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Cum et contra voluntatem meam et praetor opinionem accidisset, ut mihi cum imperio in provinciam proficisci necesse esset, in multis et variis molestiis cogitationibusque meis haec una consolatio occurrebat, quod neque tibi amicior, quam ego sum, quisquam posset succedere neque ego ab ullo provinciam accipere; quod si tu quoque eandem de mea voluntate erga te spem habes, ea te profecto numquam fallet. A te pro nostra summa coniunctione tuaque singulari humanitate etiam atque etiam quaeso et peto, ut, quibuscumque rebus poteris— poteris autem plurimis—, prospicias et consulas rationibus meis.
Essendo accaduto contro la mia volontà e l'aspettativa (del pretore ? ) *** che fosse inevitabile che io partissi per la provincia investito del sommo potere, tra i molti miei disagi e riflessioni mi si presentava quest'unica consolazione, che nessuno potesse succedermi come più amico di te, di quanto io sia, e che io non potessi ricevere l'incarico da nessuno; e se tu hai la stessa speranza a proposito del mio sentimento verso di te, certo essa non ti deluderà mai. Ti chiedo e perfino ti imploro, in nome della nostra grandissima familiarità e della tua straordinaria benevolenza, di intravedere i miei interessi e di provvedervi, con qualsiasi mezzo tu possa - e potrai certamente con numerosissimi-.
***nota del nostro tutor che ha tradotto la versione
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Qui status rerum fuerit tum, quum has litteras dedi, scire poteris ex C. Titio Strabone, viro bono et optime de re publica sentiente; nam quid dicam "cupidissimo tui, " qui domo et fortunis relictis ad te potissimum profectus sit? itaque eum tibi ne commendo quidem; adventus ipsius ad te satis eum commendabit. Tu velim sic existimes tibique persuadeas, omne perfugium bonorum in te et Bruto esse positum, si, quod nolim, adversi quid evenerit. Res, quum haec scribebam, erat in extremum adducta discrimen; Brutus enim Mutinae vix iam sustinebat: qui si conservatus erit, vicimus; sin—quod di omen avertant!—, omnis omnium cursus est ad vos. Proinde fac animum tantum habeas tantumque apparatum, quanto opus est ad universam rem publicam recuperandam. Vale.
Potrai sapere quale sarà stato lo stato delle cose allora, quando ti inviai questa lettera, tramite Tito Strabone buon uomo e amante dello stato, perché molto desideroso di te, lasciate la casa e le sue fortune, si è messo in cammino verso di te. E così neanche te lo raccomando l'arrivo di lui stesso a te lo raccomanderò sufficientemente. Spero che tu valuti così e ti persuadi che ciascun rifugio dei buoni è posto presso di te e presso Bruto se qualcosa va storto, cosa che spero non accada. Il fatto, quando ho scritto questa lettera, era verso il momentodecisivo. Decimo Bruto infatti ormai resisteva appena a Modena. Se sarà rispettato, abbiamo vinto; Altrimenti (che gli dei ci scongiurino un simile destino) la sola via di salvezza + presso di voi. Quindi cerca di avere coragggio e tanta preparazione quanta è necessaria per recuperare lo stato intero. Stammi bene
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Senes non faciunt ea quae iuvenes faciunt, at vero multo maiora et meliora faciunt. non viribus aut velocitate aut celeritate corporum res magnae geruntur, sed consilio, auctoritate, prudentia; quibus non modo non orbari sed etiam augeri senectus solet. Si ad centesimum annum P. Cornelius Scipio vixisset, certe non cucurisset aut saluisset aut hastas gladiosque adhibuisset, sed consilium, rationem, prudentiamque. quae nisi essent in senibus non summum consilio maiores nostri appellavissent senatus. Apud Lacedemonius quidem qui amplissimum magistratum gerunt, ut sunt, sic etiam nominantur senes. Quodsi historiam legeritis maximas res publicas ab adulescentibus labefactas (esse), a senibus sustentatas ac restitutas (esse) reperietis
Gli anziani non fanno le cose che fanno i giovani, ma ne fanno altre molto più e migliori. Le cose importanti non sono compiute con la forza, né velocità dei corpi né rapidità, ma con giudizio, autorità e prudenza; di queste cose la vecchiaia non è solita privarsene, ma invece di arrichirsene. Se Publio Cornelio Scipione fosse vissuto fino a 100 anni certamente non avrebbe corso né saltato o avrebbe usato aste e spade, ma senno, autorità e prudenza. Se queste cose non ci fossero state nei vecchi, i nostr iantenati non avrebbero costituito il Senato, l'assemblea più autorevole. Presso gli Spartani coloro che hanno sicuramente il più prestigioso magistrato, come sono, così sono chiamati << anziani>>. Se poi leggerete la storia troverete che importanti stati, indeboliti dai giovani, sono stati sostenuti e rimessi in sesto dagli anziani.
