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Un asino pascola tranquillo in un prato, quando all'improvviso appare un lupo famelico. Allora l'astuto asino si finge zoppo e si lamenta. Il lupo, curioso, si avvicina all'asino e chiede la ragione del suo male. L'asino risponde triste: "Ieri, in un roseto, una spina aguzza è penetrata nella mia zampa: per favore, oh lupo, estrai dalla mia zampa la spina e poi diventerò volentieri il tuo pasto". Il lupo famelico annuisce e accetta la proposta, poiché già sente il sapore della carne dell'asino. Ma mentre il lupo cerca la spina nella zampa dell'asino, quello rompe a calci le mandibole del lupo e poi si allontana sano e salvo.
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Il Crisa è un fiume che scorre per la campagna degli Assorini. Esso, presso di quelli, è considerato un dio e viene venerato con la massima devozione. Il suo santuario si trova in un campo presso quella stessa strada con la quale si va da Assoro ad Enna. All'interno c'è una statua di Crisa, fatta in marmo in maniera egregia. Costui (Verre) non osò chiederla agli Assorini per via della particolare sacralità di quel santuario. Dà incarico a Tlepolemo e a Gerione; quelli durante la notte, dopo aver formato e armato una truppa, arrivano e forzano le porte del tempio; i guardiani e i custodi se ne accorgono prontamente: viene dato con la tromba un segnale che era noto al vicinato; accorrono gli uomini dai campi: Tlepolemo viene scacciato e messo in fuga, e non viene lamentata la perdita di nulla dal santuario di Crisa, fuorché di una minuscola statua di bronzo.
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Cesare, trovato il momento adatto alla navigazione, all'incirca al terzo turno di guardia fece salpare le navi e ordinò che i cavalieri avanzassero fino al porto successivo, salissero sulle navi, e lo seguissero. Quanto a lui, all'incirca alla quarta ora del giorno, insieme alle prime navi raggiunse la Britannia e lì avvistò le truppe armate dei nemici schierate su tutti i colli. Ritenendo che questo luogo non fosse adatto allo sbarco dalle navi, attese per molte ore ormeggiato. Alla fine, trovato un vento e una marea favorevoli, dopo aver dato il segnale e ritirato le ancore, avanzando circa un miglio da quel luogo, fermò le navi su una spiaggia pianeggiante e aperta. Ma i Britanni, scoperto il piano dei Romani, con la cavalleria e i soldati su carro inseguirono i nostri fino alla spiaggia, e impedivano ai Romani di sbarcare dalle navi. I Romani infatti dovevano scendere dalle navi, con le armi e i bagagli, e avanzare fino alla terraferma, da dove i Britanni, dai cavalli e dai carri, scagliavano frecce, praticando il genere di guerra che erano soliti praticare.
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Un lupo consunto dalla magrezza incontrò un cane ben nutrito. Il primo disse al secondo: "Come mai io, che sono più forte di te, muoio di fame e tu invece sei ben nutrito? Il cane, mostrandogli la casa vicina, gli rispose semplicemente: "Faccio la guardia quella casa e per questo servizio il padrone mi lancia dalla sua tavola ossa e carne. Il mio pdrone darà anche a te queste cose se gli farai lo stesso servizio. Così vivrai sicuro in una casa e non condurrai più una vita dur nei boschi, sopportando neve e pioggia. Vieni dunque con me e ti porterò dal mio padrone". Il lupo, felice, segue il cane ma mentre avanzano vede il collo del cane logoro a causa della catena. Allora chiede al cane: "Qual è la causa di queste ferite, oh amico?". "Risponde quello: "Non è niente, i servi di tanto in tanto mi legano perché sono piuttosto aggressivo". Allora il lupo esclama: "Cane, non ti invidio più! Codeste cose a me non piacciono. Non voglio perdere la mia libertà per la pancia!". Così, anteponendo la libertà alla catena, il lupo tornò alla dura vita nei boschi.
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Per mezzo della riflessione quotidiana bisogna convincersi e imprimersi ben in profondità questo: che nessuno può vivere in maniera felice e neppure sopportabile senza la filosofia. Noi dobbiamo dunque perseverare e con un impegno assiduo infondere alla mente e allo spirito il vigore della saggezza. La filosofia infatti forma lo spirito, ordina la vita, governa le azioni, indica le cose da fare e da non fare, siede al timone e guida la rotta attraverso le onde e le tempeste. Senza di questa nessuno può vivere senza paura, nessuno in maniera sicura; tutte le cose che accadono richiedono senno, il quale si deve richiedere unicamente dalla filosofia. Dirà qualcuno: "A cosa mi giova la filosofia se esiste il destino? A che serve se esiste dio, il signore del mondo? A cosa serve se domina il caso?". Qualunque cosa sia, tra queste, bisogna fare filosofia, oh Lucilio, sia che il fato ci imbrigli con una legge inesorabile, sia che un dio, signore dell'universo, abbia stabilito ogni cosa, sia che il caso mandi avanti e agiti senza ordine le vicende umane, la filosofia ci deve proteggere. Questa ci esorterà ad obbedire volentieri al dio e con riluttanza alla sorte: infatti il dio deve essere seguito, il caso sopportato.