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Νῦν δ' οἶμαι πᾶσι φανερὸν ποιήσειν ὡς οὔτε δικαίας ἀρχῆς ἐπιθυμοῦμεν οὔτε γενέσθαι δυνατῆς οὔτε συμφερούσης ἡμῖν... Οὐ πρότερον δ' ἐπαυσάμεθα πολεμοῦντες καὶ κινδυνεύοντες καὶ κατὰ γῆν καὶ κατὰ θάλατταν, πρὶν ἠθέλησαν Λακεδαιμόνιοι ποιήσασθαι τὰς συνθήκας τὰς περὶ τῆς αὐτονομίας.
Ora, credo di poter rendere chiaro a tutti che l'egemonia che noi desideriamo non è né giusta né attuabile né saggia per noi. Perché non sia giusta, ve lo posso insegnare imparandola da voi. Quando gli spartani avevano questo potere, quali parole non spendemmo mettendo sotto accusa il loro dominio e affermando il diritto dei greci all'autonomia? Quale delle città notevoli non chiamammo all'alleanza che si costituì per queste cose (per questi fini)? Quante ambascerie non inviammo al gran re, per spiegargli che non era giusto né utile che una sola città fosse signora dei Greci? E non smettemmo di affrontare i pericoli della guerra per terra e per mare prima che gli spartani si decidessero a concludere il trattato che sanzionava l'autonomia.
Da Orazione per la Pace di Isocrate capitolo 66, capitolo 67 e capitolo 68
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Εν πολλοις μεν, ω Δημονικε, πολυ διεστωσας ευρησομεν τας τε των σπουδαιων γνωμας και τας των φαυλων διανοιας... εγω δε τους φιλοσοφουντας επανορθω.
Per molti aspetti, o Demonico, troveremo grande disparità tra le intelligenze dei galantuomini e gli intelletti degli uomini da nulla: ma è soprattutto nelle relazioni intime che essi si differenziano in sommo grado. Infatti gli uomini da nulla onorano gli amici soltanto quando sono presenti, mentre i galantuomini hanno cari gli amici anche quando siano lontani o assenti; e mentre un breve lasso di tempo basta a dissolvere le relazioni intime tra gli uomini da nulla, neppure l’eternità intera riuscirebbe a cancellare le amicizie tra i galantuomini. Ritenendo pertanto io confacente che quanti desiderano la fama e ambiscono ad educarsi si diano ad imitare i galantuomini e non gli uomini da nulla, ti ho inviato in dono questo discorso; a testimonianza del mio affetto per voi e quale segno delle mia intima relazione con Ipponico: giacché si confà che i figli ereditino, come le sostanze, così pure le amicizie del proprio padre. Vedo, inoltre, che la fortuna ci soccorre e che la presente occasione è propizia, giacché tu hai un ardente desiderio di educazione ed io mi dedico ad educare gli altri; che tu sei pienamente maturo per la filosofia e che io lavoro al perfezionamento di quanti la praticano.
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Διονύσιος τοίνυν (βούλομαι γὰρ ἐκ πολλῶν σε πεισθῆναι ῥᾳδίαν εἶναι τὴν πρᾶξιν, ἐφ' ἥν σε τυγχάνω παρακαλῶν ) πολλοστὸς ὢν Συρακοσίων καὶ τῷ γένει καὶ τῇ δόξῃ καὶ τοῖς ἄλλοις ἅπασιν, ἐπιθυμήσας μοναρχίας ἀλόγως καὶ μανικῶς, καὶ τολμήσας ἅπαντα πράττειν τὰ φέροντα πρὸς τὴν δύναμιν ταύτην, κατέσχε μὲν Συρακούσας, ἁπάσας δὲ τὰς ἐν Σικελίᾳ πόλεις, ὅσαι περ ἦσαν Ἑλληνίδες, κατεστρέψατο, τηλικαύτην δὲ δύναμιν περιεβάλετο καὶ πεζὴν καὶ ναυτικήν, ὅσην οὐδεὶς ἀνὴρ τῶν πρὸ ἐκείνου γενομένων. ἔτι τοίνυν Κῦρος (ἵνα μνησθῶμεν καὶ περὶ τῶν βαρβάρων ) ἐκτεθεὶς μὲν ὑπὸ τῆς μητρὸς εἰς τὴν ὁδόν, ἀναιρεθεὶς δ' ὑπὸ Περσίδος γυναικός, εἰς τοσαύτην ἦλθε μεταβολὴν ὥσθ' ἁπάσης τῆς Ἀσίας γενέσθαι δεσπότης. ὅπου δ' Ἀλκιβιάδης μὲν φυγὰς ὤν, Κόνων δὲ δεδυστυχηκώς, Διονύσιος δ' οὐκ ἔνδοξος ὤν, Κῦρος δ' οὕτως οἰκτρᾶς αὐτῷ τῆς ἐξ ἀρχῆς γενέσεως ὑπαρξάσης, εἰς τοσοῦτον προῆλθον καὶ τηλικαῦτα διεπράξαντο, πῶς οὐ σέ γε χρὴ προσδοκᾶν τὸν ἐκ τοιούτων μὲν γεγονότα, Μακεδονίας δὲ βασιλεύοντα, τοσούτων δὲ κύριον ὄντα, ῥᾳδίως τὰ προειρημένα συστήσειν.