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quatenus amor in amicitia progredi debeat. Numne, si Coriolanus habuit amicos, ferre contra patriam arma illi cum Coriolano debuerunt? num Vecellinum amici regnum adpetentem, num Maelium debuerunt iuvare?Ti. quidem Gracchum rem publicam vexantem a Q. Tuberone aequalibusque amicis derelictum videbamus. At C. Blossius Cumanus, hospes familiae vestrae, Scaevola, cum ad me, quod aderam Laenati et Rupilio consulibus in consilio, deprecatum venisset, hanc ut sibi ignoscerem, causam adferebat, quod tanti Ti. Gracchum fecisset ut, quidquid ille vellet, sibi faciendum putaret. Tum ego: 'Etiamne, si te in Capitolium faces ferre vellet?' 'Numquam' inquit 'voluisset id quidem; sed si voluisset, paruissem. ' Videtis, quam nefaria vox! Et hercule ita fecit vel plus etiam quam dixit; non enim paruit ille Ti. Gracchi temeritati sed praefuit, nec se comitem illius furoris, sed ducem praebuit. Itaque hac amentia quaestione nova perterritus in Asiam profugit, ad hostes se contulit, poenas rei publicae graves iustasque persolvit. Nulla est igitur excusatio peccati, si amici causa peccaveris
vediamo innanzi tutto fino a che punto deve spingersi l'amore per un amico. Gli amici di Coriolano, se mai ne ebbe, avrebbero dovuto impugnare le armi contro la patria insieme a lui? E quando Vecellino e Melio aspiravano alla tirannide, gli amici avrebbero dovuto seguirli? Tiberio Gracco fomentava disordini contro lo stato: Quinto Tuberone e gli altri amici suoi coetanei lo abbandonarono, come si è visto. Invece Caio Blossio di Cuma, ospite della vostra famiglia, Scevola, quando venne da me a chiedere perdono, perché ero membro della commissione d'inchiesta con i consoli Lenate e Rupilio, per giustificarsi diceva di aver stimato tanto Tiberio Gracco da credere suo dovere l'esaudire ogni sua decisione. Allora io: «Anche se ti avesse chiesto di dare alle fiamme il Campidoglio?» «Non mi avrebbe mai chiesto una cosa simile!» rispose. «In quel caso, però, avrei ubbidito. » Vedete che parole infami! E, perdio, lo fece davvero. Anzi, superò quanto aveva detto: non obbedì alla temerarietà di Tiberio Gracco, ma la istigò, non si offrì come complice della sua follia, ma come guida. E così, persa completamente la testa, per paura dell'inchiesta straordinaria, riparò in Asia, passò al nemico e pagò allo stato una pena dura, ma giusta. Perciò, dire di aver commesso un reato per un amico non è un'attenuante. Se infatti è stata la tua fede nella virtù a conciliarti l'amicizia, difficilmente l'amicizia resisterà se rinunci alla virtù
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Vereamini censeo, ne in hoc scelere tam immani ac nefando nimis aliquid severe statuisse videamini; multo magis est verendum, ne remissione poenas crudeles in patriam quam ne severitate animadversionis nimis vehementes in acerbissimos hostis fuisse videamur. Sed ea, quae exaudio, patres conscripti, dissimulare non possum. Iaciuntur enim voces, quae perveniunt ad auris meas eorum, qui vereri videntur, ut habeam satis praesidii ad ea, quae vos statueritis hodierno die, transigunda. Omnia et provisa et parata et constituta sunt, patres conscripti, cum mea summa cura atque diligentia, tum etiam multo maiore populi Romani ad summum imperium retinendum et ad communes fortunas conservandas voluntate. Omnes adsunt omnium ordinum homines, omnium generum, omnium denique aetatum; plenum est forum, plena templa circum forum, pleni omnes aditus huius templi ac loci Causa est enim post urbem conditam haec inventa sola, in qua omnes sentirent unum atque idem praeter eos, qui cum sibi viderent esse pereundum, cum omnibus potius quam soli perire voluerunt
Ritengo che dobbiate domandarvi con preoccupazione se, in questo delitto così immane e nefando, abbiate adottato misure adeguatamente severe; molto di più dobbiamo preoccuparci che, con la mitezza della pena, sembriamo essere stati crudeli contro la Patria piuttosto che, con la severità del castigo, essere stati sufficientemente duri contro nemici pericolosissimi. Tuttavia, padri coscritti, non posso nascondere quanto sento dire. Ci sono in giro voci che arrivano sino a me: a quanto pare, alcuni temono che io non disponga di mezzi sufficienti per eseguire quanto voi deciderete oggi. Ogni cosa è stata prevista, disposta, sistemata, padri coscritti, non solo con tutto l'impegno e lo zelo di cui sono capace, ma soprattutto grazie al desiderio del popolo romano di difendere la sua sovranità e di conservare i beni comuni. Tutti sono venuti qui, uomini di ogni classe, condizione, età! Pieno è il Foro, pieni i templi intorno al Foro, piena ogni strada che porta a questo tempio Dai tempi della fondazione di Roma, è questa l'unica circostanza in cui tutti nutrono gli stessi intendimenti, a eccezione di chi, accorgendosi di essere a un passo dalla fine, ha deciso di morire insieme a tutti gli altri piuttosto che da solo.