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Il leone diventa re degli animali Libro: Gymnasion vol. 1 n° 152
Un giorno zeus ammirando la forza e la maestà del leone che tra gli animali era il più forte e il più regale, lo chiamò (lett. lo chiama) dall'olimpo volendo affidare a lui il regno degli animali privi di ragione. Il leone sentendo da parte del dio di poter avere (la regalità) divenne contento. Immediatamente vide l'aquila di zeus e non si trattenne ma con un morso (le) spezzò catturando l'altra ala. ugualmente divorò il pavone di era, ferì la cerva di artemide e morse il montone di ermes. Zeus adirato gli scacciò un fulmine e uccise l'animale più catttivo ed ingrato

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Alunni ribelli
versione greco dal libro gymnasion
Dicono che Lino fosse presso i Greci l'inventore dei ritmi e della musica. Lino aveva molti discepoli, e fra gli altri anche Eracle, Tamiri e Orfeo. Eracle dunque, che stava imparando a suonare la cetra, per la lentezza della sua indole, non era capace di accettare l'insegnamento, perciò Lino una volta lo punì anche con percosse. Eracle allora per la collera uccise il maestro, colpendolo con la cetra; e si dice che i giudici lo assolvessero, e suo padre, Zeus, lo mandò ai pascoli di buoi. Alcibiade ammirava fortemente Omero, e una volta in una scuola chiese una recitazione di fanciulli dell'Iliade. Ma poiché il maestro rispondeva che non aveva niente di Omero, gli sferrò un pugno ben potente, rivelando che quello era un ignorante e tali mostrò anche i fanciulli.
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La vita è come una processione di maschere
Autore: Luciano
Questa versione è stata assegnata alla prova di maturità del 1990
Tatta dal Gymnasion volume 1
La vita degli uomini è simile a una lunga processione in teatro; la sorte conduce la processione e dispone lo spettacolo a suo piacere. I partecipanti della prcessione hanno maschere diverse e variopinte infatti a uno la sorte assegna una maschera regale, e gli incorona la testa con un diadema, a un altro invece (assegna) un volto di servo, un altro poi lo fa ricco e bello, un altro ancora deforme ridicolo. Spesso la sorte esorta i partecipanti della processione a cambiare le maschere, allora uno cade dalla salute alla malattia, mentre il padrone diventa uno schiavo, lo schiavo invece ottiene il regno. Dunque quando la sorte chiede indietro le maschere, alcuni si adirano e si lamentano, credono infatti di avere le maschere per sempre e non conoscono la brevità dei doni della vita.
oppure se preferisci c'è la traduzione di un'altro utente
La vita degli uomini è simile ad una lunga processione in un teatro: la sorte guida la processione e stabilisce a suo piacere lo spettacolo. I capid ella processione vurano le figure e gli abiti dai molti colori. Infatti la sorte assegna a qualcuno l'abito regale e cinge la testa con il diademo poi ad un altro ancora mette la maschera diun servo ad uno ricca e bella ad un altro brutta e ridicola.
Spesso la sorte esorta i capi della processione a cambiare gli abiti: talora l'uno cade nella ricchezza dalla povertà l'altro dalla buona salute nella malattia, un altro padrone diventa schiavo, un altro viene a trovarsi schiavo della regina. Quando dunque la sorte chiede indietro il vestito alcuni sono contrariati e si lamentano: pensano invatti di possedere per sempre quegli abiti e non riconoscono la brevità dei doni della sorte
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Ancora da altro utente
La vita degli uomini è simile ad una grande processione nel teatro; infatti la sorte guida la processione e ordina lo spettacolo a suo piacimento. Coloro che partecipano alla processione indossano abbigliamento diverso e variopinto: la sorte infatti attribuisce ad uno il vestito regale, e cinge il capo con una corona, ad un altro da la maschera da servo, e rende un altro ancora ricco e bello, un altro amorfo e ridicolo. Spesso la sorte ordina che coloro che partecipano alle processioni cambino le parti. Per esempio uno passa dalla ricchezza alla povertò, un'altro dalla salute alla malattia, un altro da padrone diventa servo, un altro da servo ottiene un regno. Dunque la sorte reclama la parte, alcuni si irritano e si commiserano; infatti credono di non avere quelle parti per sompre, ma non conoscono la brevità dei doni della sorte.
