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IL POETA IBICO E LE GRU
versione di greco
TRADUZIONE dal libro Gymnasion
TRADUZIONE
Il poeta Ibico, il quale nacque a Reggio, dopo aver viaggiato per terra e per mare e avere abitato in parecchi luoghi, in una strada da briganti venendo ucciso e non avendo nessuno né alleato né testimone dell’agguato, avendo visto delle gru che volavano nel cielo, morendo gridava: «Voi, o gru, vendicate la mia uccisione». Molti giorni dopo, rappresentandosi a teatro un dramma, apparvero delle gru che volavano. Gli assassini, che erano anche loro tra gli spettatori, ridendo continuavano a bisbigliare tra loro: «Ecco, sono le vendicatrici di Ibico». Uno degli spettatori avendo sentito, essendo già da molto tempo Ibico scomparso e ricercato, riferì ciò ai magistrati e i briganti, non essendo stati puniti dalle gru, ma essendo stati costretti per la loro smania di parlare a confessare l’assassinio, furono condannati a morte.
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INFELICE CONCLUSIONE DI UN SACCHEGGIO
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Gymnasion
Γυλις ο πολεμαρχος εχων το στρατευμα απεχωρησεν εις Φωκεας, εκειθεν δ' εις την Λοκριδα εμβαλλει. Και την μεν αλλην ημεραν οι στρατιωται και σκευη εκ των κωμων και σι τον ηρπαζον επει δε προς εσπεραν ην, τελευταιων αποχωρουντων των Λακεδαιμονιων επηκολουθουν αυτοις οι Λοκροι βαλλοντες και ακοντιζοντες. Ως δ' οι Λακεδαιμονιοι υποστρεψαντες και διωξαντες κατεβαλον τινας αυτων, εκ τουτου οπισθεν μεν ουκετι επηκολουθουν, εκ δε των υπερδεξιων εβαλλον. Οι δε επεχειρησαν μεν και προς το σιμον διωκειν επει δε σκοτος τε εγιγνετο και αποχωρουντες οι μεν δια την δυσχωριαν επιπτον, οι δε και δια το μη προοραν τα εμπροσθεν, οι δε και υπο των βελων, ενταυθα αποθνησκουσι Γυλις τε ο πολεμαρχος και των παραστατων τινες, και ως οκτωκαιδεκα των Σπαρτιατων, οι μεν καταλευσθεντες, οι δε και τραυματισθεντες. Ει δε μη εβοηθησαν αυτοις εκ του στρατοπεδου, εκινδυνευσαν αν απαντες αποθανειν.
TRADUZIONE
Il comandante Gilli con l'esercito partì verso la Focide, e da lì faceva irruzione verso la Locride. E per il resto del giorno i soldati saccheggiavano anche approvvigionamenti dai villaggi e cibo; verso sera, poiché gli ultimi spartani si allontanavano, i Locresi li seguivano colpendoli e lanciando giavellotti. Non appena gli Spartani si girarono e li inseguirono ne colpirono alcuni di loro, dopo ciò non li inseguivano più da dietro, ma li colpivano dall'alto. Quelli cercavano anche di scacciarli risalendo il pendio; poiché diventava anche buio e mentre gli altri si ritiravano caddero per la difficoltà del terreno, e gli altri per il non prevedere le cose di prima, e gli altri dalle frecce, e lì morirono anche il comandante Gilli e alcuni dei commilitari, e 18 degli spartiati, gli uni lapidati, e gli altri feriti. Se non li avessero soccorsi dall'accampamento, tutti avrebbero corso il pericolo di morire.
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Alcibiade e il traditore catanese
VERSIONE DI GRECO di Polieno
TRADUZIONE dal libro gymnasion
Inizio: Αλκιβιαδηϛ Κατανην κατεσχησωϛ ανδρα Καταναιον
fine: προτειχισμα εξελων διηρπασεν
TRADUZIONE n. 1
Alcibiade, conquistata Catania, inviò a Siracusa un catanese a lui fedele e noto ai Siracusani, con l'idea che fosse stato mandato da coloro che a Catania erano loro amici, di cui conoscevano i nomi. Costui riferì che gli Ateniesi, abbandonato l'accampamento, bivaccavano all'interno di Catania senza armi e che, se loro avessero preso sul far del giorno l'accampamento degli Ateniesi, quelli in città, circondati disarmati, potevano essere catturati facilmente. Gli strateghi dei Siracusani gli prestarono fede e ordinarono di uscire in massa nella strada che portava a Catania, e dopo essere avanzati, si accamparono presso il fiume Simeto. Alcibiade, appena si accorse che essi si avvicinavano, armate le triremi, fece rotta in fretta verso la città dei Sircusani, vuota e senza che nessuno glielo impedisse; e dopo aver distrutto la loro fortificazione di lato, la saccheggiò.
