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Marco Pisone, famosissimo oratore Romano, aveva spesso ammonito il suo servo che sovrintendeva agli affari domestici, di rispondere solo alle cose richieste. Un giorno Pisone, poiché voleva invitare a cena parecchi amici, tra i quali un certo Clodio, mandò il servo ad invitare quello al banchetto, cosa che il servo fece diligentemente. Quando l'ora di cena era ormai arrivata tutti gli altri invitati c'erano, era assente il solo Clodio. Allora Pisone, dopo averlo atteso a lungo, mandò a chiamare il servo e gli disse irato: "Oggi sei venuto meno al tuo dovere, poiché hai trascurato i miei ordini: infatti se tu avessi invitato Clodio egli certamente sarebbe presente". A quello il servo rispose: "L'ho invitato ma ha rifiutato il banchetto poiché non poteva partecipare". Allora Pisone: "Perchè non me lo hai detto immediatamente?". E il servo obbediente: "Perchè non me lo hai chiesto".
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A Tito successe il fratello Domiziano, più simile a Nerone o a Caligola o a Tiberio che al proprio padre e al fratello. Durante i primi anni, tuttavia, fu cauto e moderato nell'esercitare il potere imperiale, ma presto divenne estremamente crudele e dissoluto, infatti si macchiò dei vizi della libidine, dell'ira, della ferocia e dell'avidità e per questo suscitò verso di sé l'odio dei cittadini e dei soldati. Uccise i più nobili del senato, affinché non si opponessero alla sua volontà. Guidò quattro spedizioni una contro i Sarmati, una contro i Catti, due contro i Daci. Sui Daci e i Catti celebrò un duplice trionfo, riguardo ai Sarmati ebbe solo un elogio. Tuttavia durante la guerra Sarmatica una sua legione fu completamente sterminata, e nella guerra contro i Daci furono uccisi l'ex console Oppio Sabino ed il prefetto del pretorio Cornelio Fusco insieme a numerosi soldati. Morì nel quindicesimo anno di principato a causa di una congiura dei suoi sul Palatino, ed il suo cadavere, con grande disonore fu portato via da casa dai becchini e sepolto in maniera del tutto ingloriosa.
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Anche dei prodigi celesti preannunciarono la futura grandezza di Mitridate. Infatti sia in quell'anno nel quale egli nacque, sia nell'anno in cui cominciò a regnare, una stella cometa brillò a tal punto per settanta giorni che tutto il cielo sembrava ardere. Infatti con la sua grandezza aveva occupato un quarto del cielo e con il suo fulgore aveva superato quello del sole. Inoltre Mitridate da fanciullo subì gli attentati dei suoi tutori; questi infatti, cercando di toglierlo di mezzo, dopo averlo messo sopra un cavallo non domato, lo costringevano a cavalcare e scagliare dardi. Inoltre poiché non avevano realizzato il tanto turpe proposito, tentarono di uccidere Mitridate con il veleno; e perciò egli, avendo paura, bevve spesso l'antidoto; e così si immunizzò talmente grazie all'uso quotidiano contro gli attentati, che da vecchio, cercando una morte volontaria, non riuscì a morire col veleno. Temendo poi di essere ucciso dagli avversari con la spada, simulò il desiderio di andare a caccia. Così per sette anni non utilizzò una casa, né in città, né in campagna, ma, vagando per i boschi, era solito passare la notte in diversi luoghi dei monti; in questo modo evitò tutte le insidie degli avversari e, quando fu cresciuto, si impadronì del regno.
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Gli storici narrano che nella prima guerra Punica i consoli M. Emilio Paolo e Servio Fulvio Nobiliore partirono con una grande flotta dall'Italia alla volta dell'Africa, allo scopo di combattere con i Cartaginesi. Il console Emilio, dopo aver sconfitto questi (i Cartaginesi) in uno scontro navale, affondò moltissime navi dei nemici, altre ne mise in fuga, catturò le altre con i combattenti e arricchì i suoi soldati con un cospicuo bottino. Allora i Romani avrebbero potuto conquistare Cartagine, ma presto il grano cominciò a mancare e la fame era tanto grande che l'esercito dei Romani non poté restare più a lungo nel territorio dei nemici. I consoli, tornando a casa con la flotta vincitrice subirono un naufragio nei pressi della Sicilia. Infatti si sviluppò all'improvviso una tempesta così violenta che la maggior parte delle navi andarono in pezzi.
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Gli Ateniesi inviarono coloni nell'isola di Eubea e occuparono la Calcide e l'Eretria. Gli Spartani fondarono Magnesia in Asia. I Calcivesi fondarono Cuma in Italia; dopo un lungo intervallo di tempo una parte dei cittadini di Cuma fondò Napoli. Sia Cuma ch Napoli furono città illustri, per nobiltà di origine e per gaiezza dei luoghi e rispettarono sempre l'alleanza con i romani. I Napoletani conservarono più a lungo i costumi della madre patria, i Cumani furono soggiogati dai Sanniti, popolazione confinante selvaggia e bellicosa e trasformarono un po' l'antica abitudine di vita. La massa dei giovani Greci a causa dell'abbondanza di uomini e della mancanza di mezzi cercò nuove sedi e si sparse nell'Asia. Infatti gli Ioni abbandonarono l'Attica e occuparono una gran parte della regione marittima che fu chiamata Ionia, e fondarono le città di Efeso, Mileto, Colofone, Clazomena e Focea; occuparono anche molte isole nel mar Egeo, Samo, Chio, Andro, Teno, Paro, Delo. Anche gli Eoli dopo lunghe peregrinazioni giunsero in Asia e fondarono città, Smirne e Cime che si trovano sulla costa del mare, e Mitilene ed altre città che si trovano sull'isola di Lesbo.