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Tra i massimi filosofi antichi deve essere annoverato Pitagora di Samo, il quale, nato nell'isola di Samo circa nell'anno 580 a. C. ancora molto giovane, credette di dover attraversare tutte le regioni del Mediterraneo per conoscere i costumi e le istituzioni delle loro popolazioni. E così, in qualsiasi posto andò, imparò nuove discipline: imparò dagli Egizi i fondamenti e i riti del culto, dai Caldei l'astrologia, dai Cretesi e dagli Spartani le leggi, affinché gli stati fossero governati il meglio possibile. Fornito di queste conoscenze, tornò nella patria, che trovò oppressa dalla tirannìa di Policrate: non volendo obbedire al tiranno, si trasferì in Italia e si stabilì nella Grecia che si diceva "Magna". Per primo insegnò che le anime degli uomini sono immortali e dopo la dipartita dal corpo si trasferiscono in altri corpi, sia di uomini che di animali. Di questa cosa affermava di essere un testimone affidabilissimo. Diceva infatti di essere stato un tempo il Troiano Euforbo, quindi un pavone e infine quello stesso Pitagora che, dopo aver sperimentato su di sé la metempsicosi (trasmigrazione delle anime), voleva insegnarla agli altri.
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Antonino il Pio, governò con una diligenza tanto grande i popoli che gli erano sottomessi, da trattare tutte le cose e tutti come se fossero cose sue. Sotto di lui tutte le province prosperarono, i delatori scomparvero, l'asta dei beni fu più rara che in qualsiasi altro tempo. Non decise alcunchè circa le province o qualsiasi atto seza averne prima riferito agli amici e elaborò le deliberazioni a partire dal loro parere. Il suo tenore di vit fu tale che c'era benessere senza spreco, parsimonia senza avarizia e una volta fatto imperatore, non cambiò assolutamente nulla nella qualità della vita privata. Fu spesso visto dagli amici in abilti privati e nell'atto di compiere determinate faccende domestiche. Tolse gli stipendi a tutti quelli che vedeva che li ricevevano senza lavorare, dicendo che non c'era nulla di peggiore e più malvagio del fatto che prassitasse sullo stato colui che nello stato non apportava nulla con il suo lavoro. Lasciò alla figlia il patrimonio privato, ma donò allo stato i frutti di quello. Vendette i poderi e gliornamenti imperiali superflui e visse nelle sue terre secondo i periodi dell'anno. Non intraprese nessuna visita nelle province, dicendo che il seguito dell'imperatore foss'anche modestissimo era oneroso per i provinciali. e tuttavia fu di grande autorità presso tutti i popoli, scegliendo di rimanere a Roma allo scopo di poter ricevere più rapidamente i messaggeri provenienti da ogni dove. 1. Antoninus Pius rexit populos sibi subiectos quasi sua essent. 2. Imperator factus nihil de vitae privatae qualitate mutavit. 3. Saepe visus est ab amicis cum privatis vestibus ac gerens domestica quaedam. 4. Multis salaria subtraxit quia videbat illos ea accipere otiosos. 5. Nullas expeditiones suscepit quia censebat eas graves esse provincilibus propter comitatum imperatoris. 6. Romae semper manere voluit ut undique nuntios posset accipere.
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Antiquis temporibus maiores nostri parsimoniam atque probitatem colebant, et beati vivebant, quia immoderatas...ad antiquos mores reverterint, res publica peribit atque barbaricae gentes romam capient.
Nei tempi antichi i nostri antenati onoravano la parsimonia e l'onestà e vivevano felici, poiché non bramavano ricchezze fuor di misura e non si affliggevano per il fatto di possedere ( perché possedevano...) pochi beni e di poco prezzo. Le loro abitazioni erano piccole e modeste e le [loro] donne non indossavano abiti costosi e non si adornavano con monili e gemme. Nei templi degli dei le statue non erano d'oro o d'avorio ma di legno. La parsimonia infatti è una grande qualità dell'animo poiché non corrompe i costumi ma rende gli uomini onesti e forti, mentre il vivere sontuosamente è un grave difetto dell'animo, poiché è causa di disonestà e mollezza. Infatti gli antichi romani, poiché erano probi e forti, resero saldo e grande lo stato, sconfissero grandi eserciti nemici, molte fiere popolazioni ridussero in loro potere. Ma ora, poiché l'intera comunità è stata corrotta dallo sfarzo e dall'opulenza, ormai la lealtà viene tradita, la giustizia è spregiata, i patti non vengono mantenuti. Se i cittadini romani non ritorneranno alle antiche usanze, lo stato andrà in malora e popolazioni barbare conquisteranno Roma.
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Bello Punico secundo dei funestis prodigiis ingentes calamitates Romanis praenuntiaverun ..... a rege Tarquinio lati sunt et in Capitolio in templo Iovis positi sunt. Itaque irae celestium multis victimis expiatae sunt.
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Inizio: Iamque amici flentes Alexandrum orabant ut, tandem exsatiatus, laudi modum faceret ac saluti suae parceret. Fine: In his operibus exstingui mihi, si fors ita feret, pulchrum est; ea stirpe sum genitus, ut multam prius quam longam vita debeam optare