακα, ppf. διετάκειν
ἀποκτείναντες - participio aoristo attivo nominativo maschile plurale (ἀποκτείνω).
ἀποκτείνω - impf. ἀπέκτεινον, ft. ἀποκτενῶ, aor. ἀπέκτεινα, pf. ἀπέκτονα, ppf. ἀπεκτόνειν
κεχρημένοι - participio perfetto medio-passivo nominativo maschile plurale (χράομαι).
χράομαι - impf. ἐχρησάμην, ft. χρήσομαι, aor. ἐχρησάμην, pf. κέχρημαι, ppf. ἐκεχρήμην
τεθνήκασιν - 3a persona plurale perfetto indicativo attivo (θνῄσκω).
θνῄσκω - impf. ἔθνῃσκον, ft. θανοῦμαι, aor. ἔθανον, pf. τέθνηκα, ppf. ἐτεθνήκειν
οἶδας - 2a persona singolare perfetto indicativo attivo (οἶδα).
οἶδα - impf. ᾔδη, ft. εἴσομαι, aor. ἔγνων, pf. οἶδα, ppf. ᾔδειν
κηδεύσας - participio aoristo attivo nominativo maschile singolare (κηδεύω).
κηδεύω - impf. ἐκήδευον, ft. κηδεύσω, aor. ἐκήδευσα, pf. κεκήδευκα, ppf. ἐκεκηδεύκειν
ἐξετάθη - 3a persona singolare aoristo passivo indicativo (ἐξετάζω).
ἐξετάζω - impf. ἐξήταζον, ft. ἐξετάσω, aor. ἐξήτασα, pf. ἐξετάκα, ppf. ἐξετάκειν
κατιδεῖν - aoristo infinitivo attivo (καθορῶ).
καθορῶ - impf. καθώρων, ft. καθόψομαι, aor. κατεῖδον, pf. κατώρακα, ppf. κατωράκειν
διελθεῖν - aoristo infinitivo attivo (διέρχομαι).
διέρχομαι - impf. διηρχόμην, ft. διελεύσομαι, aor. διῆλθον, pf. διελήλυθα, ppf. διεληλύθειν
καταλῦσαι - aoristo infinitivo attivo (καταλύω).
καταλύω - impf. κατέλυον, ft. καταλύσω, aor. κατέλυσα, pf. κατέλυκα, ppf. κατελύκειν
γενόμενη - participio aoristo medio nominativo femminile singolare (γίγνομαι).
γίγνομαι - impf. ἐγιγνόμην, ft. γενήσομαι, aor. ἐγενόμην, pf. γέγονα, ppf. ἐγεγόνειν
ἔπιπτεν - 3a persona singolare imperfetto indicativo attivo (πίπτω).
πίπτω - impf. ἔπιπτον, ft. πεσοῦμαι, aor. ἔπεσον, pf. πέπτωκα, ppf. ἐπεπτώκειν
εὐφημοῦσα - participio presente attivo nominativo femminile singolare (εὐφημῶ).
εὐφημῶ - impf. εὐφήμουν, ft. εὐφημήσω, aor. εὐφήμησα, pf. εὐφήμηκα, ppf. εὐφημήκειν
εἰδυῖα - participio perfetto attivo nominativo femminile singolare (οἶδα).
οἶδα - vedi sopra.
Sostantivi
ἰατροὶ - nominativo maschile plurale (ἰατρός -οῦ, ὁ).
ἐφρῦς - accusativo femminile plurale (ἐφρύς -ύος, ἡ).
ἀρρώστων - genitivo maschile plurale (ἄρρωστος -ου, ὁ).
μαθηματικοί - nominativo maschile plurale (μαθηματικός -οῦ, ὁ).
θανάτους - accusativo maschile plurale (θάνατος -ου, ὁ).
φιλόσοφοι - nominativo maschile plurale (φιλόσοφος -ου, ὁ).
ἀθανασίας - genitivo femminile singolare (ἀθανασία -ας, ἡ).
ἀριστεῖς - nominativo maschile plurale (ἀριστής -οῦ, ὁ).
