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Il senato prese la decisione che fosse nominato un dittatore perché la discordia tra i consoli stessi e gli scontri nelle assemblee spaventavano tutti. Fu nominato dittatore A. Postumio Tuberto e contemporaneamente viene indetto il reclutamento. Tutte queste cose furono fatte con grande rapidità. Il dittatore spartitosi l'esercito con il console Quinto, raggiunge i nemici. Dopo che avevano visto i due accampamenti dei nemici distanti tra loro poco spazio, anche loro piazzarono l'accampamento a circa un miglio dal nemico. I nemici, persa ogni fiducia in uno scontro regolare, assalendo di notte l'accampamento del console, attaccano battaglia. Il clamore levatosi all'improvviso svegliò dal sonno non solo le sentinelle del console e quindi tutto l'esercito, ma anche il dittatore. Il console non mancò di coraggio, né di senno: una parte dei soldati rafforza le stazioni di guardia delle porte, una parte circonda la palizzata con uno schieramento difensivo. Il dittatore ordinò e fece tutte le cose che un altro comandante avveduto e laborioso avrebbe ordinato e fatto in una circostanza del genere. Inviò M. Geganio con delle coorti scelte ad attaccare l'accampamento dei nemici (nel punto) da dove i soldati erano partiti con una schiera più grande: in questo modo conquistò l'accampamento quasi prima che i nemici capissero sufficientemente di essere attaccati.
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Un uomo stupido, che sapeva stare a lungo su un solo piede, dopo che fu arrivato a Sparta, diceva che in quella città non c'era nessun uomo che sapesse fare la stessa cosa. Allora un uomo Spartano, che aveva sentito le sue parole disse: "Certamente no, ma non c'è una papera che non sappia farlo!". Un uomo Ateniese, dopo che ebbe visto una tavoletta dipinta, sulla quale gli Ateniesi mettevano in fuga gli Spartani, esclamò: " Quanto sono forti gli Ateniesi". Allora un tale di Sparta, che per caso era presente e aveva udito le sue parole immediatamente aggiunse: "Sulla tavoletta!". [separatore]
RISPOSTE:
1. Relative all’indicativo:
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Raccontano che una volta in Epiro fu ritrovato il corpo di un uomo ucciso con un agguato, vicino al quale c'era un cane, il quale, stremato dalla fame e dalla sete non voleva abbandonare il corpo del padrone e lo sorvegliava fedelmente. Saputa questa cosa il re Pirro ordinò che il corpo fosse seppellito mentre il cane fosse portato a sé affinché potesse essere nutrito e curato. Dopo alcuni mesi, mentre Pirro passava in rassegna l'esercito, il cane, che era presso di lui, subito drizzò le orecchie e cominciò ad abbaiare con forza contro uno dei soldati. Poiché quello non smetteva di abbaiare il re e tutti coloro che erano presenti volsero lo sguardo verso il soldato, che provò a scappare. Catturato dalle guardie del corpo del re, il soldato confessò il crimine, così Pirro lo condannò a morte.
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I Romani, poiché i Fidenati avevano rotto i patti e avevano ucciso i loro legati con un orribile assassinio, decisero di punire gli sleali alleati. Immediatamente nominarono dittatore Mamerco Emilio, che preparò l'esercito, si diresse verso i territori dei Fidenati e ingaggiò battaglia con loro. Le legioni dei Romani, combattendo aspramente, già avevano messo in fuga le truppe dei nemici, quando all'improvviso dalla città di Fidene sbucò una folla di cittadini che portavano in mano delle fiaccole accese, che fecero un assalto contro i soldati dei Romani. Il singolare tipo di scontro spaventò in breve i Romani, ma il comandante, notando il loro spavento, accorse in aiuto ai soldati che si affaticavano e esclamò a gran voce: "Oh Romani, perché temete le torce di cittadini inermi? Strappategli le torce e, memori del valore romano, volgete le fiamme contro la città dei nemici e incendiate Fidene!" I soldati, rinfrancati dalle parole del dittatore, ripresero lo scontro e, combattendo vigorosamente, strapparono le torce dalle mani dei cittadini e incendiarono la città.
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Aulo Gellio narra queste cose. Tornando dalla Grecia, dopo essere sceso dalla nave a Brindisi e mentre mi aggiravo per quel celebre porto, vidi esposti cumuli di libri in vendita. Immediatamente mi dirigo avido verso di essi. Però tutti codesti libri Greci erano pieni di storie di fatti straordinari e raccontavano cose inaudite e incredibili. Questi stessi volumi, inoltre, per via della duratura esposizione, erano in rovina e il loro aspetto era tetro. Mi sono tuttavia avvicinato ed ho chiesto il prezzo e, spinto dalla stupefacente e insperata economicità, compro con poco denaro molti libri, che ho letto fino in fondo con grande curiosità nelle due notti successive. Ho letto molte cose veramente incredibili di questo genere: narravano infatti che gli Scizi, che vivono nelle terre dell'estremo nord, si nutrono di corpi umani; e ugualmente che nella medesima regione c'erano uomini che avevano un unico occhio sulla fronte; e che altri avevano le orme dei piedi indirizzate all'indietro; ma sono stato colpito dal più grande stupore leggendo che nella parte più lontana dell'India c'è un popolo che ha corpi villosi e piume alla maniera degli uccelli, e che non si nutre di nessun cibo, ma resta in vita grazie all'odore dei fiori, aspirato attraverso le narici.