- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LINGUA MAGISTRA - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Riportato Alessandro nella tenda, i medici tagliarono il legno della freccia conficcata nella sua carne, in modo tale da non far muovere la punta in ferro. Denudato quindi il corpo, si resero conto che nella freccia c'erano degli ami, e che non la si poteva estrarre in altro modo se non allargando la ferita. Del resto i medici temevano una fuoriuscita di sangue tagliando il corpo, poiché la grossa freccia era penetrata nelle viscere. Critobulo, di straordinaria abilità tra i medici, ma impaurito in un così grande pericolo, sospettava che un esito negativo dell'operazione chirurgica sarebbe ricaduto sulla sua testa. Il re lo aveva visto mentre piangeva e mentre provava timore e quasi pallido per la preoccupazione: "Che cosa aspetti?" disse "Perché mentre sto per morire non mi liberi il più presto possibile da questa sofferenza? O forse la tua paura è di essere tu responsabile poiché io ho subito una ferita incurabile?". Allora Critobulo finalmente, dopo che ebbe messo termine al timore o lo ebbe dissimulato, esortava il re a lasciarsi tenere fermo finché egli non avesse estratto la punta. Il re porse il corpo senza agitazione. E così, allargata la ferita ed estratta la punta, cominciò a scorrere una notevole quantità di sangue e il re svenne. E dato che cercavano inutilmente con le cure di fermare il flusso di sangue, si levarono le grida e i lamenti degli amici, che credevano che il re fosse morto. Alla fine il sangue si fermò e poco a poco Alessandro riprese conoscenza e cominciò a riconoscere chi gli stava intorno.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LINGUA MAGISTRA - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Preferisco che il fanciullo cominci dalla lingua Greca, poiché il Latino – che è utilizzato dai più – lo assimilerà anche se non vorremo, e al contempo anche perché il fanciullo deve essere educato prima nelle discipline Greche, dalle quali scaturirono anche le nostre. Ciononostante, non vorrei che ciò avvenisse in modo così integralista che egli per lungo tempo parli e impari soltanto il Greco, come è usanza per i più. Per questo motivo, infatti, si verificano sia numerosi difetti di pronuncia – deviata verso la pronuncia straniera – sia di linguaggio: infatti una volta che le locuzioni tipiche del Greco, si sono attaccate ad esso (al linguaggio) a causa dell'assidua abitudine, esse perdurano in modo molto tenace anche in un altro modo di parlare. Perciò gli studi della lingua Latina devono seguire non dopo troppo tempo e ben presto (essi devono) andare di pari passo. Così accadrà che, avendo iniziato a coltivare con egual cura entrambe le lingue, nessuna delle due sarà d'ostacolo all'altra.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LINGUA MAGISTRA - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Il tribuno dei soldati Gn. Lentulo, dopo che, mentre passava a cavallo, ebbe visto il console che sedeva sopra una pietra ricoperto di sangue, disse : "Oh Lucio Emilio, il solo che gli déi devono riconoscere innocente della colpa della disfatta odierna, prendi questo cavallo, finché ti resta ancora qualche forza ed io, come compagno, posso sollevarti e proteggerti. Non rendere tragica questa battaglia con la morte di un console: anche senza ciò, c'è già abbastanza lacrime e lutto". A qulle (parole) il console: "E tu invece, oh Cn. Cornelio, gloria a te per il tuo valore, ma fa' attenzione a non sprecare in un'inutile nella commiserazione il poco tempo per sfuggire dalle mani dei nemici. Vattene, esorta pubblicamente i senatori a fortificare la città di Roma e, prima che giunga il nemico vittorioso, a rafforzare le stazioni di guardia. Mentre quelli dicevano queste cose prima li travolse una calca di cittadini che fuggivano, e poi i nemici. Ignorando chi fosse seppellirono di frecce il console: il cavallo, nel tumulto della battaglia, portò via Lentulo.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LINGUA MAGISTRA - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Pompeo Magno, inoltre, sconfitto da Cesare sul campo di battaglia di Farsalo, quando il giorno successivo entrò a Larisa e dopo che il popolo intero di quella città gli fu andato incontro, disse "Andatevene, e rendete questo omaggio al vincitore", non meritevole di essere sconfitto, se non fosse stato superato da Cesare, e senza dubbio modesto nella sventura. Infatti poiché ormai non potava giovarsi della sua posizione, si giovò del decoro. Quanto questo (il decoro) fu spiccato anche in Gaio Cesare, apparve chiaro in molte occasioni e anche il suo ultimo giorno ne diede prova: violato infatti dalle numerose pugnalate dei parricidi, durante quello stesso tempo, nel quale l'anima immortale si separava dal suo corpo mortale, neppure da ventitré pugnalate poté essere trattenuto dal mantenere il rispetto del decoro, se infatti con entrambe le mani tirò la toga, affinché la parte inferiore del corpo cadesse coperta. Questo non è il modo in cui spirano gli uomini mortali, ma il modo in cui gli déi immortali tronano alle loro dimore.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LINGUA MAGISTRA - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Dopo aver ricevuto la desideratissima notizia che mi eri toccato in sorte tu come questore, io speravo tanto più foriero di gioia quel sorteggio, quanto più tu ti fossi trattenuto insieme a me nella provincia. Perché mi sembrava molto importante aggiungere la frequentazione personale a quel vincolo che la sorte ci aveva assegnato. Poi, dal momento che nulla mi veniva scritto riguardo al tuo arrivo, né da te in persona, né da nessun altro, allora temevo che potesse accadere, cosa che temo tuttora, che io andassi via dalla provincia prima che tu arrivassi nella provincia. Tuttavia ho ricevuto una lettera inviata da te, in Cilicia, mentre mi trovavo nell'accampamento, il 21 giugno, scritta in maniera molto cortese, dalla quale si può intuire chiaramente il tuo senso del dovere e il tuo talento; ma essa non indicava né da dove, né in che giorno fosse stata consegnata (al postino), o per quale periodo io dovessi aspettarti, né infine colui che me l'ha recapitata l'ha ricevuta da te, in modo che io da lui potessi sapere da dove o quando gli fosse stata data.