τύραννοι - nominativo maschile plurale (τύραννος -ου, ὁ).
ἐξουσίᾳ - dativo femminile singolare (ἐξουσία -ας, ἡ).
ψυχῶν - genitivo femminile plurale (ψυχή -ῆς, ἡ).
φρυάγματος - genitivo neutro singolare (φρύαγμα -ατος, τό).
πόλεις - nominativo femminile plurale (πόλις -εως, ἡ).
Ἠρακλάνον - accusativo neutro singolare (Ἠράκλειον -ου, τό).
μυξάριον - nominativo neutro singolare (μυξάριον -ου, τό).
τάριχος - nominativo neutro singolare (τάριχος -ους, τό).
τέφρα - nominativo femminile singolare (τέφρα -ας, ἡ).
ἐλαία - nominativo femminile singolare (ἐλαία -ας, ἡ).
δένδρῳ - dativo neutro singolare (δένδρον -ου, τό).
Aggettivi
πολλοὺς - accusativo maschile plurale (πολὺς -πολλὴ -πολύ).
μυρία - accusativo neutro plurale (μυρίος -α -ον).
ἀναρίθμητοι - nominativo femminile plurale (ἀναρίθμητος -ον).
ἐφήμερα - nominativo neutro plurale (ἐφήμερος -ον).
εὐτελῆ - accusativo neutro plurale (εὐτελής -ές).
ἵλεων - accusativo maschile singolare (ἵλεως -ων -ον).
πέπειρος - nominativo femminile singolare (πέπειρος -ον)
ἀκαριαῖον - accusativo maschile singolare (ἀκαριαῖος -α -ον). .
Avverbi, pronomi, congiunzioni, preposizioni
συνεχῶς - avverbio.
πολλάκις - avverbio.
ὥς - avverbio.
ἵν' - congiunzione.
ἄλλῳ - dativo maschile singolare (ἄλλος -η -ο).
ἄλλον - accusativo maschile singolare (ἄλλος -η -ο).
ἐφθὲς - avverbio.
αὔριον - avverbio.
ἄρα - particella.
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Μη τοινυν, ην δ' εγω, μηδε ταδε πειθωμεθα μηδ' εωμεν λεγειν, ως Θεσευς Ποσειδωνος υος Πειριθους τε Διος ωρμηησαν... - ουκ οιει; (Platone)
TRADUZIONE LIBERA
"Né diamo ascolto né possiamo affermare queste cose, " continuai "ossia, che Teseo, figlio di Poseidone, e Piritoo, figlio di Zeus si abbandonarono così a terribili rapimenti, né nessun altro figlio di divinità e eroe avrebbe osato compiere azioni criminali e empie quali quelle che ora vengono falsamente attribuite loro; ma costringiamo i poeti ad affermare che queste azioni o non sono opera loro oppure che essi non sono figli di dei, ma non dire l'una e l'altra cosa insieme, e a non tentare di persuadere i giovani che gli dei generano mali e gli eroi non sono affatto migliori degli uomini; infatti, come dicevamo prima, questi racconti non sono né pii né veritieri; infatti, abbiamo dimostrato che è impossibile che dagli dei vengano i mali. [...]Perciò bisogna smetterla con questi miti, perché non producano nei giovani una forte inclinazione a commettere il male". "Senza dubbio", Comide dunque disse. "Bene, quale genere di discorsi ci resta da determinare se è lecito o no? Abbiamo precisato come bisogna parlare sugli dèi, dei demoni, degli eroi e del mondo dell'Ade". "Dunque", disse. "Non resterebbe quindi quello che concerne gli uomini?" "è evidente". "Questo però, amico, non possiamo stabilirlo, almeno per il momento". "Perché?" "Perché diremo, penso, che i poeti e i narratori parlano degli uomini nel modo più sbagliato, affermando che molti ingiusti sono felici e i giusti sono infelici, e che il commettere ingiustizia giova, se non viene scoperto, mentre la giustizia è un bene per gli altri e un danno per se stessi; e noi vieteremo loro di parlare così, anzi ordineremo di cantare e raccontare il contrario di questo. Non credi?"