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I leggendari nemici dell'Attica Isocrate versione greco
ἐπιφανέστατος μὲν οὖν τῶν πολέμων ὁ Περσικὸς γέγονεν, οὐ μὴν ἐλάττω τεκμήρια τὰ παλαιὰ τῶν ἔργων ἐστὶ τοῖς περὶ τῶν πατρίων ἀμφισβητοῦσιν. ἔτι γὰρ ταπεινῆς οὔσης τῆς Ἑλλάδος ἦλθον εἰς τὴν χώραν ἡμῶν Θρᾷκες μὲν μετ' Εὐμόλπου τοῦ Ποσειδῶνος, Σκύθαι δὲ μετ' Ἀμαζόνων τῶν Ἄρεως θυγατέρων, οὐ κατὰ τὸν αὐτὸν χρόνον, ἀλλὰ καθ' ὃν ἑκάτεροι τῆς Εὐρώπης ἐπῆρχον, μισοῦντες μὲν ἅπαν τὸ τῶν Ἑλλήνων γένος, ἰδίᾳ δὲ πρὸς ἡμᾶς ἐγκλήματα ποιησάμενοι, νομίζοντες ἐκ τούτου τοῦ τρόπου πρὸς μίαν μὲν πόλιν κινδυνεύσειν, ἁπασῶν δ' ἅμα κρατήσειν.
La Persiana tra le guerre è stata la più famosa, certamente le antiche tra le imprese non sono testimonianze di minore importanza per chi discute sulle tradizioni. Infatti, quando ancora la Grecia era debole, giunsero nel nostro paese i Traci con Eumolpo figlio di Posidone, gli Sciti con le Amazzoni, figlie di Ares, non contemporaneamente, ma nel momento in cui ciascuno di essi cercava di impadronirsi dell’Europa; odiavano tutta la razza greca, ma particolarmente si creavano motivi d’accusa contro di noi, pensando che in questo modo avrebbero lottato contro una sola città, ma le avrebbero sottomesse nello stesso tempo tutte. .
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Attento a scegliere i tuoi collaboratori
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Agon
inizio: Φιλους κτω μη παντας τους της σης
fine: αν αμφιγνοης εχης τους συνδοκιμασοντας
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LA TRACOTANZA DI SERSE
VERSIONE DI GRECO di ISOCRATE
TRADUZIONE dal libro Laboratorio di greco
Μετὰ δὲ ταῦτα γενομένης τῆς ὕστερον στρατείας, ἣν αὐτὸς Ξέρξης ἤγαγεν, ἐκλιπὼν μὲν τὰ βασίλεια, στρατηγὸς δὲ καταστῆναι τολμήσας, ἅπαντας δὲ τοὺς ἐκ τῆς Ἀσίας συναγείρας· περὶ οὗ τίς οὐχ ὑπερβολὰς προθυμηθεὶς εἰπεῖν ἐλάττω τῶν ὑπαρχόντων εἴρηκεν; Ὃς εἰς τοσοῦτον ἦλθεν ὑπερηφανίας, ὥστε μικρὸν μὲν ἡγησάμενος ἔργον εἶναι τὴν Ἑλλάδα χειρώσασθαι, βουληθεὶς δὲ τοιοῦτον μνημεῖον καταλιπεῖν, ὃ μὴ τῆς ἀνθρωπίνης φύσεώς ἐστιν, οὐ πρότερον ἐπαύσατο, πρὶν ἐξεῦρε καὶ συνηνάγκασεν, ὃ πάντες θρυλοῦσιν, ὥστε τῷ στρατοπέδῳ πλεῦσαι μὲν διὰ τῆς ἠπείρου, πεζεῦσαι δὲ διὰ τῆς θαλάττης, τὸν μὲν Ἑλλήσποντον ζεύξας, τὸν δ' Ἄθω διορύξας.
TRADUZIONE
Dopo vi fu la seconda spedizione e fu serse in persona a condurla lasciando la sua reggia, osando trasformarsi in capo militare e radunando forse da tutta l'asia. E quest'uomo chi, anche volendo esagerare non ha detto cose inferiori alla realtà? Egli fu tanto superbo che sicuro della conquista della grecia e ansiono di lasciare il ricordo di qualcosa di sovrumano non conobbe ostacoli prima di avere inventato e realizzato a forza ciò che oera è sulla bocca di tutti e cioè navigare con l'esercito la terra e marciare sul mare: congiunse l'eelesponto, scavoò il monte Athos
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Imita le virtù di tuo padre
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
Inizio: Τας του πατρος προαιρεσεις αναμνησθεις ...