traduzione n. 2
Dopo aver occupato Catane, Alcibiade mandò a Siracusa un suo abitante a lui fedele e noto ai Siracusani, fingendo che fosse stato mandato dai sostenitori siracusani a Catane, di cui conoscevano i nomi. Costui annunciò chi gli Ateniesi avevano lasciato Facctmptmento senz'armi e si fermavano in città! perciò i Siracusani avrebbero potuto prendere facilmente coloro che erano bloccati in città disarmati, se all'alba avessero attaccato l'accampamento degli Ateniesi. I comandanti siracusani gli prestarono fede e diedero l'ordine di uscire tutti per dirigersi contro Catane; poi, dopo essere avanzati, si accamparono al fiume Simeto. Quando Alcibiade li vide arrivare, equipaggiò le triremi e in fretta navigò contro la città di Siracusa che era vuota e incustodita; presa la fortificazione laterale esterna, la devastò.
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UNA GUIDA ACCOMPAGNA I GRECI VERSO IL MARE
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Gymnasion
Εκ τουτου οι Ελληνες αφικοντο επι τον Αρπασον ποταμον, ευρος τετταρων πλεθρων. Εντευθεν επορευθησαν δια Σκυθικων σταθμους τετταρας παρασαγγας εικοσι δια πεδιου εις κωμας· εν αις εμειναν ημερας τρεις και επεσιτισαντο. Εντευθεν διηλθον σταθμους τετταρας παρασαγγας εικοσι προς πολιν μεγαλην και ευδαιμονα και οικουμενην, η εκαλειτο Γυμνιας. Εκ ταυτης της χωρας αρχων τοις Ελλησιν ηγεμονα πεμπει, οπως δια της εαυτων πολεμιας χωρας αγοι αυτους. Ελθων δ' εκεινος λεγει οτι αξει αυτους πεντε ημερων εις χωριον οθεν οψονται θαλατταν ει δε μη, τεθναναι επηγγειλατο. Και ηγουμενος επειδη ενεβαλλεν εις την πολεμιαν, παρεκελευετο αιθειν και φθειρειν την χωραν ω και δηλον εγενετο οτι τουτου ενος ενεκα ελθοι, ου της των Ελληνων ευνοιας.
TRADUZIONE
Quindi i Greci giunsero al fiume Arpaso, largo quattro pletri. Poi si spinsero nelle terre degli Sciteni per venti parasanghe in quattro tappe attraverso la pianura fino a dei villaggi, dove rimasero tre giorni e si rifornirono di viveri. Poi percorsero quattro tappe per venti parasanghe fino a una città grande, prospera e popolosa, chiamata Gimnià. Da qui il capo della regione manda ai Greci una guida, perché li conducesse attraverso territori ostili. Appena giunta, la guida assicurò che in cinque giorni li avrebbe portati in una zona da cui potevano vedere il mare, altrimenti lo ammazzassero pure. Mentre svolgeva la sua missione, la guida, una volta messo piede in terra nemica, cominciò a incitare i Greci a seminare incendi e distruzioni nel paese: chiaramente, era venuto con un piano ben preciso, non certo per benevolenza verso di loro. Il quinto giorno pervennero poi a un monte di nome Teche. Non appena i primi giunsero in vetta e videro il mare, levarono alte grida.
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IO, OH FIGLIO, SONO LA CULTURA
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE dal libro Gymnasion
TRADUZIONE
Io, o figlio, sono la Cultura ormai a te consueta e familiare; se mi obbedisci, ti manifesterò opere degli uomini antichi e mirabili orazioni, e ti svelerò discorsi e le discipline e adornerò la tua anima con molti e buoni fregi, con saggezza, con giustizia, con pietà, con mitezza, con tolleranza e con la passione delle cose belle: ciò infatti è il vero buon ordine dell'anima, ignorerai né il passato né ora il futuro, ma guarderai tutte le cose quali sono con me e le cose divine quelle umane.
traduzione di altro utente
io, oh figlio, ormai sono la cultura per te abituale e amica; se convince me, molte opere di uomini antichi e opere meravigliose ti mostrerò, e ti svelerò condizioni e gli insegnamenti, e onorerò il tuo animo con molti anche con buoni ornamenti, con prudenza, con giustizia, con religione, con dolcezza, con costanza e con l'amore dei buoni, infatti ciò è il vero ornamento dell'animo, né le cose antiche né le cose giovani né le cose future ignorerai, ma guarderai ogni cosa che è con me così grande come le divinità e le cose umane