(Isocrate, Filippo 65, 66, 67)
Veniamo a Dioniso - ti voglio infatti convincere con molti esempi della facilità dell'impresa a cui ti invito - egli era l'ultimo dei Siracusani, per nascita, per fama e per tutto il resto. Desiderava in modo del tutto irrazionale un potere assoluto ed ebbe il coraggio di tentare ogni via per ottenerlo: si impadronì di Siracusa, conquistò tutte le città greche della Sicilia, si circondò di un esercito di terra e di mare talmente forte, ...(continua)
Da Isocrate - Filippo
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οὐ γὰρ μόνον ἡμᾶς ἀλλὰ καὶ τὴν Λακεδαιμονίων πόλιν διέφθειρεν, ὥστε τοῖς εἰθισμένοις ἐπαινεῖν τὰς ἐκείνων ἀρετὰς οὐχ οἷόν τ' ἐστὶν εἰπεῖν τοῦτον τὸν λόγον, ὡς ἡμεῖς μὲν διὰ τὸ δημοκρατεῖσθαι κακῶς ἐχρησάμεθα τοῖς πράγμασιν, εἰ δὲ Λακεδαιμόνιοι ταύτην τὴν δύναμιν παρέλαβον, εὐδαίμονας ἂν καὶ τοὺς ἄλλους καὶ σφᾶς αὐτοὺς ἐποίησαν. Πολὺ γὰρ θᾶττον ἐν ἐκείνοις ἐπεδείξατο τὴν φύσιν τὴν αὑτῆς· τὴν γὰρ πολιτείαν ἣν ἐν ἑπτακοσίοις ἔτεσιν οὐδεὶς οἶδεν οὔθ' ὑπὸ κινδύνων οὔθ' ὑπὸ συμφορῶν κινηθεῖσαν, ταύτην ἐν ὀλίγῳ σαλεῦσαι καὶ λυθῆναι παρὰ μικρὸν ἐποίησεν. Ἀντὶ γὰρ τῶν καθεστώτων παρ' αὐτοῖς ἐπιτηδευμάτων τοὺς μὲν ἰδιώτας ἐνέπλησεν ἀδικίας, ῥᾳθυμίας, ἀνομίας, φιλαργυρίας, τὸ δὲ κοινὸν τῆς πόλεως ὑπεροψίας μὲν τῶν συμμάχων, ἐπιθυμίας δὲ τῶν ἀλλοτρίων, ὀλιγωρίας δὲ τῶν ὅρκων καὶ τῶν συνθηκῶν. Τοσοῦτον γὰρ ὑπερεβάλοντο τοὺς ἡμετέρους τοῖς εἰς τοὺς Ἕλληνας ἁμαρτήμασιν, ὅσον πρὸς τοῖς πρότερον ὑπάρχουσι σφαγὰς καὶ στάσεις ἐν ταῖς πόλεσιν ἐποίησαν, ἐξ ὧν ἀειμνήστους τὰς ἔχθρας πρὸς ἀλλήλους ἕξουσιν. [97] Οὕτω δὲ φιλοπολέμως καὶ φιλοκινδύνως διετέθησαν, τὸν ἄλλον χρόνον πρὸς τὰ τοιαῦτα πεφυλαγμένως μᾶλλον τῶν ἄλλων ἔχοντες, ὥστε οὐδὲ τῶν συμμάχων οὐδὲ τῶν εὐεργετῶν ἀπέσχοντο τῶν σφετέρων αὐτῶν, ἀλλὰ βασιλέως μὲν αὐτοῖς εἰς τὸν πρὸς ἡμᾶς πόλεμον πλέον ἢ πεντακισχίλια τάλαντα παρασχόντος, Χίων δὲ προθυμότατα πάντων τῶν συμμάχων τῷ ναυτικῷ συγκινδυνευσάντων, [98] Θηβαίων δὲ μεγίστην δύναμιν εἰς τὸ πεζὸν συμβαλομένων, οὐκ ἔφθασαν τὴν ἀρχὴν κατασχόντες, καὶ Θηβαίοις μὲν εὐθὺς ἐπεβούλευσαν, ἐπὶ δὲ τὸν βασιλέα Κλέαρχον καὶ στρατιὰν ἀνέπεμψαν, Χίων δὲ τοὺς μὲν πρώτους τῶν πολιτῶν ἐφυγάδευσαν, τὰς δὲ τριήρεις ἐκ τῶν νεωρίων ἐξελκύσαντες ἁπάσας ὤχοντο λαβόντες. [99] Οὐκ ἐξήρκεσε δ' αὐτοῖς ταῦτ' ἐξαμαρτεῖν, ἀλλὰ περὶ τοὺς αὐτοὺς χρόνους ἐπόρθουν μὲν τὴν ἤπειρον, ὕβριζον δὲ τὰς νήσους, ἀνῄρουν δὲ τὰς ἐν Ἰταλίᾳ καὶ Σικελίᾳ πολιτείας καὶ τυράννους καθίστασαν, ἐλυμαίνοντο δὲ τὴν Πελοπόννησον καὶ μεστὴν