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Εαν ης φιλομαθης, εσει πολυμαθης. Α μεν επιστασαι, ταυτα διαφυλαττε ταις μελεταις, α δε μη μεμαθηκας, προσλαμβανε ταις επιστημαις. ομοιως γαρ αισχρον ακουσαντα χρησιμον λογον μη μαθειν και διδομενον τι αγαθον παρα των φιλων μη λαβειν. Καταναλισκε την εν τω βιω σχολην εις την των λογων φιληκοιαν. ουτω γαρ τα τοις αλλοις χαλεπως ευρημενα συμβησεται σοι ραδιως μανθανειν. ηγου πολλά των ακουσματων ειναι πολλων χρηματων κρειττω; τά μέν γαρ ταχεως απολειψει, τά δέ παντα τον χρονον παραμενέι: σοφια υαρ μονον των κτεματων αθανατον.
Se sei amante dello studio, sarai ricco di conoscenza. Ciò che sai, custodiscilo con gli esercizi; ciò che non hai imparato, acquisiscilo con gli apprendimenti: infatti è ugualmente vergognoso non imparare un discorso utile dopo averlo ascoltato, e non accettare un bene offerto dagli amici. Consuma il tempo libero della tua vita nell'ascolto amorevole dei discorsi, poiché così ciò che altri hanno trovato con fatica, a te capiterà di apprendere con facilità. Considera che molte cose ascoltate valgono più di molte ricchezze: le une, infatti, si esauriscono rapidamente, le altre rimangono per tutto il tempo; solo la sapienza, tra i beni, è immortale. Non esitare a percorrere una lunga strada verso coloro che promettono di insegnare qualcosa di utile: è vergognoso che i mercanti attraversino mari così vasti per accrescere le loro sostanze, mentre i giovani non sopportino neppure i viaggi per terra per migliorare la propria mente.
(By Starinthesky)
ANALISI GRAMMATICALE
VERBI
Ἠς – 2a pers. sing. congiuntivo presente di εἰμί (sono).
εἰμί – impf. ἦν, ft. ἔσομαι, aor. —, pf. —, ppf. —
Ἔσει – 2a pers. sing. futuro indicativo di εἰμί.
Διαφυλάττε – 2a pers. sing. imperativo presente di διαφυλάττω (custodisco).
διαφυλάττω – impf. διεφύλαττον, ft. διαφυλάξω, aor. διεφύλαξα, pf. —, ppf. —
Μεμαθήκας – 2a pers. sing. perfetto indicativo di μανθάνω (imparo).
μανθάνω – impf. ἐμάνθανον, ft. μαθήσομαι, aor. ἔμαθον, pf. μεμάθηκα, ppf. —
Προσλαμβάνε – 2a pers. sing. imperativo presente di προσλαμβάνω (acquisisco).
προσλαμβάνω – impf. προσελάμβανον, ft. προσλήψομαι, aor. προσελάβον, pf. —, ppf. —
Ἀκούσαντα – participio aoristo attivo, accusativo maschile singolare di ἀκούω (ascolto).
ἀκούω – impf. ἤκουον, ft. ἀκούσομαι, aor. ἤκουσα, pf. ἀκήκοα, ppf. —
Μαθεῖν – infinitivo aoristo attivo di μανθάνω.
Διδόμενον – participio presente passivo, accusativo neutro singolare di δίδωμι (do).
δίδωμι – impf. ἐδίδουν, ft. δώσω, aor. ἔδωκα, pf. δέδωκα, ppf. —
Λαβεῖν – infinitivo aoristo attivo di λαμβάνω (prendo).
λαμβάνω – impf. ἐλάμβανον, ft. λήψομαι, aor. ἔλαβον, pf. εἴληφα, ppf. —
Καταναλίσκε – 2a pers. sing. imperativo presente di καταναλίσκω (consumo).
καταναλίσκω – impf. κατηνάλισκον, ft. καταναλώσω, aor. κατηνάλωσα, pf. —, ppf. —
Συμβήσεται – 3a pers. sing. futuro indicativo di συμβαίνω (capita).
συμβαίνω – impf. συνέβαινεν, ft. συμβήσομαι, aor. συνέβη, pf. —, ppf. —
Μανθάνειν – infinitivo presente attivo di μανθάνω.
