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Ὦ ἄνδρες Ἕλληνες, οὐκ ἀνθρώπων ἀπορῶν βαρβάρων συμμάχους ὑμᾶς ἄγω, ἀλλὰ νομίζων ἀμείνονας καὶ κρείττους πολλῶν βαρβάρων ὑμᾶς εἶναι, διὰ τοῦτο προσέλαβον. ὅπως οὖν ἔσεσθε ἄνδρες ἄξιοι τῆς ἐλευθερίας ἧς κέκτησθε καὶ ἧς ὑμᾶς ἐγὼ εὐδαιμονίζω. εὖ γὰρ ἴστε ὅτι τὴν ἐλευθερίαν ἑλοίμην ἂν ἀντὶ ὧν ἔχω πάντων καὶ ἄλλων πολλαπλασίων. πως δὲ καὶ εἰδῆτε εἰς οἷον ἔρχεσθε ἀγῶνα, ὑμᾶς εἰδὼς διδάξω. τὸ μὲν γὰρ πλῆθος πολὺ καὶ κραυγῇ πολλῇ ἐπίασιν· ἂν δὲ ταῦτα ἀνάσχησθε, τὰ ἄλλα καὶ αἰσχύνεσθαί μοι δοκῶ οἵους ἡμῖν γνώσεσθε τοὺς ἐν τῇ χώρᾳ ὄντας ἀνθρώπους. ὑμῶν δὲ ἀνδρῶν ὄντων καὶ εὖ τῶν ἐμῶν γενομένων, ἐγὼ ὑμῶν τὸν μὲν οἴκαδε βουλόμενον ἀπιέναι τοῖς οἴκοι ζηλωτὸν ποιήσω ἀπελθεῖν, πολλοὺς δὲ οἶμαι ποιήσειν τὰ παρ’ ἐμοὶ ἑλέσθαι ἀντὶ τῶν οἴκοι.
O uomini greci, mi sono messo alla vostra testa non certo perché mi fanno difetto i soldati barbari, ma poiché vi ritengo migliori e più valorosi di molti dei barbari. Per questo il motivo vi ho presi con me. Siate dunque degni o uomini della libertà che avete conquistato e per la quale io vi giudico felici. Ben sapete infatti che preferirei la libertà a tutti i beni che ho e anche ad altri più grandi. Perché vi rendiate conto del tipo di combattimento al quale andrete incontro, io ve lo illustrerò, dato che lo conosco. Hanno un'infinità di soldati, attaccano con urla tremende. Se riuscirete a resistere alla loro vista e alle grida, ritengo che proverò vergogna, quando capirete quali uomini vivono nelle mie terre. Se sarete valorosi e il successo mi arriderà, chi di voi vorrà tornare in patria lo renderò invidiabile agli occhi dei suoi concittadini; ma, ne sono convinto, spingerò molti a preferire i miei vantaggi alle gioie di casa".
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ἔπειτα ἄν τε σὺν ἵππωι ἀρήγειν τις τῆι πόλει βούληται, τὸν ἵππον ἱκανωτάτη ἡ γεωργία συντρέφειν, ἂν τε πεζῆι, σφοδρὸν τὸ σῶμα παρέχει· θήραις τε ἐπιφιλοπονεῖσθαι συνεπαίρει τι ἡ γῆ καὶ κυσὶν εὐπέτειαν τροφῆς παρέχουσα καὶ θηρία συμπαρατρέφουσα. ὠφελούμενοι δὲ καὶ οἱ ἵπποι καὶ αἱ κύνες ἀπὸ τῆς γεωργίας ἀντωφελοῦσι τὸν χῶρον, ὁ μὲν ἵππος πρώι τε κομίζων τὸν κηδόμενον εἰς τὴν ἐπιμέλειαν καὶ ἐξουσίαν παρέχων ὀψὲ ἀπιέναι, αἱ δὲ κύνες τά τε θηρία ἀπερύκουσαι ἀπὸ λύμης καρπῶν καὶ προβάτων καὶ τῆι ἐρημίαι τὴν ἀσφάλειαν συμπαρέχουσαι.
Se qualcuno vuole aiutare la città con il cavallo l'agricoltura è più che sufficiente per mantenere il cavallo; se invece qualcuno vuole aiutare la città con la fanteria l'agricoltura rende resistente il corpo. La terra spinge ad occuparsi volentieri della caccia, fornendo facile reperibilità di cibo per i cani e nutrendo contemporaneamente gli animali. l I cavalli ed i cani che traggono utilità dall'agricoltura, sono a loro volta utili alla campagna: il cavallo trasporta di mattina presto chi ha cura di sorvegliare i lavori e gli offre la possibilità di ritornare tardi, mentre i cani impediscono alle bestie selvatiche di distruggere i frutti e le greggi e contribuiscono a rendere sicuri luoghi isolati.