TRADUZIONE n. 1
Il comportamento del padre sarà ricordato, emesso l'esempio adatto e nobile perché egli vivesse bene. Infatti non curandosi della virtù e né passò la vità essendo ozioso, ma esercitò il corpo agli allenamenti, con carattere affrontava i pericoli. Nè aveva care smoderatamente le ricchezze ma provò gioia così come i mortali, si occupava dei mezzi disponibili come gli immortali. Nemmeno insegue umilmente la vita di quello, ma era amante della bellezza e generoso con gli amici comuni e maggiormente si meraviglia su coloro che si occupano di questo o che erano vicini per nascita; riteneva infatti che la natura fosse molto più forte del costume in compagnia e la direzione della stirpe e la preferenza della necessità. Tutto il tempo potrebbe venirci meno se considerassimo tutti i suoi affari.
TRADUZIONE n. 2 di altro utente
se tu ricorderai col pensiero i costumi e i portamenti di tuo padre, avrai per tal modo un bello e domestico esempio di quello a che io mi propongo di confortarti. Per ciò tuo padre non ebbe in piccolo conto l’essere virtuoso, non visse una vita pigra e codarda, anzi esercitava il corpo con le fatiche, con l'animo sosteneva fortemente i pericoli. Non amava le ricchezze fuori di modo, ma usando come mortale i beni che aveva, a un medesimo tempo teneva tanta cura delle cose sue, come se fosse stato immortale. Non fu nel tenore della sua vita abbietto e spregevole, anzi amatore dell’onesto e del decoroso, anzi magnifico, ed agli amici cortese e largo. Faceva più conto di quelli che lo amavano e si adoperavano per lui, che di chi gli era congiunto di parentela, perocché stimava che in quanto all’amicizia, valesse più la natura che la legge, i costumi che il sangue, la elezione volontaria che la necessità. Il tempo mi verrebbe meno se io volessi annoverare tutti i suoi fatti. In altre occasioni ci proveremo di esporli accuratamente. Ora ho voluto farti, come a dire, un abbozzo della sua natura, nel quale mirando, come in uno esempio, ti conviene regolare e formare la propria vita, proponendoti i costumi d’Ipponico quasi per legge, e facendoti imitatore della virtù paterna. Imperocché gran vergogna sarebbe che, dove i pittori si studiano di ritrarre le persone belle, i figliuoli non imitassero i genitori buoni. E sta sicuro che egli non si conviene tanto a nessuno atleta di esercitarsi per combattere cogli avversari, quanto a te di porre ogni studio per avere a essere buon concorrente d’Ipponico nei costumi e negl’instituti della vita. Ma di una sì fatta cosa è impossibile venire a capo, chi non abbia l’animo pieno di molti e begli ammaestramenti; essendo che, siccome colle temperate fatiche i corpi, così gli animi per natura si migliorano coi buoni ragionamenti dei letterati. Per le quali cose io mi sforzerò di mostrarti succintamente con quali instituti io creda che tu possa fare nella virtù il progresso maggiore, ed essere più riputato e lodato da tutti gli uomini.
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Οἱ Ἀθηναῖοι εἰς τοῦτο κατέστησαν τῶν μὲν οἰκείων ἀμελείας, τῶν δ' ἀλλοτρίων ἐπιθυμίας, ὥστε Λακεδαιμονίων εἰσβεβληκότων εἰς τὴν χώραν καὶ τοῦ τείχους ἤδη τοῦ Δεκελειᾶσιν ἑστηκότος εἰς Σικελίαν τριήρεις ἐπλήρουν, καὶ οὐκ ᾐσχύνοντο τὴν μὲν πατρίδα τεμνομένην καὶ πορθουμένην περιορῶντες, ἐπὶ δὲ τοὺς οὐδὲν πώποτ' εἰς ἡμᾶς ἐξαμαρτόντας στρατιὰν ἐκπέμποντες, ἀλλ' εἰς τοῦτ' ἀφροσύνης ἦλθον ὥστε, τῶν προαστείων τῶν οἰκείων οὐ κρατοῦντες, Ἰταλίας καὶ Σικελίας καὶ Καρχηδόνος ἄρξειν προσεδόκησαν. Τοσοῦτον δὲ διήνεγκαν ἀνοίᾳ πάντων ἀνθρώπων ὥστε τοὺς μὲν ἄλλους αἱ συμφοραὶ συστέλλουσι καὶ ποιοῦσιν ἐμφρονεστέρους, ἐκεῖνοι δ' οὐδ' ὑπὸ τούτων ἐπαιδεύθησαν.
Gli Ateniesi si spinsero ad un punto tale di incuria delle proprie cose e di brama di quelle altrui, che, mentre gli Spartani erano piombati sulla regione e il muro di Decelea era già in piedi, armarono delle triremi in Sicilia, e non si vergognavano di lasciare che la (loro) patria fosse messa a ferro e fuoco, e di mandare una spedizione contro chi non aveva mai commesso un torto contro di noi; ma giunsero ad un tale livello di follia che, non essendo (più) padroni delle proprie zone suburbane, si illusero di (poter) comandare sull'Italia, la Sicilia e Cartagine. E si distinsero per incoscienza fra tutti gli uomini a tal punto che, (mentre) le disgrazie castigano e rendono più saggi gli altri, quelli non impararono la lezione neppure da queste.