Παραμένει – 3a pers. sing. presente indicativo di παραμένω (rimango).
παραμένω – impf. παρέμενον, ft. παραμενῶ, aor. παρέμεινα, pf. —, ppf. —
Κατοκνεῖ – 3a pers. sing. presente indicativo di κατοκνέω (esita).
κατοκνέω – impf. κατώκνουν, ft. κατοκνήσω, aor. κατώκνησα, pf. —, ppf. —
Πορεύεσθαι – infinitivo presente medio-passivo di πορεύομαι (mi dirigo).
πορεύομαι – impf. ἐπορευόμην, ft. πορεύσομαι, aor. ἐπορεύθην, pf. —, ppf. —
Ὑπομένει – 3a pers. sing. presente indicativo di ὑπομένω (sopporto).
ὑπομένω – impf. ὑπέμενον, ft. ὑπομενῶ, aor. ὑπέμεινα, pf. —, ppf. —
Καταστῆσαι – infinitivo aoristo attivo di καθίστημι (stabilisco).
καθίστημι – impf. καθίστην, ft. καταστήσω, aor. κατέστησα, pf. κατέστηκα, ppf. —
SOSTANTIVI
φιλομαθής – sostantivo maschile/femminile III declinazione (φιλομαθής -οῦς, ὁ/ἡ)
πολυμαθής – sostantivo maschile/femminile III declinazione (πολυμαθής -οῦς, ὁ/ἡ)
μελέταις – dativo femminile plurale di μελέτη (μελέτη -ης, ἡ)
ἐπιστήμαις – dativo femminile plurale di ἐπιστήμη (ἐπιστήμη -ης, ἡ)
λόγον – accusativo maschile singolare di λόγος (λόγος -ου, ὁ)
ἀγαθόν – accusativo neutro singolare di ἀγαθός (ἀγαθός -ή -όν)
φίλων – genitivo maschile plurale di φίλος (φίλος -ου, ὁ)
σχολήν – accusativo femminile singolare di σχολή (σχολή -ῆς, ἡ)
φιληκοΐαν – accusativo femminile singolare di φιληκοΐα (φιληκοΐα -ας, ἡ)
ἀκουσμάτων – genitivo neutro plurale di ἀκούσμα (ἀκούσμα -ατος, τό)
χρημάτων – genitivo neutro plurale di χρῆμα (χρῆμα -ατος, τό)
χρόνον – accusativo maschile singolare di χρόνος (χρόνος -ου, ὁ)
σοφία – nominativo femminile singolare di σοφία (σοφία -ας, ἡ)
κτημάτων – genitivo neutro plurale di κτῆμα (κτῆμα -ατος, τό)
ὁδόν – accusativo femminile singolare di ὁδός (ὁδός -οῦ, ἡ)
ἐμπόρους – accusativo maschile plurale di ἔμπορος (ἔμπορος -ου, ὁ)
πελάγη – accusativo neutro plurale di πέλαγος (πέλαγος -ους, τό)
οὐσίαν – accusativo femminile singolare di οὐσία (οὐσία -ας, ἡ)
νεωτέρους – accusativo maschile plurale di νεώτερος (νεώτερος -α -ον)
πορείας – accusativo femminile plurale di πορεία (πορεία -ας, ἡ)
γῆν – accusativo femminile singolare di γῆ (γῆ -ῆς, ἡ)
διάνοιαν – accusativo femminile singolare di διάνοια (διάνοια -ας, ἡ)
AGGETTIVI
χρηστόν – accusativo maschile singolare di χρηστός (χρηστός -ή -όν)
ἀθάνατον – nominativo neutro singolare di ἀθάνατος (ἀθάνατος -ον)
βελτίω – accusativo femminile singolare di βελτίων (βελτίων -ον)
ALTRE FORME
ἐάν – congiunzione (se)
μέν... δέ – particelle correlative (da una parte... dall’altra)
ὡς – avverbio (così)
οὕτω – avverbio (così)
πολύ – avverbio (molto)
ταχέως – avverbio (velocemente)
πάντως – avverbio (completamente)
μόνον – avverbio (solo)
μη – particella negativa (non)
ἕνεκα – preposizione (a causa di)
ἐπί – preposizione dativo (per)
ὡς – congiunzione (come)
ἀλλά – congiunzione (ma)
καί – congiunzione (e)
γάρ – congiunzione (infatti)
ὅτι – congiunzione (perché)
ἵνα – congiunzione (affinché)
Notizie su questo brano
Questo brano di Isocrate (436–338 a.C.) è tratto dal "Ad Demonicum" (Πρὸς Δημόνικον) che è in pratica una "lettera aperta" con intenti educativi, più che una vera epistola privata. Appartiene al genere della "parainesi", cioè l’esortazione morale ed è un' opera giovanile di Isocrate, probabilmente composta tra il 390 e il 380 a.C.
