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Dopo che era stato annunciato l'ammutinamento degli eserciti, Nerone aveva deciso di fuggire da Roma per salvarsi ed aveva ordinato ad alcuni tribuni e centurioni di partire insieme a lui per proteggere l'imperatore. Ma, poiché alcuni rifiutavano ed altri accampavano scuse, nel mezzo della notte, quando scoprì che tutte le sentinelle del palazzo si erano allontanate, saltò giù dal letto e si recò a casa di amici per chiedere aiuto e riparo. Ma, dopo che ebbe trovato tutte le porte chiuse, tornò nella sua camera da letto, temendo di essere ucciso dagli schiavi o dalle guardie del corpo. Alla fine ebbe pietà di lui il liberto Faone, che offrì all'imperatore la propria villa alle porte di Roma. Allora Nerone montò a cavallo a piedi scalzi, e, mentre in pochi lo accompagnavano, dopo essere uscito di nascosto da Roma si rifugiò nella villa del liberto. Nel frattempo Nerone, dopo essere venuto a sapere che era stato giudicato nemico pubblico e condannato a morte dal senato e dal popolo Romano, cominciò a lamentarsi e a piangere. Ma quando si accorse che i cavalieri inviati dal senato per catturare l'imperatore e portarlo vivo a Roma ormai si avvicinavano alla villa, Nerone, impugnata la spada, si dette la morte con l'aiuto del liberto Faone. Morì all'età di trentun anni.
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In Cesare leggiamo che in Gallia ci sono due classi di quegli uomini che godono di una qualche stima e considerazione. Di queste due classi, l'una è quella dei druidi, l'altra è quella dei cavalieri. La maggior parte dei plebei quando vengono oppressi o dai debiti, o dalla gravosità delle tasse, o dalla prepotenza dei potenti si consegnano in schiavitù ad entrambe queste classi nobiliari. I druidi non partecipano alle guerre, né pagano nessuna tassa; amministrano i culti religiosi, si occupano dei sacrifici pubblici e privati, sono giudici pressoché in tutte le controversie pubbliche e private e se viene confessata una qualche azione, se viene commesso un omicidio, se c'è una qualche controversia riguardante una eredità oppure dei confini, i medesimi vagliano e stabiliscono compensi e pene. Infatti questi in un determinato periodo dell'anno si radunano nel territorio dei Carnuti, nella regione centrale di tutta la Gallia, in un'area consacrata. Qui giungono da ogni parte tutti coloro che hanno delle controversie ed obbediscono ai loro (dei druidi) decreti e giudizi. Se qualche privato cittadino, o popolo, non si è attenuto alla loro decisione, viene colpito da un pesantissimo castigo. A capo di tutti i druidi ce n'è uno il quale tra loro ha la massima autorità. Alla sua morte se qualcuno tra i rimanenti eccelle per posizione gli succede, oppure, se più d'uno sono alla pari, se ne elegge uno col voto di tutti i druidi; non di rado disputano per la supremazia anche con le armi. Dicono che l'arte dei druidi sia stata scoperta in Britannia in tempi antichissimi e di lì esportata in Gallia. I druidi insegnano che le anime non muoiono ma dopo la morte si trasferiscono dagli uni agli altri e ritengono che gli uomini per questo principalmente siano spinti alla virtù, una volta dimenticata la paura della morte. L'altra categoria è quella dei cavalieri. Questi, quando si verifica una qualche guerra, scendono tutti in campo con gli schiavi e i clienti.
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Nei nostri annali troviamo scritto che in quella circostanza, nella quale l'esercito del popolo Romano fu sbaragliato da Annibale presso Canne, una vecchia madre, riferitale la notizia della morte del figlio, fu colpita dal lutto e dal dolore. Ma quella notizia non era vera e quel giovane non molto tempo dopo tornò da quella battaglia a Roma. Allora narrano che la madre, all'improvviso, dopo aver visto il figlio, sopraffatta da una quantità di gioia inaudita, perse la vita....
