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I soldati delle due legioni, partiti dalla Sicilia con le navi da carico, quando ormai non erano distanti dal porto di Ruspina, avendo avvistato le navi Cesariane, che stavano ferme di guardia presso Tapso, temendo di incappare da sprovveduti nella flotta degli avversari, volsero le vele verso il largo, e dopo essere avanzati a lungo e molto, alla fine, dopo molti giorni, stremati dalla sete e dalla mancanza di viveri, giunsero a Cesare. Nel frattempo i disertori Getuli, che erano stati inviati da Cesare con lettere e proposte, giunsero presso i loro concittadini. Questi, spinti dalla loro autorità e persuasi dal nome di Cesare, si ribellano al re Giuba e rapidamente prendono tutti le armi e non esitano a schierarsi contro il re. Giuba, dopo aver saputo queste cose, temendo di non essere sufficientemente al sicuro contro gli agguati dei Getuli, mandò nel territorio del proprio regno sei coorti delle sue truppe che aveva portato contro Cesare, affinché fossero di difesa contro i Getuli.
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Circa nell'anno settecentesimonono dalla fondazione di Roma, dopo l'uccisione di Cesare, a Roma vennero riprese le guerre civili. Il senato infatti favoriva gli assassini di Cesare, ma il console Antonio, che era del partito di Cesare, per vendicare la morte di quello, imbracciò le armi contro i suoi assassini, e così scatenò a Roma una nuova guerra civile. Per questo, poiché aveva sconvolto lo stato, M. Antonio fu giudicato dal senato nemico della patria. Allora egli fuggì da Roma e, dopo aver arruolato un esercito privato, si rifugiò in Egitto. Per catturare Antonio furono inviati due consoli, L. Pansa e A. Irzio, e Ottaviano, giovane di diciotto anni, nipote ed erede di Cesare, il quale in seguito fu chiamato Augusto e primo tra i Romani fu nominato imperatore. Questi tre comandanti combatterono contro Antonio e lo sconfissero. Tuttavia, poiché entrambi i consoli vincitori morirono in battaglia, accadde che tre eserciti obbedissero al solo Cesare Ottaviano. [separatore]
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L'impero Romano ha origine da Romolo, figlio di Rea Silvia, vergine vestale, e, per quanto si credette, di Marte. Romolo fu dato alla luce assieme al fratello Remo con un unico parto. Egli, mentre praticava il brigantaggio tra i pastori, all'età di diciotto anni fondò una piccola città sul colle Palatino l'undicesimo giorno prima delle Calende di Maggio, il terzo anno della sesta Olimpiade, l'anno 394 dopo la distruzione di Troia. Dopo aver fondato la città, che chiamò Roma dal suo nome, fece all'incirca queste cose. Accolse nella cittadinanza un gran numero di confinanti, scelse cento dei più anziani, per fare ogni cosa secondo la loro decisione, e li chiamò senatori per la loro anzianità. Poi, visto che egli stesso, né il suo popolo avevano mogli, invitò ad uno spettacolo di giochi i popoli vicini alla città di Roma e rapì le loro vergini in età da marito. Dopo che, a causa dell'offesa delle (vergini) rapite, si furono scatenate delle guerre, sconfisse tutti i popoli del Lazio. E poiché, dopo che una tempesta si fu scatenata all'improvviso, non ricomparve, dopo trentasei anni di regno tutti crederono che fosse salito agli dei e lo considerarono un altro dio.
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Un animo grande e forte si riconosce soprattutto da due cose, delle quali l'una consiste nello spregio delle cose esteriori, e l'altra nella cura delle cose grandi e soprattutto utili. E' caratteristico di un animo forte e grande considerare come insignificanti e disprezzare quelle cose che appaiono ai più come insigni e importanti, ed è caratteristico di una animo saldo e di grande costanza, sopportare con abnegazione quelle cose che appaiono dure e che si trovano numerose e varie nella vita degli uomini. Ragion per cui deve essere rifuggita la brama di denaro: nulla infatti è tanto caratteristico di un animo piccolo e ottuso quanto amare le ricchezze, niente è più nobile e magnifico che disprezzare il denaro. Bisogna fare attenzione inoltre alla brama di gloria: sottrae infatti la libertà, in favore della quale gli uomini magnanimi dovrebbero lottare (lett. devono avere ogni scontro). E i ruoli di comando non sono affatto da perseguire, quanto piuttosto da non accettare talvolta, e non di rado da deporre. Infatti ogni animo deve essere libero dal turbamento, non solo dalla cupidigia e dal timore, ma anche dalla tristezza, dal piacere dell'animo e dalla collera, in modo che ci sia tranquillità d'animo e stabilità, la quale apporta sia costanza che decoro.
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Tra gli amici di Alessandro Magno vi furono grandi re, i quali, dopo la morte di quello, si impadronirono degli imperi; tra questi Antigono e il figlio di costui Demetrio, (e poi) Lisimaco, Seleuco, Tolomeo. Tra costoro Antigono venne ucciso in battaglia, mentre combatteva contro Seleuco e Lisimaco. Lisimaco fu costretto alla stessa fine da Seleuco: infatti, dopo aver sciolto l'alleanza, si fecero guerra tra loro. Demetrio, dopo aver dato sua figlia in sposa a Seleuco, catturato in guerra morì di malattia, da suocero prigioniero del genero. E non moto tempo dopo Seleuco fu ucciso con l'inganno da Tolomeo il Fulmine, che egli aveva accolto quando era stato cacciato da Alessandria dal padre ed era bisognoso dell'aiuto altrui. Inoltre lo stesso Tolomeo, dopo aver consegnato quando era ancora vivo il regno al figlio, si dice che fu privato della vita proprio da quello (dal figlio). Poiché riguardo a costoro riteniamo di aver detto abbastanza, non appare incongruo non tralasciare Amilcare e Annibale, i quali risulta che superarono per grandezza d'animo e per astuzia tutti coloro che erano nati in Africa.