Questo passo racchiude in sé il cuore della pedagogia isocratea: la convinzione che l'educazione sia il fondamento dell'uomo virtuoso e della città giusta. Isocrate non chiede astratte speculazioni, ma conoscenza utile, saggezza applicata, sapere condiviso. In questo senso, si può dire che sia stato uno dei primi umanisti ante litteram.
E' un concentrato del pensiero pedagogico e morale di Isocrate. Lo possiamo suddividere in temi principali:
1. Amore per lo studio e valore della conoscenza
«Se sei amante dello studio, sarai ricco di conoscenza»
La filoponia (l’amore per lo sforzo, per l’impegno intellettuale) è la chiave per acquisire la sophia, il sapere.
La ricchezza interiore (cioè il sapere) è posta al di sopra di quella materiale.
2. Esercizio e apprendimento continuo
«Ciò che sai, custodiscilo con l’esercizio; ciò che non hai imparato, acquisiscilo con l’apprendimento»
Isocrate insiste sull’allenamento costante della mente, come fosse un muscolo.
Il sapere non è un possesso statico, ma una conquista dinamica, da mantenere viva con la pratica.
3. Vergogna nel rifiutare sapere e amicizia
«È vergognoso non imparare un discorso utile… e non accettare un bene dagli amici»
Interessante qui l'analogia tra discorso utile e dono: la parola saggia è vista come un bene relazionale, un dono sociale.
Si evidenzia anche una dimensione etica: rifiutare la sapienza è un errore morale, non solo intellettuale.
4. Valore dell'ascolto e della tradizione
«Consuma il tempo libero della tua vita nell’ascolto amorevole dei discorsi…»
Si promuove l’ascolto attivo e rispettoso, quasi religioso, dei logoi.
I discorsi degli altri sono portatori di verità e saggezza, frutto del loro sforzo e della loro esperienza.
L'ascoltatore si appropria facilmente di qualcosa che altri hanno ottenuto con fatica.
5. Sapienza contro ricchezza materiale
«Le une si esauriscono rapidamente, le altre rimangono per tutto il tempo»
Isocrate rievoca una topica classica della tradizione greca: la superiorità del sapere sui beni materiali.
Solo la sapienza è immortale, mentre il denaro è corruttibile ed effimero.
6. Impegno nel viaggiare per la conoscenza
«Non esitare a percorrere una lunga strada…»
Questo passo si collega alla paideia itinerante: il viaggio come metafora di formazione (ricorda anche Socrate o Platone, ma in chiave più pragmatica).
C'è una condanna dell'indolenza giovanile e un elogio dell'intraprendenza.
Si contrappone l'avidità del mercante (per guadagno) al nobile desiderio di sapere (per elevazione morale).
Linguaggio e stile
Il linguaggio è elevato e solenne, ma più accessibile rispetto ai testi filosofici platonici.
Isocrate impiega paralleli morali, simmetrie retoriche e antitesi per rendere più incisivo il messaggio.
L'uso della gnomologia (frasi sentenziose e morali) è tipico della paideia isocratea.
Confronti con altri autori
Platone avrebbe criticato Isocrate per la sua fiducia eccessiva nella retorica, accusandolo di non cercare la verità assoluta ma solo il plausibile.
Tuttavia, Cicerone lo apprezzava molto, considerandolo un modello di eloquenza e saggezza.
Aristotele, nella Retorica, prende le distanze da Isocrate ma ne riconosce l'efficacia formativa.
Implicazioni pedagogiche
Isocrate propone un modello educativo etico, attivo, costante, in cui:
lo studio è disciplina interiore,
il sapere è valore civico,
la formazione è un viaggio continuo.
