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Un ricco mercante era incorso in una grave malattia. Mentre era malato, pregava quotidianamente Giove in questo modo: "Oh Giove, dio grande e onnipotente, padrone di tutte le cose, padre degli dei e degli uomini, ti prego: restituiscimi la salute, perché devo mandare avanti i miei affari. Quando sarò guarito, ti offrirò il sacrificio di molti buoi!". Giove guarì il mercante, ma quello non mantenne quanto promesso, poiché era oltremodo avaro, e ingannò Giove: infatti offrì al dio, al posto dei veri buoi, numerose statuette di buoi (fatte) di cera. Allora Giove, sdegnato a causa dell'inganno del mercante, punì l'uomo ingrato con un'astuzia somigliante. Inviò sulla terra Mercurio, che nel sonno disse al mercante: "Domani, sulla riva del mare, ci sarà un'opportunità di grande guadagno!". Il mercante, attratto dalla speranza di guadagno, si alzò dal letto all'alba e si affrettò verso la riva del mare, dove lo catturarono i pirati, lo vendettero come schiavo e ottennero un gran guadagno. In questo modo il sacrilego mercante scontò la pena della sua astuzia.
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Durante la prima guerra Punica accadde che i Romani, dopo aver sconfitto i Cartaginesi a Milazzo, spostassero l'esercito dalla Sicilia in Africa per tagliare fuori dai rifornimenti i nemici e distruggere i loro territori. I consoli dei Romani Marco Manlio e Attilio Regolo, avanzarono con l'esercito fino a Cartagine mettendo a ferro e fuoco molte città dei nemici e tutti i campi. In seguito, il console M. Manlio, richiamato in Italia dal Senato, ritornò a Roma conducendo con sé un gran numero di prigionieri; Attilio Regolo invece restò in Africa per continuare la guerra. Infatti sconfisse tre comandanti dei Cartaginesi e sbaragliò le loro truppe. Allora i Cartaginesi inviarono ambasciatori a Regolo per trattare la pace. Ma Regolo propose condizioni di pace tanto dure – infatti aveva ordinato che i nemici deponessero le armi, che affondassero la flotta e che pagassero ai Romani una pesante tassa – che i Cartaginesi, sdegnati mandarono ambasciatori a Sparta per chiedere aiuto contro i Romani. Dagli Spartani fu inviato a Cartagine il comandante Santippo con truppe scelte, per portare aiuto ai Cartaginesi. Infatti Santippo, ingaggiò battaglia con i Romani, li vinse e li mise in fuga; Attilio Regolo fu catturato e imprigionato.
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Durante la prima guerra Punica accadde che i Romani, dopo aver sconfitto i Cartaginesi a Milazzo, spostassero l'esercito dalla Sicilia in Africa per tagliare fuori dai rifornimenti i nemici e distruggere i loro territori. I consoli dei Romani Marco Manlio e Attilio Regolo, avanzarono con l'esercito fino a Cartagine mettendo a ferro e fuoco molte città dei nemici e tutti i campi. In seguito, il console M. Manlio, richiamato in Italia dal Senato, ritornò a Roma conducendo con sé un gran numero di prigionieri; Attilio Regolo invece restò in Africa per continuare la guerra. Infatti sconfisse tre comandanti dei Cartaginesi e sbaragliò le loro truppe. Allora i Cartaginesi inviarono ambasciatori a Regolo per trattare la pace. Ma Regolo propose condizioni di pace tanto dure – infatti aveva ordinato che i nemici deponessero le armi, che affondassero la flotta e che pagassero ai Romani una pesante tassa – che i Cartaginesi, sdegnati mandarono ambasciatori a Sparta per chiedere aiuto contro i Romani. Dagli Spartani fu inviato a Cartagine il comandante Santippo con truppe scelte, per portare aiuto ai Cartaginesi. Infatti Santippo, ingaggiò battaglia con i Romani, li vinse e li mise in fuga; Attilio Regolo fu catturato e imprigionato.
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Durante il rigido inverno la cicala soffriva per la grande fame, poiché in estate non aveva avuto nessuna cura per l'approvvigionamento. La formica avveduta invece in estate aveva accumulato una gran quantità di grano, affinché il cibo bastasse per tutto l'inverno e non si esaurisse. Pertanto la cicala, stremata dalla fame andò dalla formica e disse supplichevole: "Amica, ti prego di dividere con me il tuo grano; infatti soffro così tanto per la fame che sto per morire!"ma la formica rispose: "Che cosa hai fatto durante l'estate? Perché non hai accumulato il grano? La cicala in risposta: "Io ho cantato felice sugli alberi!". Allora la formica con animo inflessibile esclamò: "Se non avessi cantato per tutta l'estate, ma se avessi cercato e accumulato il cibo, ora condurresti una vita sicura e non saresti tormentata dalla fame! Se allora hai preferito cantare, adesso balla!". E così scacciò la sventurata cicala da casa sua.
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Due belle donne vanno incontro al giovane Ercole in un bivio. La prima carica di begli ornamenti, dice con voce dolce: "io sono chiamata il Piacere ed offro agli uomini un cammino agevole. Se andrai con la mia strada, riempirai il tuo animo di grandi gioie e divertimenti". L'altra donna, vestita con una brutta veste dice ad Ercole: "io sono chiamata la Virtù, non ascoltare le lusinghe del piacere, ma scegli la mia strada! Ti condurrò attraverso un cammino lungo e impervio, salirai verso alti monti, attraverserai fiumi rapidi, affronterai molti pericoli, ma alla fine arriverai alla gloria eterna. Infatti i piaceri sono effimeri, l'elogio della virtù invece vivrà in eterno ed io ti prometto una gloria eterna". Ercole crede a queste parole e senza indugio sceglie la via della virtù.