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Prima che i consoli tirassero a sorte le province, furono riferiti dei prodigi: che una pietra era caduta dal cielo nella campagna Crustumina, all'interno del bosco sacro di Marte; che un fanciullo con il corpo di un tronco era nato nella campagna Romana, e che era stato visto un serpente con quattro zampe e che a Capua molti edifici nel foro erano stati colpiti dal cielo; e che a Pozzuoli due navi erano andate a fuoco a causa di un fulmine nel fiume. Tra queste cose, che venivano riferite, anche un lupo, a Roma, cacciato durante il giorno, dopo essere entrato attraverso la porta Collina, scappò attraverso l'Esquilino tra la grande agitazione degli inseguitori. Per via di quei prodigi i consoli sacrificarono vittime più grandi e si tenne una supplica presso tutti i templi degli dei.
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Il primo giorno offrì una marcia tranquilla; il giorno successivo a quello, certo non ancora tempestoso e funesto, ma tuttavia più oscuro del precedente, trascorse non senza le minacce del male che aumentava. Il terzo giorno cominciarono a brillare lampi da ogni parte del cielo, e, con la luce ora abbagliante ora nascosta, essi cominciarono a terrorizzare non soltanto gli occhi dell'esercito che marciava, ma anche gli animi. Il fragore del cielo era pressoché continuo, e da tutte le parti si vedevano le immagini dei fulmini che cadevano. Stordito a causa delle orecchie rintronate l'esercito non osava né avanzare, né fermarsi. Allora all'improvviso si rovescia una pioggia che scaglia grandine, alla maniera di un torrente, e all'inizio, protettisi con le loro armi, l'avevano sopportata, ma ormai le mani infreddolite non potevano mantenere le armi bagnate né loro stessi stabilire in che direzione volgere i corpi.
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Un certo leone avendo deciso di fare guerra agli uomini convocò un'assemblea di tutti gli animali e ordinò che quelli partecipassero alla riunione qunto prima potessero. Gli animali immediatamente obbedirono al leone e nessuna bestia fu assente alla riunione presieduta dal leone stesso. Erano venuti anche l'asino e la lepre al fine di portare il loro aiuto alla guerra vicina. Quando l'orso li vide disse così al leone: "Caccia, o re codesti: infatti in nessun modo ci potranno essere utili nella guerra, poiché uno è il più stupido di tutti gli animali, l'altro il più codardo". Ma il leone che era più saggio dell'orso gli rispose così: "Ciascuno di noi, o amico, sarà utile alla guerra, poiché nessuno è così debole o inetto che non possa giovare agli altri in qualche cosa. Io e te, che siamo forti, combtteremo contro gli uomini con tutte le forze del corpo, l'asino invece, i cui versi giungono al cielo e si sentono ovunque, sarà il trombettiere e la lepre che corre velocissima sarà il nostro portaordini. Se nella guerra ciascuno offrirà (letteralmente avrà offerto) il suo contributo per la vittoria, certamente vinceremo gli uomini. 1. Tabella dei pronomi e aggettivi:
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Anticamente i litorali della Siria erano abitati dai Fenici, esperti marinai e astuti commercianti. I Fenici non coltivavano i campi, poiché la loro terra non era fertile, ma dal legno degli alti alberi, che crescevano nella zona, fabbricavano navi agili e rapide e con le loro flotte navigavano tutto il mar Mediterraneo; spesso con grande coraggio arrivavano in zone dell'Oceano lontane e sconosciute, dove importavano le loro merci. Nei loro viaggi fondarono numerose colonie nelle isole e nelle coste del Mediterraneo. Tra le colonie dei fenici spiccava soprattutto Cartagine, bella e ricca città posta sulla costa dell'Africa. I Fenici commerciavano con molti popoli: importavano dai Britanni e dagli Spagnoli i metalli, dai Greci vasi, dagli Africani l'avorio, dagli Indiani pietre preziose e perle. Accumulavano molta ricchezza grazie al commercio: così costruivano grandi edifici pubblici e splendidi templi a Tiro, Sidone e Berito.
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I gemelli Euristene e Procle, che traevano origine dagli Eraclidi, per primi regnarono a Sparta. Licurgo fu un famoso legislatore: obbedendo alle sue leggi gli Spartani furono a lungo sovrani della Grecia. Nella guerra di Messenia, Tirteo mandato come comandante dagli Ateniesi, secondo l'oracolo di Apollo, per scherno, incoraggiò gli animi dei soldati con i suoi versi e li spinse alla vittoria. Durante la guerra Persiana brillò l'eccellente valore di Leonida: egli infatti, presso le Termpili, insieme ad una piccola truppa di Spartani, con la sua morte e quella dei suoi, frenò la forza dell'esercito dei Persiani. Pausania sbaragliò le truppe dei Persiani con una battaglia di fanteria e liberò la Grecia dal loro dominio, mentre tutte le città lo acclamavano. Ma presto fu accusato di tradimento; dopo essere stato richiamato in patria si rifugiò nel tempio di Minerva e lì fu stremato dalla fame. Lisandro, sconfitta la flotta Attica presso il fiume Egospotami, pose fine alla guerra del Peloponneso e agli Ateniesi sconfitti impose trenta tiranni. Agesilao che combatté con successo tanto in terra nemica, quanto nella sua terra, mentre saccheggiava l'Asia e ormai era sul punto di attaccare il re dei Persiani, richiamato in Grecia, sconfisse presso Coronea gli Ateniesi, i Corinzi e i loro alleati; in seguito, colpito dal grande dolore per i molti Greci persi in quella battaglia, pianse a lungo e non volle distruggere Corinto, pur potendo.