L'ideale isocrateo è quello del "cittadino colto", che parla bene, pensa in modo retto e agisce giustamente.
(by Starinthesky)
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INIZIO: Μαλιστα δ' αν αυτος υπο σαυτου παρακληθειης, ...
FINE: ...διαμενουσιν αιτινες αν αριστα το πληθος θεραπευωσιν.
Μάλιστα δ' ἂν αὐτὸς ὑπὸ σαυτοῦ παρακληθείης, εἰ δεινὸν ἡγήσαιο τοὺς χείρους τῶν βελτιόνων ἄρχειν καὶ τοὺς ἀνοητοτέρους τοῖς φρονιμωτέροις προστάττειν· ὅσῳ γὰρ ἂν ἐρρωμενεστέρως τὴν τῶν ἄλλων ἄγνοιαν ἀτιμάσῃς, τοσούτῳ μᾶλλον τὴν αὑτοῦ διάνοιαν ἀσκήσεις. Ἄρχεσθαι μὲν οὖν ἐντεῦθεν χρὴ τοὺς μέλλοντάς τι τῶν δεόντων ποιήσειν, πρὸς δὲ τούτοις φιλάνθρωπον εἶναι δεῖ καὶ φιλόπολιν· οὔτε γὰρ ἵππων οὔτε κυνῶν οὔτ' ἀνδρῶν οὔτ' ἄλλου πράγματος οὐδενὸς οἷόν τε καλῶς ἄρχειν, ἂν μή τις χαίρῃ τούτοις, ὧν αὐτὸν δεῖ ποιεῖσθαι τὴν ἐπιμέλειαν. Μελέτω σοι τοῦ πλήθους, καὶ περὶ παντὸς ποιοῦ κεχαρισμένως αὐτοῖς ἄρχειν, γιγνώσκων ὅτι καὶ τῶν ὀλιγαρχιῶν καὶ τῶν ἄλλων πολιτειῶν αὗται πλεῖστον χρόνον διαμένουσιν αἵτινες ἂν ἄριστα τὸ πλῆθος θεραπεύωσιν.
in questi principalissimi precetti rimarrai confortato, se stimerai mostruoso che i più tristi comandino ai più virtuosi, ed i più stolti diano leggi ai più sapienti poiché quuanto più l'altrui ignoranza terrai a vile conto, tanto maggiore diligenza porrai nell'esercitare il tuo intelletto. bsogna dunque che inizi da qui chi si appresta a fare qualcosa del proprio dovere, e oltre a ciò bisogna che sia amante del prossimo e della patria; Infatti non è possibile dirigere bene né cavalli né cani né uomini né alcun altro essere se uno non gioisce di coloro di cui deve prendersi cura. Ti stia a cuore il popolo e preoccupati sopra ogni cosa di comandare in modo ad esso gradito, sapendo che delle oligarchie e delle altre forme di governo quelle che durano il maggior tempo sono quelle si prendono nel miglior modo cura del popolo.