στάσεων καὶ πολέμων ἐποίησαν. Ἐπὶ ποίαν γὰρ τῶν πόλεων οὐκ ἐστράτευσαν; Ἢ περὶ τίνας αὐτῶν οὐκ ἐξήμαρτον; [100] Οὐκ Ἠλείων μὲν μέρος τι τῆς χώρας ἀφείλοντο, τὴν δὲ γῆν τὴν Κορινθίων ἔτεμον, Μαντινέας δὲ διῴκισαν, Φλιασίους δ' ἐξεπολιόρκησαν, εἰς δὲ τὴν Ἀργείων εἰσέβαλον, οὐδὲν δ' ἐπαύσαντο τοὺς μὲν ἄλλους κακῶς ποιοῦντες, αὑτοῖς δὲ τὴν ἧτταν τὴν ἐν Λεύκτροις παρασκευάζοντ
παρασκευάζοντες; Ἥν φασί τινες αἰτίαν γεγενῆσθαι τῇ Ζπάρτῃ τῶν κακῶν, οὐκ ἀληθῆ λέγοντες· οὐ γὰρ διὰ ταύτην ὑπὸ τῶν συμμάχων ἐμισήθησαν, ἀλλὰ διὰ τὰς ὕβρεις τὰς ἐν τοῖς ἔμπροσθεν χρόνοις καὶ ταύτην ἡττήθησαν καὶ περὶ τῆς αὑτῶν ἐκινδύνευσαν.
[95] La prova migliore: l'egemonia rovinò non solo noi, ma anche la città degli spartani, sicché gli esaltatori abituali delle loro virtù non possono fare questo ragionamento, che noi a causa del nostro governo democratico praticammo male gli affari pubblici, mentre, se gli spartani avessero conquistato questo potere, avrebbero reso prosperi gli altri e sé stessi. Fu proprio nel loro caso che esso rivelò più presto la sua natura: quel regime che in 700 anni, a quanto si conosce, non era stato scosso né da pericoli né da sventure, a causa dell'egemonia in breve tempo vacillò e per poco non si dissolse.
[96] Infatti, in luogo delle loro antiche istituzioni, il potere riempì i privati d'ingiustizia, d'indolenza, di disprezzo delle leggi, di avidità per il denaro, e la comunità statale di disprezzo per gli alleati, di cupidigia dei beni altrui, di noncuranza per i giuramenti e i trattati. Superarono a tal punto i nostri nelle colpe commesse a danno dei Greci che a quelli precedenti aggiunsero stragi e sommosse nelle città, in conseguenza delle quali i cittadini nutriranno eternamente rancori reciproci
[97] Divennero così smaniosi di guerre e di rischi, mentre in passato erano a tale riguardo più cauti degli altri, che non risparmiarono né i loro alleati né i loro benefattori ma, benché il Re avesse loro fornito per la guerra contro di noi più di 500 talenti, benché gli abitanti di Chio fossero stati i più zelanti di tutti gli alleati nel partecipare con la flotta ai loro pericoli,
[98] e sebbene i Tebani avessero contribuito alle loro forze di terra con grossissimi contingenti, non appena ebbero conquistato l'impero, contro i Tebani tramarono insidie contro il Re inviarono Clearco alla testa di un esercito e a Chio esiliarono i cittadini più importanti e, tirate fuori le triremi dagli arsenali, partirono prendendosele tutte.