In nostris annalibus scriptum legimus ea tempestate, qua apud Cannas exercitus populi Romani ab Hannibale caesus est, anum matrem, nuntio de morte filii allato, luctu atque maerore affectam esse. Sed is nuntius versus non fuit atque is adulescens non diu postea ex ea pugna in urbem rediit. Tum narrant matrem, repente filio viso, copia (eccesso) inopinati gaudii oppressam exanimatamque esse. (Gellio, Noctes Atticae, 3-15)
ANALISI GRAMMATICALE
In: Preposizione (regge l'ablativo).
nostris: Aggettivo possessivo, ablativo maschile plurale, I classe. Attributo di annalibus. (noster, nostra, nostrum)
annalibus: Sostantivo maschile, ablativo plurale, III declinazione. Complemento di stato in luogo. (annales, annalium - plurale tantum)
scriptum: Participio perfetto di scrībō (con valore sostantivato), accusativo neutro singolare. Oggetto (soggetto dell'infinitiva retta da legimus). (scriptus, scripta, scriptum)
legimus: Verbo legō, legis, legi, lectum, legĕre (III coniugazione). Indicativo presente, I persona plurale, attivo.
ea: Aggettivo dimostrativo, ablativo femminile singolare. Attributo di tempestate. (is, ea, id)
tempestate: Sostantivo femminile, ablativo singolare, III declinazione. Complemento di tempo determinato. (tempestas, tempestatis)
qua: Pronome relativo, ablativo femminile singolare. Complemento di tempo determinato. (qui, quae, quod)
apud: Preposizione (regge l'accusativo).
Cannas: Sostantivo proprio femminile, accusativo plurale, I declinazione. Complemento di stato in luogo. (plurale tantum) (Cannae, Cannarum)
exercitus: Sostantivo maschile, nominativo singolare, IV declinazione. Soggetto. (exercitus, exercitus)
populi: Sostantivo maschile, genitivo singolare, II declinazione. (populus, populi)
Romani: Aggettivo, genitivo maschile singolare, I classe. Attributo di populi. (Romanus, Romana, Romanum)
ab: Preposizione (regge l'ablativo).
Hannibale: Sostantivo proprio maschile, ablativo singolare, III declinazione. Complemento d'agente. (Hannibal, Hannibalis)
caesus est: Verbo caedō, caedis, cecīdi, caesum, caedĕre (III coniugazione). Indicativo perfetto, III persona singolare, passivo.
anum: Aggettivo, accusativo femminile singolare, I classe. Attributo di matrem. (anus, ana, anum)
matrem: Sostantivo femminile, accusativo singolare, III declinazione. Soggetto della proposizione infinitiva (affectam esse). (mater, matris)
nuntio: Sostantivo maschile, ablativo singolare, II declinazione. Soggetto dell'ablativo assoluto. (nuntius, nuntii)
de: Preposizione (regge l'ablativo).
morte: Sostantivo femminile, ablativo singolare, III declinazione. (mors, mortis)
filii: Sostantivo maschile, genitivo singolare, II declinazione. (filius, filii)
allato: Participio perfetto di afferō, ablativo maschile singolare. Parte verbale dell'ablativo assoluto. (allatus, allata, allatum)
luctu: Sostantivo maschile, ablativo singolare, IV declinazione. Ablativo di causa. (luctus, luctus)
atque: Congiunzione coordinante copulativa.
maerore: Sostantivo maschile, ablativo singolare, III declinazione. Ablativo di causa. (maeror, maeroris)
affectam esse: Verbo afficiō, afficis, affeci, affectum, afficĕre (coniugazione mista). Infinito perfetto, passivo (verbo dell'infinitiva).
Sed: Congiunzione coordinante avversativa.
is: Aggettivo dimostrativo, nominativo maschile singolare. Attributo di nuntius. (is, ea, id)
nuntius: Sostantivo maschile, nominativo singolare, II declinazione. Soggetto. (nuntius, nuntii)
versus: (Errore nel testo, forma corretta verus) Aggettivo, nominativo maschile singolare, I classe. Nome del predicato. (verus, vera, verum)
non: Avverbio di negazione.
fuit: Verbo sum, es, fui, esse. Indicativo perfetto, III persona singolare.
atque: Congiunzione coordinante copulativa.
is: Aggettivo dimostrativo, nominativo maschile singolare. Attributo di adulescens. (is, ea, id)
adulescens: Sostantivo maschile, nominativo singolare, III declinazione. Soggetto. (adulescens, adulescentis)
non diu postea: Locuzione avverbiale.