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Καὶ τί δεῖ καθ' ἓν ἕκαστον λέγοντα διατρίβειν; Ὅλως γὰρ εἰ 'θέλοιμεν σκοπεῖν τὰς φύσεις τὰς τῶν ἀνθρώπων, εὑρήσομεν τοὺς πολλοὺς αὐτῶν οὔτε τῶν σιτίων χαίροντας τοῖς ὑγιεινοτάτοις οὔτε τῶν ἐπιτηδευμάτων τοῖς καλλίστοις οὔτε τῶν πραγμάτων τοῖς βελτίστοις οὔτε τῶν θρεμμάτων τοῖς ὠφελιμωτάτοις, ἀλλὰ παντάπασιν ἐναντίας τῷ συμφέροντι τὰς ἡδονὰς ἔχοντας, καὶ δοκοῦντας καρτερικοὺς καὶ φιλοπόνους εἶναι τοὺς τῶν δεόντων τι ποιοῦντας· ὥστε πῶς ἄν τις τοῖς τοιούτοις ἢ παραινῶν ἢ διδάσκων ἢ χρήσιμόν τι λέγων ἀρέσειεν; Οἳ πρὸς τοῖς εἰρημένοις φθονοῦσι μὲν τοῖς εὖ φρονοῦσιν, ἁπλοῦς δ' ἡγοῦνται τοὺς νοῦν οὐκ ἔχοντας, οὕτω δὲ τὰς ἀληθείας τῶν πραγμάτων φεύγουσιν, ὥστ' οὐδὲ τὰ σφέτερ' αὐτῶν ἴσασιν, ἀλλὰ λυποῦνται μὲν περὶ τῶν ἰδίων λογιζόμενοι, χαίρουσι δὲ περὶ τῶν ἀλλοτρίων διαλεγόμενοι, βούλοιντο δ' ἂν τῷ σώματι κακοπαθῆσαι μᾶλλον ἢ τῇ ψυχῇ πονῆσαι καὶ σκέψασθαι περί τινος τῶν ἀναγκαίων. Εὕροι δ' ἄν τις αὐτοὺς ἐν μὲν ταῖς πρὸς ἀλλήλους συνουσίαις ἢ λοιδοροῦντας ἢ λοιδορουμένους, ἐν δὲ ταῖς ἐρημίαις οὐ βουλευομένους ἀλλ' εὐχομένους. Λέγω δ' οὐ καθ' ἁπάντων, ἀλλὰ κατὰ τῶν ἐνόχων τοῖς εἰρημένοις ὄντων. Ἐκεῖνο δ' οὖν φανερόν, ὅτι δεῖ τοὺς βουλομένους ἢ ποιεῖν ἢ γράφειν τι κεχαρισμένον τοῖς πολλοῖς μὴ τοὺς ὠφελιμωτάτους τῶν λόγων ζητεῖν, ἀλλὰ τοὺς μυθωδεστάτους· ἀκούοντες μὲν γὰρ τῶν τοιούτων χαίρουσι, θεωροῦντες δὲ τοὺς ἀγῶνας καὶ τὰς ἁμίλλας. Διὸ καὶ τὴν Ὁμήρου ποίησιν καὶ τοὺς πρώτους εὑρόντας τραγῳδίαν ἄξιον θαυμάζειν, ὅτι κατιδόντες τὴν φύσιν τὴν τῶν ἀνθρώπων ἀμφοτέραις ταῖς ἰδέαις ταύταις κατεχρήσαντο πρὸς τὴν ποίησιν. Ὁ μὲν γὰρ τοὺς ἀγῶνας καὶ τοὺς πολέμους τοὺς τῶν ἡμιθέων ἐμυθολόγησεν, οἱ δὲ τοὺς μύθους εἰς ἀγῶνας καὶ πράξεις κατέστησαν, ὥστε μὴ μόνον ἀκουστοὺς ἡμῖν ἀλλὰ καὶ θεατοὺς γενέσθαι. Τοιούτων οὖν παραδειγμάτων ὑπαρχόντων, δέδεικται τοῖς ἐπιθυμοῦσι τοὺς ἀκροωμένους ψυχαγωγεῖν, ὅτι τοῦ μὲν νουθετεῖν καὶ συμβουλεύειν βουλεύειν ἀφεκτέον, τὰ δὲ τοιαῦτα λεκτέον οἷς ὁρῶσι τοὺς ὄχλους μάλιστα χαίροντας. Ταῦτα δὲ διῆλθον ἡγούμενος σὲ δεῖν, τὸν οὐχ ἕνα τῶν πολλῶν ἀλλὰ πολλῶν βασιλεύοντα, μὴ τὴν αὐτὴν γνώμην ἔχειν τοῖς ἄλλοις, μηδὲ τὰ σπουδαῖα τῶν πραγμάτων μηδὲ τοὺς εὖ φρονοῦντας τῶν ἀνθρώπων ταῖς ἡδοναῖς κρίνειν, ἀλλ' ἐπὶ τῶν πράξεων τῶν χρησίμων αὐτοὺς δοκιμάζειν, ,
Ma perché intrattenersi in questi deliri? Se infatti ci piacesse analizzare la natura di ciascuno troveremmo a molti non andare a genio i cibi più delicati, non le applicazioni più generose, non le dottrine più utile e tenere invece per squisitissimi quei piaceri che nei rapporti di utilità e del gusto maggiormente ripugnano e tolleranti ed industriosi stimare coloro che pongono in non interesse i propri doveri. Per il che