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Chi pretende di essere dovunque non è da nessuna parte. Temo che a quelli che trascorrono la vita in viaggio accada ciò, che abbiano numerosi alloggi, (ma) nessuna amicizia. E' inevitabile che accada la medesima a coloro i quali non diventano intimi di nessun uomo di ingegno, ma scorrono tutte le cose di corsa e affrettandosi. Non c'è dubbio che il cibo che assunto viene immediatamente vomitato non giovi, né arrivi al corpo. E nulla impedisce che un uomo malato diventi sano quanto il cambio (continuo) delle medicine. Una gran quantità di libri soffoca! Pertanto, dal momento che non riesci a leggere quanto potresti avere nella biblioteca, è sufficiente possedere quanto leggeresti. Rispondi: "Ma io desidero sfogliare ora questo libro, ora quello, e non sfoglio i libri fino all'ultima riga". Non ho dubbi che sia una cosa caratteristica degli stomachi disgustati assaggiare mole cose le quali, dal momento che sono variegate e differenti, non nutrono, ma fanno male. Dunque leggi sempre autori apprezzati e, se talvolta ti sarà gradito di rivolgerti verso altri (autori), ricordati di ritornare ai primi!
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Nel tempo in cui Cesare compiva in Gallia imprese grandiose, da raccontare in molti volumi, e dopo che, non contento delle moltissime e fortunatissime vittorie, e di innumerevoli soldati dei nemici catturati e uccisi, aveva portato il suo esercito anche in Britannia, quasi cercando un secondo mondo per il nostro e per il suo impero, la vecchia coppia di consoli, Cneo Pompeo e Marco Crasso, iniziarono il loro secondo consolato, che da essi non fu né perseguito correttamente, né amministrato in maniera apprezzabile. A Cesare, sulla base della legge che Pompeo propose al popolo, furono prorogate per il medesimo periodo di tempo le province, a Crasso, che nell'animo già tramava la guerra ai Parti, fu assegnata la Siria. Costui, uomo sotto tutti gli altri aspetti virtuosissimo e insensibile ai piaceri, non conosceva misura o accettava limite né nel bramare denaro, né nel bramare gloria. I tribuni della plebe tentarono invano di trattenerlo mentre si accingeva a partire per la Siria con presagi funesti. Se le maledizioni di questi avessero avuto effetto solo su di lui, la perdita del comandante con l'esercito sano e salvo sarebbe stata vantaggiosa per lo stato. Ma il re Orode, dopo averlo accerchiato con gigantesche truppe di cavalieri, uccise Crasso, che aveva attraversato l'Eufrate diretto a Seleucia, insieme alla parte maggiore dell'esercito Romano. C. Cassio, di lì a poco autore di un crudelissimo misfatto, e all'epoca questore, conservò i resti delle legioni e mantenne a tal punto la Siria sotto l'autorità del popolo Romano che, con un felice esito delle circostanze, sbaragliò e mise in fuga i Parti che erano passati al suo interno (all'interno della Siria).
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Talete, interrogato se le azioni degli uomini ingannassero gli dei rispose "Neppure le cose pensate dagli uomini". E così desideriamo avere pulite non solo le mani, ma nache le menti, poiché crediamo che un nume celeste assista ai nostri pensieri segreti. E non meno saggio è certamente l'aneddoto che segue. Il padre di una fliglia unica consultava Temistocle se dare lei in sposa ad un povero, ma onorato, o a un ricco poco stimato. Rispose quello a questo: "Preferisco un uomo senza denaro che del denaro senza uomo". Con questo detto ammonì lo sciocco di scegliere un genero pittosto che le ricchezze di un genero. Anche l'affermazione di Demade appare saggia: agli Ateniesi che non volevano decretare gli onori divini ad Alessandro, disse: "Badate a che non perdiate la terra mentre custodite il cielo!".
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Avresti potuto sentire i gemiti delle donne, i pianti dei bambini, le grida degli uomini: alcuni con le grida cercavano i genitori, altri i figli, altri ancora i coniugi, e dalle voci li riconoscevano, questi compiangevano la sua sventura, quelli compiangevano quella dei loro familiari; c'erano di quelli che per paura della morte invocavano la morte; molti tendevano le mani agli dei, la maggior parte credeva che ormai non ci fosse più nessun dio e che quella fosse la notte conclusiva e ultima per il mondo. E non mancarono alcuni che ingigantivano i pericoli reali con terrori immaginari e falsi. C'erano alcuni che affermavano che a Miseno c'era una qualcosa che crollasse e che bruciasse, non era vero, ma lo riferivano a chi credeva loro. Per un po' tornò la luce, cosa che a noi non sembrava il giorno, bensì un segno del fuoco che si avvicinava. Eppure il fuoco si fermò abbastanza lontano, (tornarono) di nuovo le tenebre, e di nuovo cenere fitta e pesante. Noi la scuotevamo via di tanto in tanto alzandoci in piedi; altrimenti saremmo stati coperti e anche schiacciati dal peso della cenere. Potrei vantarmi che in mezzo a pericoli così grandi non mi sia sfuggito un gemito, né una parola poco coraggiosa: ma io credevo di morire insieme a tutto il resto e che tutto il resto morisse con me, triste e tuttavia grande conforto del dover morire.
Eodem anno Cnumero Baebius Tamphilus qui ab C. Aurelio consule anni prioris provinciam Galliam accep
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In quel medesimo anno, Cneo Bebio Tamfilio, il quale aveva ricevuto dal console dell'anno precedente la provincia di Gallia, dopo essere avventatamente entrato nel territorio dei Galli Insubri, venne circondato con quasi tutto l'esercito. Perse oltre seimila e settecento soldati; e una disfatta tanto grande fu ricevuta da quella guerra che ormai si era smesso di temere. La disfatta dei Romani spinse il console L. Lentulo ad uscire da Roma. Costui, appena giunse nella provincia, piena di disordini, all'interno della quale si era cominciato ad aver paura, dopo aver ricevuto un esercito impaurito, mosse numerosi rimproveri all'indirizzo del pretore e gli ordinò di abbandonare la provincia e andarsene a Roma. Il console stesso però non fece nulla di memorabile, poiché fu richiamato a Roma per le elezioni.