[99] E non bastò loro macchiarsi di simili colpe, ma circa nello stesso tempo devastavano il continente asiatico, infierivano sulle isole, rovesciavano i governi democratici dell'Italia e della Sicilia sostituendoli con tiranni e infestavano il Peloponneso colmandolo di discordie e di guerre. Contro quale città non marciarono? O quale non offesero?
[100] Non tolsero agli Elei una parte del loro territorio, non saccheggiarono la regione di Corinto, non dispersero gli abitanti di Mantinea, non assediarono Fliunte, non invasero il paese degli Argivi, insomma smisero mai di far del male agli altri e di preparare a sé la disfatta di Leuttra? Di essa alcuni affermano che fu la causa delle disgrazie di Sparta, senza dire la verità: non fu questa a farli odiare dagli alleati, ma fu per i soprusi dei tempi precedenti che subirono questa disfatta e corsero il pericolo di perdere la loro città.
[101] Bisogna ascriverne le cause non alle sventure successive, ma agli errori precedenti, dai quali furono trascinati a questo risultato. Quindi si parlerebbe con molto maggior verità, se si dicesse che l'inizio delle loro sventure ha coinciso con tentativo di conquistare l'impero del mare, perché cercavano di procurarsi un potere
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ἀρχὴ οὐ γὰρ μόνον ἡμᾶς ἀλλὰ καὶ τὴν Λακεδαιμονίων πόλιν διέφθειρεν. Ἀντὶ γὰρ τῶν καθεστώτων παρ' αὐτοῖς ἐπιτηδευμάτων τοὺς μὲν ἰδιώτας ἐνέπλησεν ἀδικίας, ῥᾳθυμίας, ἀνομίας, φιλαργυρίας, τὸ δὲ κοινὸν τῆς πόλεως ὑπεροψίας μὲν τῶν συμμάχων, ἐπιθυμίας δὲ τῶν ἀλλοτρίων, ὀλιγωρίας δὲ τῶν ὅρκων καὶ τῶν συνθηκῶν. Τοσοῦτον γὰρ ὑπερεβάλοντο τοὺς ἡμετέρους τοῖς εἰς τοὺς Ἕλληνας ἁμαρτήμασιν, ὅσον πρὸς τοῖς πρότερον ὑπάρχουσι σφαγὰς καὶ στάσεις ἐν ταῖς πόλεσιν ἐποίησαν, ἐξ ὧν ἀειμνήστους τὰς ἔχθρας πρὸς ἀλλήλους ἕξουσιν. Ἐπὶ ποίαν γὰρ τῶν πόλεων οὐκ ἐστράτευσαν; Ἢ περὶ τίνας αὐτῶν οὐκ ἐξήμαρτον; Οὐκ Ἠλείων μὲν μέρος τι τῆς χώρας ἀφείλοντο, τὴν δὲ γῆν τὴν Κορινθίων ἔτεμον, Μαντινέας δὲ διῴκισαν, Φλιασίους δ' ἐξεπολιόρκησαν; οὐδὲν δ' ἐπαύσαντο τοὺς μὲν ἄλλους κακῶς ποιοῦντες, αὑτοῖς δὲ τὴν ἧτταν τὴν ἐν Λεύκτροις παρασκευάζοντες;
Un potere rovinò non solo noi, ma anche la città degli spartani. Infatti, in luogo delle loro antiche istituzioni, il potere riempì i privati d'ingiustizia, d'indolenza, di disprezzo delle leggi, di avidità per il denaro, e la comunità statale di disprezzo per gli alleati, di cupidigia dei beni altrui, di noncuranza per i giuramenti e i trattati. Superarono a tal punto i nostri nelle colpe commesse a danno dei Greci che a quelli precedenti aggiunsero stragi e sommosse nelle città, in conseguenza delle quali i cittadini nutriranno eternamente rancori reciproci. Contro quale città non marciarono? O quale non offesero? Non tolsero agli Elei una parte della loro regione, non saccheggiarono la terra di Corinto, non perseguirono gli abitanti di Mantinea, non assediarono Fliunte? Non smisero mai di far del male agli altri preparando per loro stessi la disfatta di Leuttra?