ammonendo o isegnando e proferendo utili sentenzechi mai in vero soddisferà costore che, oltre quanto sopra detto, hanno in odio i saggi, stimano profonde le teste vuote di senno ed abborrono la verità delle cose da non avere neppure la conoscenza dei loro affari? Riesce in vero ad essi di peso volgere l'attenzione ai propri interessi mentre godono intrattenersi su quelli altrui e preferirebbero soffrire una infermità del corpo al coltivare l'intelletto ed all'occupare la mente nella ricerca di quanto più importi al fine della vitaLi sorprenderai poi nei circoli a schiamazzare ed ad ingiuriarsi ridotti in solitudine li vedrai non intenti a prendere consiglio nella fredda meditazione a a pascere in se stessi il dispotismo dei desideri. E tutto questo io non dico del generale ma di quei pochi soltanto che dai discorsi viziosi che ognuno vede padroneggiati. E' pertanto manifesto che chi con le opere dell'ingegno, in verso o in prosa si propone di soddisfare la moltitudine e che è costretto a ricercare non ciò che è di utile insegnamento ma di maggiore spettacolo. Questi benchè fondati sulle favole, si compiacciono, mentre delle azioni vere che interessano direttamente la società, si sdegnano. Meritano quindi ammirazione i poemi di Omero e gli inventori della tragedia perché cosiderata questa tendenza della natura umana mirano al doppio scopo di giovare e di piacere. Omero infatti narrò combattimenti e guerre di eroi mescolandole a favolosi episodi, i tragici poi ridussero le favole ad azione, onde non soltanto l'udito ma la vista ne fosse allettata. Per tali esempi dunque rimane dimostrato che chi desidera guadagnarsi il favore della moltitudine deve astenersi da precetti e consigli e trattare quel genere del quale vede la massa
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Ἀργείους τοίνυν ἴδοις ἂν τὰ μὲν παραπλησίως τοῖς εἰρημένοις πράττοντας, τὰ δὲ χεῖρον τούτων ἔχοντας· πολεμοῦσιν μὲν γὰρ, ἐξ οὗπερ τὴν πόλιν οἰκοῦσιν, πρὸς τοὺς ὁμόρους, ὥσπερ Λακεδαιμόνιοι, τοσοῦτον δὲ διαφέρουσιν ὅσον ἐκεῖνοι μὲν πρὸς ἥττους αὑτῶν, οὗτοι δὲ πρὸς κρείττους· ὃ πάντες ἂν ὁμολογήσειαν μέγιστον εἶναι τῶν κακῶν. Οὕτω δὲ τὰ περὶ τὸν πόλεμον ἀτυχοῦσιν, ὥστ' ὀλίγου δεῖν καθ' ἕκαστον τὸν ἐνιαυτὸν τεμνομένην καὶ πορθουμένην τὴν αὑτῶν χώραν περιορῶσιν. Ὃ δὲ πάντων δεινότατον· ὅταν γὰρ οἱ πολέμιοι διαλίπωσιν κακῶς αὐτοὺς ποιοῦντες, αὐτοὶ τοὺς ἐνδοξοτάτους καὶ πλουσιωτάτους τῶν πολιτῶν ἀπολλύουσιν, καὶ ταῦτα δρῶντες οὕτω χαίρουσιν ὡς οὐδένες ἄλλοι τοὺς πολεμίους ἀποκτείνοντες. Αἴτιον δ' ἐστὶ τοῦ ταραχωδῶς αὐτοὺς ζῆν οὕτως οὐδὲν ἄλλο πλὴν ὁ πόλεμος· ὃν ἢν διαλύσῃς, οὐ μόνον αὐτοὺς τούτων ἀπαλλάξεις, ἀλλὰ καὶ περὶ τῶν ἄλλων ἄμεινον βουλεύεσθαι ποιήσεις.