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Ό τοίνυν θεός τήν ψυχήν κρατίστην τῷ άνθρώπῳ ένέφυσε. Τίνος γάρ ἃλλου ζῴου ψυγή πρῶτα μέν θεῶν τῶν τά μέγιστα καί κάλλιστα συνταξάντων ᾓσθηται ὂτι είσί; Τί δε φϋλον ἃλλο ἢ ἃνθρωποι θεούς θεραπευουσι; ποια δέ ψυχή τῆς άνθρωπίνης ίκανωτέρα προφυλάττεσθαι ἢ λιμόν ἢ διψος ἢ ψυχη ἢ θάλπη, ἢ νόσοις έπικουρῆσαι, ἢ ρώμην άσκήσαι, ἢ πρός μάθησιν εκπονῆσαι, ἢ ὂσα ἃν άκούσῃ ἢ ϊδῃ ἢ μάθῃ ίκανω-τέρα έστι διαμεμνῆσθαι, Ού γάρ πάνυ σοι κατάδηλον ὂτι παρά τἆλλα ζῷα ὣσπερ θεοί ἃνθρωποι βιοτεύουσι, φύσει και τῷ σώματι και τῇ ψυχῇ κρατιστεύοντες; Οὒτε γάρ βοός ἃν ἒχων σῶμα, άνθρώπου δέ γνώμην έδύνατ’ ἃν πράττειν ἃ έβούλετο, οϋθ ὂσα χεΐρας ἒχει, ἃφρονα δ’ έστί, πλέον ούδέν ἒχει. Σύ δ’ άμφοτέρων τῶν πλείστου άξιων τετυχηκώς ούκ οϊει σοῦ θεούς έπιμελεῖσθαι;
La divinità inoltre produsse nell’uomo l’anima capacissima. Per prima cosa infatti l'anima di quale altro vivente sa percepire che esistono gli dei, i quali hanno composto con ordine realtà grandissime e bellissime? Quale altra specie poi, se non gli uomini, venerano gli dei? Quale anima è più capace di quella umana di difendersi o dalla fame o dalla sete o dal freddo e dal caldo, o di curare le malattie, di esercitare la forza, di faticare per imparare, qual è più capace di ricordare quanto ha ascoltato, o visto o appreso? Non ti sembra del tutto evidente che a confronto degli altri esseri viventi gli uomini conducano un'esistenza come dei, essendo i più dotati per natura nel corpo e nell'anima? Se qualcuno avesse infatti il corpo di un bue e l'intelligenza di un uomo, non potrebbe fare quello che desidererebbe e nemmeno quanti hanno le mani, ma sono senza intelligenza, hanno maggior vantaggio. Tu che hai ricevuto entrambe queste pregevolissime cose, non credi che gli dei sì prendano cura di te?
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Υποφαινοντος δε του εαρος, ο μεν Αγησιλαος ενοσει. Οτε γαρ απηγε το στρατευμα εκ των Θηβων, ... και δια χειμωνος.
Spuntata la primavera, Agesilao era colpito da una malattia. Quando infatti portava via l'esercito da Tebe mentre egli a Megara saliva dall'Afrodisio alla sede del governo gli si lacerava (lett. Presente) una vena e scorreva il sangue fino al ginocchio. Poiché la gamba era oltremodo gonfia e gli arrrecava un dolore insopportabile ...(CONTINUA)
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Χειρισοφος ελεξεν ωδε ἔλεξεν ὧδε. οἱ μὲν πολέμιοι, ὡς ὁρᾶτε, κατέχουσι τὰς ὑπερβολὰς τοῦ ὄρους· ὥρα δὲ βουλεύεσθαι ὅπως ὡς κάλλιστα ἀγωνιούμεθα. ἐμοὶ μὲν οὖν δοκεῖ παραγγεῖλαι μὲν ἀριστοποιεῖσθαι τοῖς στρατιώταις, ἡμᾶς δὲ βουλεύεσθαι εἴτε τήμερον εἴτε αὔριον δοκεῖ ὑπερβάλλειν τὸ ὄρος. ἐμοὶ δέ γε, ἔφη ὁ Κλεάνωρ, δοκεῖ, ἐπὰν τάχιστα ἀριστήσωμεν, ἐξοπλισαμένους ὡς κράτιστα ἰέναι ἐπὶ τοὺς ἄνδρας. εἰ γὰρ διατρίψομεν τὴν τήμερον ἡμέραν, οἵ τε νῦν ἡμᾶς ὁρῶντες πολέμιοι θαῤῥαλεώτεροι ἔσονται καὶ ἄλλους εἰκὸς τούτων θαῤῥούντων πλείους προσγενέσθαι. [4.6.10] μετὰ τοῦτον Ξενοφῶν εἶπεν· --ἐγὼ δ᾽ οὕτω γιγνώσκω. εἰ μὲν ἀνάγκη ἐστὶ μάχεσθαι, τοῦτο δεῖ παρασκευάσασθαι, ὅπως ὡς κράτιστα μαχούμεθα· εἰ δὲ βουλόμεθα ὡς ῥᾷστα ὑπερβάλλειν, τοῦτό μοι δοκεῖ σκεπτέον εἶναι, ὅπως ὡς ἐλάχιστα μὲν τραύματα λάβωμεν, ὡς ἐλάχιστα δὲ σώματα ἀνδρῶν ἀποβάλωμεν
Chirisofo disse (aor.λεγω) così. «I nemici, come vedete, occupano i valichi dei monti. (E’) tempo di stabilire come meglio combatteremo (αγονιζω). Mi sembra opportuno dunque invitare i soldati a prepararsi, (credo) di consigliare a noi che o oggi o domani bisogna passare oltre il monte». «A me», diceva Clenore, «sembra che anche se ci preparassimo troppo presto, quelli armati più fortemente verrebbero contro gli uomini. Se infatti li affronteremo oggi stesso, quelli ora vedendoci saranno nemici animosi». Dopo questo Senofonte disse: «Io così credo. Se c’è necessità di combattere, tutto fu approntato, così che fortissimamente combatteremo, così assai facilmente passeremo oltre, questo credo sia da esaminare, anche se perdessimo piccolissimo corpo di uomini.(by Geppetto)