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Dopo aver fondato la città, che chiamò Roma dal suo nome, fece grossomodo queste cose. Accolse nella città un gran numero dei confinanti, scelse cento dei più anziani, per fare ogni cosa sulla base della loro decisione, che chiamò senatori, per via dell'anzianità. Quindi, non avendo egli stesso né il suo popolo le mogli, invitò ad uno spettacolo di giochi le popolazioni vicine della città di Roma e rapì le loro vergini. Dopo che per questa offesa nacquero le guerre, vinse i Ceniensi, gli Antemnati, i Crustomini, i Sabini, i Fidenati e i Veienti. Tutte queste città circondano Roma. Alla fine, al trentasettesimo anno di regno, mentre Romolo passava in rassegna l'esercito in Campo Marzio, scoppiò all'improvviso una tempesta e quello scomparve dalla vista dei cittadini. Dopo che nessuno lo ebbe più visto, tutti credettero che il re fosse asceso agli dei, e così fu santificato. Poi a Roma per cinque giorni ciascuno governarono i senatori e, sotto il loro regno, passò un anno. [separatore]
RISPOSTE:
1. Relative:
- Quam … vocavit (Quam: accusativo femminile singolare, riferito a civitate).
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P. Elio, console in Gallia, avendo sentito che dai Boi, prima del suo arrivo, erano state fatte delle incursioni nei campi degli alleati, dopo aver reclutato per questo scopo due legioni improvvisate e aggiunto a queste quattro coorti (prese) dal suo esercito, ordinò che il comandante delle truppe alleate C. Ampio invadesse, attraverso l'Umbria, il territorio dei Boi. C. Ampio, entrato nel territorio dei nemici, dapprima effettuò saccheggi con un certo successo e in tranquillità. Individuato poi un luogo abbastanza adatto per l'accampamento, dalle parti di Mutilo, partì per mietere il grano – le messi infatti erano ormai mature – senza aver fatto esplorazioni lì intorno e senza aver piazzato presidii sufficientemente saldi per proteggere quelli che erano disarmati e quelli che erano intenti nei lavori (di accampamento), così fu circondato insieme ai mietitori per via di un improvviso attacco dei Galli. Per cui (vi furono) paura e fuga. Circa settemila uomini dispersi tra le messi furono uccisi, tra i quali lo stesso prefetto C: Ampio. Tutti gli altri verso sera furono spinti dalla paura nell'accampamento. Da qui, senza un vero comandante, la notte successiva, abbandonata una gran parte delle loro cose, attraverso boschi pressoché impraticabili, dopo pochi giorni raggiunsero il console.
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Per tre volte offrii uno spettacolo di gladiatori a mio nome e per cinque volte a nome dei miei figli o dei nipoti. In questi spettacoli, ai quali partecipai anche io, si scontarono tra loro circa diecimila uomini. Per due volte offrii al popolo uno spettacolo di atleti a mio nome. Feci quattro spettacoli circensi a mio nome. Per ventisei volte, a nome mio o dei miei figli o dei nipoti, offrii al popolo spettacoli venatori di bestie feroci africane o nel foro o negli anfiteatri. durante i quali furono uccise circa tremilacinquecento bestie: tra le bestie degli africani molti erano i leoni, le tigri, gli elefanti e i rinoceronti. Al di là del Tevere offrii uno spettacolo di battaglia navale, si scontrarono tra loro trenta navi con i rostri, triremi o biremi. In queste flotte combatterono, oltre ai rematori, circa tremila uomini. [separatore]
RISPOSTE:
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Si narra che i primi che fondarono un impero in Asia furono gli Assiri. Gli Assiri, i quali in seguito furono chiamati Siri, mantennero l'egemonia per mille e trecento anni. Il loro re Nino, piegati dapprima i popoli confinanti, e poi gli altri popoli, sottomise le regioni di tutto l'Oriente. Egli tenne l'ultima guerra con Zoroastro, re dei Bactriani, il quale si racconta che per primo scoprì le arti magiche e studiò accuratamente i principi dell'universo e del movimento degli astri. Dopo aver ucciso costui (Zoroastro), morì anche egli stesso (Nino), lasciando un figlio ancora giovane, Ninia e la moglie Semiramide. Costei non osando consegnare l'impero al figlio ancora immaturo, né prendere in mano di persona il potere apertamente, finge di essere il figlio di Nino. Dunque al fine di dissimulare il proprio sesso, si copre le braccia e le gambe di veli e la testa con una tiara. E affinché con l'abito inconsueto non sembri che nasconda qualcosa, ordina anche al popolo di vestirsi alla stessa maniera. Così, nei primi tempi del regno, fu creduta essere il figlio Ninia. In seguito fece grandi imprese al punto che sembrò superare anche gli uomini in valore. Costei infatti fondò Babilonia, aggiunse anche l'Etiopia all'impero, e mosse guerra agli Indi. Alla fine fu uccisa dal figlio Ninia.
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C. Sempronio Bleso attaccava durante i dibattiti Cn. Fulvio per via dell'esercito mandato in rovina in Apulia, ripetendo che molti comandanti avevano portato alla rovina l'esercito per temerarietà e ignoranza, e che nessuno, più di Cn. Fulvio, aveva corrotto le proprie legioni con tutti i vizi prima di tradirle. Egli diceva: "Si può ben dire che i soldati furono sconfitti non da Annibale, ma dal loro comandante. Nessuno, quando esprime un voto, valuta a sufficienza colui al quale andrà ad affidare l'esercito. Che differenza tra Ti. Sempronio e Cn. Fulvio! Ti. Sempronio, dopo che gli fu affidato un esercito di servi, in breve fece sì che grazie alla disciplina e al comando, nessuno, una volta sul campo di battaglia, si ricordasse dei suoi vantaggi, ma tutti fossero di difesa per i compagni e di terrore per il nemico; quegli uomini restituirono al popolo Romano Cuma, Benevento e altre città dopo averle strappate come dalle fauci di Annibale. Cn. Fulvio, riempì di vizi degni di schiavi l'esercito dei Romani, cittadini nati bene, cresciuti generosamente; e dunque fece sì che fossero feroci e audaci tra i compagni, ignavi e imbelli tra i nemici e che non potessero sostenere non solo l'assalto dei Cartaginesi, ma neppure le loro grida".