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Il cane pigro versione greco Gymnasion
C'era un fabbro che aveva un cane. Mentre lavorava il metallo il cagnolino si addormentava e dormiva profondamente, invece mentre il padrone mangiava si svegliava e abbaiava e scodinzolava con la coda reclamando del cibo. Il fabbro gettandoli un osso gli disse: "O infelice cagnolino pigro, cosa dovrai fare per vincere la pigrizia? Infatti quando sbatto la mia incudine ti sdrai sul lettuccio e nulla ti sveglia, né i tuoni né i fulmini, quando invece è il momento di mangiare ti svegli subito e scodinzoli. " Il cagnolino rispondeva: "O padrone, non rimproverare me, ma te stesso che mi hai insegnato a non fare niente".
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Il cavallo e il soldato versione greco traduzione libro Gymnasion 1
Στρατιωτης τον ιππον, εως ο πολεμος ην, αφθονως κριθαις και χιλω ετρεφεν, επει συνεργον αυτον ειχεν εν τοις του πολεμου κινδυνοις. Οτε δε ο πολεμος κατεπαυετο και εν τη χωρα παλιν ειρηνη εγιγνετο, ο δεσποτης τω ιππω εν τοις γεωργικοις πονοις και εις βαρεις φορτους εχρητο, αχυρα μονον αυτω τροφην παρεχομενος. Οτε δε παλιν ο σαλπιγκτης τους της χωρας οικητας εις πολεμον ηγειρεν, ο δεσποτης αυθις τα οπλα ελαμβανεν, τον ιππον εχαλινου και αυτω επεβαινεν. Εν τη πορεια δε ο ιππος συνεχως κατεπιπτεν, επει ρωμην ουκ ειχεν, και τελος τω δεσποτη ελεγεν «Απερχου νυν μετα των πεζων οπλιτων συ γαρ αφ' ιππου εις ονον με μετεποιεις, και πως παλιν εξ ονου ιππον θελεις εχειν; ». Εν καιρω ασφαλειας ου δει των δυσχερων χρονων επιλανθανεσθαι.
Un soldato, finché c’era la guerra, nutriva abbondantemente il (suo) cavallo con orzo e foraggio, poiché aveva lo stesso (il cavallo) come compagno nei pericoli della guerra. Ma quando la guerra cessava e la pace arrivava di nuovo nella regione, il padrone si serviva del cavallo nelle fatiche agricole e per carichi pesanti, dandogli come cibo solamente della paglia. Ma quando invece il trombettiere incitava gli abitanti della regione alla guerra, il padrone di nuovo prendeva le armi, metteva il morso al cavallo e lo montava. Ma durante il viaggio il cavallo cadeva giù continuamente, poiché non aveva la forza e infine diceva al padrone : “ Ora vai con gli opliti che vanno a piedi; tu infatti da cavallo mi hai trasformato in asino e invece come pretendi ora di avere da un asino un cavallo?” Nel momento di sicurezza non bisogna scordare i tempi sfavorevoli
Altro tentativo di traduzione
In tempo di guerra, un soldato rimpinzava d'orzo il suo cavallo, che gli era compagno in ogni pericolo. Ma quando la guerra finì lo destinò a infimi lavori e a portare carichi pesanti, nutrendolo solo di paglia. Allorché nuovamente si sentì parlare di guerra e si udì il suono delle trombe, il padrone mise le briglie al cavallo si armò lui stesso e montò in arcione. Ma la povera bestia, che priva di forze cadeva a ogni passo, gli disse: Vattene con i fanti! Tu infatti mi hai trasformato da cavallo in asino: come pensi di poter avere di nuovo un cavallo da un asino? Nei momenti di sicurezza e di pace non bisogna dimenticarsi della sventura.