ex: Preposizione (regge l'ablativo).
ea: Aggettivo dimostrativo, ablativo femminile singolare. Attributo di pugna. (is, ea, id)
pugna: Sostantivo femminile, ablativo singolare, I declinazione. Complemento di moto da luogo. (pugna, pugnae)
in: Preposizione (regge l'accusativo).
urbem: Sostantivo femminile, accusativo singolare, III declinazione. Complemento di moto a luogo. (urbs, urbis)
rediit: Verbo redeō, redis, redii, reditum, redīre (verbo anomalo). Indicativo perfetto, III persona singolare, attivo.
Tum: Avverbio.
narrant: Verbo narrō, narrās, narravi, narratum, narrāre (I coniugazione). Indicativo presente, III persona plurale, attivo.
matrem: Sostantivo femminile, accusativo singolare, III declinazione. Soggetto della proposizione infinitiva. (mater, matris)
repente: Avverbio.
filio: Sostantivo maschile, ablativo singolare, II declinazione. Soggetto dell'ablativo assoluto. (filius, filii)
viso: Participio perfetto di videō, ablativo maschile singolare. Parte verbale dell'ablativo assoluto. (visus, visa, visum)
copia: Sostantivo femminile, ablativo singolare, I declinazione. Ablativo di causa. (copia, copiae)
inopinati: Aggettivo, genitivo neutro singolare, I classe. Attributo di gaudii. (inopinatus, inopinata, inopinatum)
gaudii: Sostantivo neutro, genitivo singolare, II declinazione. (gaudium, gaudii)
oppressam: Participio perfetto di opprimō, accusativo femminile singolare. Predicativo del soggetto dell'infinitiva (matrem). (oppressus, oppressa, oppressum)
exanimatamque esse: exanimatam esse (verbo exanimō, I coniugazione, infinito perfetto passivo) -que (congiunzione enclitica). Verbo dell'infinitiva.
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Mai in un solo luogo si erano radunate truppe Romane tante e tanto grandi, quante e quanto grandi combatterono in Tessaglia presso Farsalo. Lì infatti Cesare e Pompeo, dopo aver mandato a chiamare da ovunque e schierato in campo enormi truppe, si scontrarono in battaglia. Si combatté da entrambe le parti con tale determinazione che l'esito della battaglia rimase a lungo incerto. Alla fine fu sconfitto Pompeo e il suo accampamento fu distrutto. Egli stesso, messo in fuga, raggiunse Alessandria al fine di ricevere truppe ausiliarie da Tolomeo, re dell'Egitto, al quale era stato dato dal senato come tutore per via della giovane età di quello. Ma il re per ingraziarsi Cesare uccise Pompeo e mandò la sua testa e il suo anello a Cesare, il quale vedendo la testa di un simile uomo e una sorta di suo genero, versò molte lacrime e volle vendicare una tale offesa fatta al nome dei Romani. Così dopo essere arrivato ad Alessandria, mosse guerra a Tolomeo. Dopo aver vinto e ucciso il re, Cesare prese Alessandria e affidò il regno a Cleopatra, sorella di Tolomeo.
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Il giorno seguente gli Elvezii spostano l'accampamento da quel luogo. Cesare fa la stessa cosa e manda in avanscoperta tutta la cavalleria, nel numero di quattromila uomini, che aveva radunato da tutta la provincia e dagli Edui e dagli alleati di quelli, affinché scoprano verso quali regioni marcino i nemici. Quelli, dopo aver inseguito accanitamente la retroguardia, attaccano battaglia con la cavalleria degli Elvezii in un luogo sfavorevole, e pochi dei nostri cadono. Incoraggiati da questa battaglia, poiché con cinquecento cavalieri avevano respinto una così grande moltitudine di cavalieri, gli Elvezii, cominciarono a fermarsi di tanto in tanto e a sfidare i nostri alla battaglia con la (loro) retroguardia. Cesare tratteneva i suoi dallo scontro e considerava sufficiente per il momento di impedire al nemico rapine e approvvigionamenti. Così marciarono per circa quindici giorni, in modo che tra la retroguardia dei nemici e la prima fila dei nostri non ci fossero più di cinque o sei miglia.