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Θαυμάζω δὲ τῶν ταύτην τὴν γνώμην ἐχόντων, ὅπως οὐ καὶ τὸν πλοῦτον καὶ τὴν ῥώμην καὶ τὴν ἀνδρίαν κακῶς λέγουσιν. Εἴπερ γὰρ διὰ τοὺς ἐξαμαρτάνοντας καὶ τοὺς ψευδομένους πρὸς τοὺς λόγους χαλεπῶς ἔχουσι, προσήκει καὶ τοῖς ἄλλοις ἀγαθοῖς αὐτοὺς ἐπιτιμᾶν· φανήσονται γάρ τινες καὶ τῶν ταῦτα κεκτημένων ἐξαμαρτάνοντες καὶ πολλοὺς διὰ τούτων κακῶς ποιοῦντες.
Mi meraviglio che coloro che hanno quest'opinione non dicano male anche della ricchezza, della forza e del coraggio. Se giudicano severamente l'eloquenza a causa di chi commette colpe e dice menzogne, devono denigrare anche gli altri beni, perché si troverà che, anche fra coloro che possiedono questi ultimi, alcuni se ne servono per commettere colpe e fare del male a molti.
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οἱ γὰρ κατ᾽ ἐκεῖνον τὸν χρόνον τὴν πόλιν διοικοῦντες κατεστήσαντο πολιτείαν [...] Καὶ πρῶτον μὲν τὰ περὶ τοὺς θεούς, , οὐκ ἀνωμάλως οὐδ᾽ ἀτάκτως οὔτ᾽ ἐθεράπευον οὔτ᾽ ὠργίαζον· οὐδ᾽ ὁπότε μὲν δόξειεν αὐτοῖς, τριακοσίους βοῦς ἔπεμπον, ὁπότε δὲ τύχοιεν, τὰς πατρίους θυσίας ἐξέλειπον· οὐδὲ τὰς μὲν ἐπιθέτους ἑορτάς, αἷς ἑστίασίς τις προσείη, μεγαλοπρεπῶς ἦγον, ἐν δὲ τοῖς ἁγιωτάτοις τῶν ἱερῶν ἀπὸ μισθωμάτων ἔθυον· ἀλλ᾽ ἐκεῖνο μόνον ἐτήρουν, ὅπως μηδὲν μήτε τῶν πατρίων καταλύσουσι μήτ᾽ ἔξω τῶν νομιζομένων προσθήσουσιν· οὐ γὰρ ἐν ταῖς πολυτελείαις ἐνόμιζον εἶναι τὴν εὐσέβειαν, ἀλλ᾽ ἐν τῷ μηδὲν κινεῖν ὧν αὐτοῖς οἱ πρόγονοι παρέδοσαν. Καὶ γάρ τοι καὶ τὰ παρὰ τῶν θεῶν οὐκ ἐμπλήκτως οὐδὲ ταραχωδῶς αὐτοῖς συνέβαινεν, ἀλλ᾽ εὐκαίρως καὶ πρὸς τὴν ἐργασίαν τῆς χώρας καὶ πρὸς τὴν συγκομιδὴν τῶν καρπῶν.
Testo originale di Isocrate Areopagitico
Quelli che reggevano la città a quell'epoca non stabilirono una costituzione [...] e In primo luogo, quanto alla loro condotta verso gli dèi, non erano irregolari né disordinati nel venerarli e nel festeggiarli; né quando veniva loro in mente, facevano una processione di trecento buoi, per poi trascurare, quando capitava, i sacrifici tradizionali, né celebravano con magnificenza le feste straordinarie, a cui si accompagnasse qualche banchetto, per poi dare in appalto i sacrifici nelle cerimonie più solenni. Essi miravano a una sola cosa, a non abolire nessuno dei riti aviti e a non introdurre nessuna novità al di fuori degli usi tradizionali. Credevano che la pietà consistesse non nella sontuosità, ma nel non mutare nulla di ciò che gli antenati avevano loro tramandato. Perciò i doni degli dèi non erano inviati loro a capriccio né confusamente, ma con tempestività sia per la cultura della terra sia per la raccolta dei frutti.
