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Mentre dopo la battaglia di Azio Augusto celebrava un grandissimo trionfo a Roma, venne incontro a lui un tale che teneva in mano un corvo, al quale aveva insegnato a pronunciare questo saluto, pieno di adulazione: "Ave o Cesare, imperatore vittorioso!" Ottaviano, al quale importava conciliare a sé gli animi dei cittadini, si congratulò col padrone dell'uccello ossequioso e ordinò che fosse acquistato per ventimila monete. Dopo aver proceduto di poco lungo la strada, fu salutato nello stesso modo da un pappagallo, che comprò allo stesso prezzo. L'esempio di una così grande magnanimità sollecitò un povero sarto, che cominciò ad ammaestrare il suo corvo allo stesso saluto. Ma poiché il corvo non rispondeva, esausto per la fatica e lo sforzo, il padrone era solito dire "Fatica e spesa sprecati!" Alla fine, tuttavia, dopo che il corvo ebbe iniziato a pronunciare il saluto dettato, il sarto attese Augusto in strada, pieno di buona speranza. Ma dopo che ebbe ascoltato le parole del corvo, l'imperatore, incurante di tale saluto, rispose: "In casa ho a sufficienza di simili saluti". Allora il corvo, ricordando le parole con cui il padrone era solito lamentarsi, aggiunse a voce alta: "Fatica e spesa sprecati!". Stupefatto di tanto grande spiritosaggine, l'imperatore rise e dette soddisfazione al sarto: infatti ordinò che l'uccello fosse comprato per tanto quanto nessuna altra cosa era stata comprata fino ad allora. Dunque il denaro non fu la ricompensa delle fatiche del sarto, ma delle battute fortuite che il padrone, senza pensarci, aveva insegnato al suo uccello.
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Ciò che dico è cosa vera: sono Valeria e insieme ai (miei) genitori e ai servi vivo in una bella villa di campagna presso Terracina. Nel vestibolo o nell'atrio presso il Larario di mattina mio padre riceve il saluto mattutino dei clienti, ai quali dà volentieri la sportula, piena di vivande. In cucina intanto vengono preparati dalle ancelle cibi raffinati per tutta la famiglia. Io e mia madre nella camera da letto indossiamo una tunica di lino e dopo la colazione sediamo silenziose nel peristilio e lavoriamo la lana o loquaci, passeggiamo in giardino. La nostra villa, la quale fu edificata da noi con grande dedizione e grande sacrificio, ha un bello porticato e un ampio giardino. Spesso nell'esedra o nel tablinio accogliamo gli amici, i quali discorrono con noi. Dopo, sul far della sera, nel triclinio viene preparata una cena ricca e buona, alla quale sono invitati anche gli amici cari
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Ma Serse, dopo aver espugnato le Termopili, si avvicinò immediatamente ad Atene e poiché nessuno la difendeva, dopo aver ucciso i sacerdoti che aveva trovato nell'Acropoli, la distrusse con il fuoco. Mentre i soldati della flotta, terrorizzati dalle fiamme di questo (incendio), non osavano restare e molti consigliavano di tornare nelle loro case e difendersi con le mura, solo Temistocle si oppose, e diceva che tutti insieme potevano essere pari ai nemici, e assicurava che invece, sparpagliati, sarebbero morti, e affermava che ciò sarebbe accaduto davanti a Euribiade, re degli Spartani, il quale all'epoca stava a capo del comando supremo. Poiché aveva persuaso costui meno di quanto desiderasse, durante la notte mandò presso Serse quello dei suoi servi che considerava il più fedele, affinché gli riferisse con parole sue che i suoi avversari erano in fuga. Dopo aver ascoltato questa cosa, lo straniero, credendo che non ci fosse sotto alcun tranello, il giorno successivo si scontrò in un luogo sfavorevolissimo per sé e viceversa favorevolissimo per i nemici, in un tratto di mare così stretto che la sua massa di navi non poté essere dispiegata. Perciò fu sconfitto più grazie all'intelligenza di Temistocle che grazie alle armi della Grecia.
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Scrivo queste cose, oh Lucilio, proprio io che ho pianto il mio carissimo amico Anneo Sereno così smodatamente, da essere, cosa che nient'affatto vorrei, fra gli esempi di coloro sui quali il dolore ebbe il sopravvento. Oggi tuttavia, condanno il mio comportamento e mi accorgo che la principale causa di un simile pianto fu per me il fatto che mai avevo considerato che lui potesse morire prima di me. Questo soltanto mi veniva in mente, che lui fosse più giovane, molto più giovane – come se le Parche mantenessero un ordine! – Pertanto riflettiamo continuamente sulla nostra condizione mortale, quanto su quella di tutti quelli che amiamo. Allora avrei dovuto dire: "Il mio Sereno è più giovane (di me): che importa? Dovrebbe morire dopo di me, ma può morire prima". Poiché non lo feci, la sorte si è improvvisamente abbattuta su di me che ero impreparato. Ora penso che tutte le cose sono mortali e che le cose mortali obbediscono ad una legge incerta. Oggi può accadere ciò che mai potrebbe (capitare). Consideriamo, o carissimo Lucilio, che presto noi giungeremo in quel luogo in cui ci addoloriamo che egli sia giunto. E forse, se solo la convinzione dei saggi è vera, e un qualche luogo ci accoglie, colui che riteniamo sia morto, è stato solo mandato avanti.
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Cosa? Quando tu ritenevi ceh avresti occupato Preneste, quello stesso primo novembre con un attacco notturno, non ti accorgesti che quella colonia era stata rinforzata su mio ordine dalle mie guarnigioni, guardie e sentinelle? Fai tutto, trami tutto, pensi tutto in modo che io non solo lo senta, ma lo veda anche e me ne accorga chiaramente. Racconta allora con me la notte scorsa. Dico che tu la notte passata sei venuto tra i Falcari – sarò chiarissimo –, nella casa di M. Leca dico che, sempre là, sono venuti numerosissimi tuoi compagni di follia e scelleratezza. Osi forse negare? Perche taci? Lo dimostrerò se tu neghi, vedo infatti che quì in senato ci sono molti che furono insieme a te. Oh dei immortali! Tra quali genti siamo? In che cità viviamo? Che stato abbiamo? Quì, quì nel nostro numero, oh senatori, nell'assemblea più sacra e più importante della terra ci sono coloro i quali tramano riguardo alla morte di noi tutti, coloro i quali (tramano) riguardo alla fine della città e addirittura del mondo! Io, in qualità di console li vedo e ne chiedo il parere circa lo stato e, coloro che era necessario massacrare con la spada, non li colpisco neppure con la parola!