Riguardo agli Argivi, puoi ben vedere che in parte si trovano in una condizione simile a quella sopra descritta, in parte peggiore di quella spartana: infatti, da quando abitano la città, combattono come gli Spartani contro i loro vicini, ma, diversamente da loro che si scontrano con gente più debole, essi con uomini più forti; e tutti concorderebbero nel ritenere questa la più grande delle sventure. E sono così sfortunati in fatto di guerra, che poco ci manca che ogni anno assistano passivamente alla devastazione e alla distruzione del loro territorio. Questo poi è l'aspetto più terrìbile, che quand'anche i nemici smettano di procurar loro dei fastidi, essi da soli uccidono i cittadini più illustri e ricchi, e godono nel fare ciò come nessun altro nel!'uccidere i nemici. Solo la guerra è causa di questa vita così turbolenta, così se tu le porrai un termine non solo allontanerai da loro questi problemi ma li indirizzerai verso decisioni migliori anche in altri campi
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Τοις μεν γαρ αλλοις οις εχομεν ουδην των αλλων ζοον διαφερομεν αλλα πολλων και τω ταχει και θ ρωμη και ταις αλλαις ευποριαις καταδεεστεροι τυγχανομεν οντες εγγενομενουζην απηλλλαγνμεν αλλα και συνελθὁντες πολες ωκισαμεν και νομους εθἑμεθἁ και Τεχνας ευρομεν και σχεδον απαντα τα δί ημων μεμηχανημενα λογος ημιν εστιν ω συγκυατασκευασας. Ουτος γαρ δ' ημιν του πειθειν αλληλους και δηλουν προς ημας αυτους περι ων αν βουλητὡμεν ου μονον του Τηριωδως ζην απηλλλαγνμεν αλλα και συνελθὁντες πολες ωκισαμεν και νομους εθἑμεθἁ και Τεχνας ευρομεν και σχεδον απαντα τα δί ημων μεμηχανημενα λογος ημιν εστιν ω συγκυατασκευασας. Ουτος γαρπερι των δικαιων και των αδικων και των αισχρων και των καλων ενομοθετησεν ων μη διαταχθεντων ουν αν οιοι τ' ημεν οικειν μετ'αλληλων. Τουτω και τους κακους εξελεγχομεν και τους αγαθους εγκωμιαζομεν. Δια τουτου τους τ' ανοητους παιδευομεν και τους φρονιμους δοκιμαζομεν το γαρ λεγειν ως δει του φρονειν ευ μεγιστον σημειον ποιυμεθα και λογος αγαθης και νομιμος και δικαιος ψυχης αγαθης και πιστης ειδωλον εστιν
Il logos promuove il progresso della civiltà
Versione di greco di Isocrate dal libro agon
Non che noi sormontiamo gli altri animali, ma ne stiamo loro al di sotto. Ma per esserci dato dalla natura di poterci persuadere l’un l’altro e significare scambievolmente quello che uno vuole, non tanto siamo potuti uscire della vita fiera e salvatica, ma iuniti insieme, noi ci abbiamo fabbricato le città e posto leggi e trovato arti, e brevemente in quasi tutte le nostre invenzioni e fatture siamo stati aiutati principalmente dalla favella. Questa ha prescritto e statuito del diritto e del torto, del vituperevole e dell’onesto, senza i quali ordini noi non potremmo vivere insieme. Con questa accusiamo e convinciamo i cattivi, e celebriamo i buoni. Per mezzo di questa addottriniamo i semplici, e conosciamo i sensati. Perciò il favellare a proposito e acconciamente è indizio di sensatezza certissimo fra tutti gli altri, siccome un parlar verace, legittimo e retto è immagine di un animo buono e leale. Com la favella disputiamo delle cose dubbie, discorriamo tra noi medesimi delle ignote. Perciòi argomenti stessi coi quali l’uno, parlando, persuade l’altro, si usano altresì quando l’uomo delibera in se medesimo delle cose proprie; ed eloquenti sono denominati quelli che sanno favellare nella moltitudine, avveduti poi si stimano coloro che più saviamente parlano con se stessi di quel che occorre. E a dire di questa facoltà in ristretto, nessuna opera che si faccia con ragione e senno, si fa senza intervento della favella, governatrice e regina di tutti gli atti e pensieri dell’uomo; e trovasi che chi più intendimento ha, più la suole usare. Di modo che quelli che si ardiscono mordere i precettori delle lettere e gli studiosi di quelle, non sono manco da avere in abbominazione che sieno coloro che offendono i templi degli immortali.