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Καὶ πρῶτον μὲν τὰ περὶ τοὺς θεούς, , οὐκ ἀνωμάλως οὐδ᾽ ἀτάκτως οὔτ᾽ ἐθεράπευον οὔτ᾽ ὠργίαζον· οὐδ᾽ ὁπότε μὲν δόξειεν αὐτοῖς, τριακοσίους βοῦς ἔπεμπον, ὁπότε δὲ τύχοιεν, τὰς πατρίους θυσίας ἐξέλειπον· οὐδὲ τὰς μὲν ἐπιθέτους ἑορτάς, αἷς ἑστίασίς τις προσείη, μεγαλοπρεπῶς ἦγον, ἐν δὲ τοῖς ἁγιωτάτοις τῶν ἱερῶν ἀπὸ μισθωμάτων ἔθυον· ἀλλ᾽ ἐκεῖνο μόνον ἐτήρουν, ὅπως μηδὲν μήτε τῶν πατρίων καταλύσουσι μήτ᾽ ἔξω τῶν νομιζομένων προσθήσουσιν· οὐ γὰρ ἐν ταῖς πολυτελείαις ἐνόμιζον εἶναι τὴν εὐσέβειαν, ἀλλ᾽ ἐν τῷ μηδὲν κινεῖν ὧν αὐτοῖς οἱ πρόγονοι παρέδοσαν. Καὶ γάρ τοι καὶ τὰ παρὰ τῶν θεῶν οὐκ ἐμπλήκτως οὐδὲ ταραχωδῶς αὐτοῖς συνέβαινεν, ἀλλ᾽ εὐκαίρως καὶ πρὸς τὴν ἐργασίαν τῆς χώρας καὶ πρὸς τὴν συγκομιδὴν τῶν καρπῶν.
In primo luogo, quanto alla loro condotta verso gli dèi, non erano irregolari né disordinati nel venerarli e nel festeggiarli; né quando veniva loro in mente, facevano una processione di trecento buoi, per poi trascurare, quando capitava, i sacrifici tradizionali, né celebravano con magnificenza le feste straordinarie, a cui si accompagnasse qualche banchetto, per poi dare in appalto i sacrifici nelle cerimonie più solenni.Essi miravano a una sola cosa, a non abolire nessuno dei riti aviti e a non introdurre nessuna novità al di fuori degli usi tradizionali.
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Εμοι δοκουσιν απαντες μεν επιθυμειν του συμφεροντος και του πλεον εχειν των αλλων ...αυτων και πολεμοι και δαπαναι μεγαλαι γεγονασιν.
Mi sembra che tutti gli uomini desiderano il loro utile e vogliono possedere più degli altri, ma non sanno come fare ed ognuno dice la sua: alcuni hanno idee oneste ed in grado di condurli allo scopo, altri ne hanno di sbagliatissime e che li portano del tutto fuori strada. Lo stesso vale per la nostra città. Noi infatti ci illudiamo che se ricopriamo il mare delle nostre triremi e costringiamo le città straniere a pagarci contributi e inviarci rappresentanti, otterremo qualche risultato vantaggioso, ma siamo del tutto lontani dalla realtà. Delle nostre aspettative non se ne è realizzata una, virgola tutto quello che ce ne è venuto in tasca sono odio, nemici ed enormi spese
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Νυν δ' οιμαι πασιν φανερον ποιησειν ως ουτε δικαιας αρχης επιθυμουμεν ... τας συνθηκας τας περι της αυτονομιας.
Ora, credo di poter rendere chiaro a tutti chel'egemonia che noi desideriamo non è né giusta né attuabile né saggia per noi. Perché non sia giusta, ve lo posso insegnare imparandola da voi. Quando gli spartani avevano questo potere, quali parole non spendemmo mettendo sotto accusa il loro dominio e affermando il diritto dei greci all'autonomia? Quale delle città notevoli non chiamammo all'alleanza che si costituì per queste cose (per questi fini)? Quante ambascerie non inviammo al gran re, per spiegargli che non era giusto né utile che una sola città fosse signora dei Greci? E non smettemmo di affrontare i pericoli della guerra per terra e per mare prima che gli spartani si decidessero a concludere il trattato che sanzionava l'autonomia.