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LA RELIGIOSITà AUTENTICA DI AGESILAO
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Ellenion
INIZIO: βουλομαι δε και εν κεϕαλαιοις επανελθειν την αρετην αυτου
CENTRO: ικετας δε θεων ουδε εχθρους εβιαζετο, νομιζων αλογον ειναι
FINE: ϕοβουμενος μεν ιλαρος ϕαινεσθαι ευτυχων δε πραος ειναι
TRADUZIONE
Voglio passare in rassegna per sommi capi la virtù di Agesilao, affinché il ricordo ne rimanga più saldamente impresso. Agesilao venerava anche i templi dei nemici, ritenendo fosse opportuno rendersi alleati gli dèi non meno nel territorio nemico che in quello amico. Non oltraggiava i supplici degli dèi neppure se erano nemici, ritenendo esser cosa irragionevole chiamar sacrileghi coloro che rubano dai templi e stimare invece pii quanti strappano i supplici dagli altari. Egli poi non cessava mai di dire che credeva che gli dèi si compiacessero non meno delle opere sante che dei sacrifici puri. Inoltre ogniqualvolta era fortunato non disprezzava gli uomini, ma ne era riconoscente agli dèi. Quando le cose gli andavano bene sacrificava più vittime di quante ne promettesse mentre era sfortunato. Si era avvezzato ad apparire ilare nella paura, ad esser mite quando la sorte gli era favorevole. Tra gli amici egli amava non i più potenti, ma i più affezionati. Egli odiava non chi avendo ricevuto del male se ne vendicava, ma chi essendo stato beneficato appariva ingrato. Si compiaceva di veder poveri coloro che si eran procacciati guadagni disonesti e di fare ricchi i giusti, volendo rendere fonte di maggior lucro la giustizia che l'ingiustizia. Soleva conversare con uomini d'ogni sorta, ma essere amico soltanto dei buoni. E quando sentiva biasimare o lodare alcuno, pensava di scoprire i costumi di quanti parlavano non meno che quelli di coloro su cui essi parlavano.
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LA BELLEZZA DELLA PATERNITà E MATERNITà
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Ellenion
καὶ ὁ μέν γε ἀνὴρ τήν τε συντεκνοποιήσουσαν ἑαυτῷ τρέφει καὶ τοῖς μέλλουσιν ἔσεσθαι παισὶ προπαρασκευάζει πάντα, ὅσα ἂν οἴηται συνοίσειν αὐτοῖς πρὸς τὸν βίον, καὶ ταῦτα ὡς ἂν δύνηται πλεῖστα· ἡ δὲ γυνὴ ὑποδεξαμένη τε φέρει τὸ φορτίον τοῦτο, βαρυνομένη τε καὶ κινδυνεύουσα περὶ τοῦ βίου καὶ μεταδιδοῦσα τῆς τροφῆς, ᾗ καὶ αὐτὴ τρέφεται, καὶ σὺν πολλῷ πόνῳ διενεγκοῦσα καὶ τεκοῦσα τρέφει τε καὶ ἐπιμελεῖται, οὔτε προπεπονθυῖα οὐδὲν ἀγαθὸν οὔτε γιγνῶσκον τὸ βρέφος ὑφ’ ὅτου εὖ πάσχει, οὐδὲ σημαίνειν δυνάμενον ὅτου δεῖται, ἀλλ’ αὐτὴ στοχαζομένη τά τε συμφέροντα καὶ τὰ κεχαρισμένα πειρᾶται ἐκπληροῦν, καὶ τρέφει πολὺν χρόνον καὶ ἡμέρας καὶ νυκτὸς ὑπομένουσα πονεῖν, οὐκ εἰδυῖα εἴ τινα τούτων χάριν ἀπολήψεται. καὶ οὐκ ἀρκεῖ θρέψαι μόνον, ἀλλὰ καί, ἐπειδὰν δόξωσιν ἱκανοὶ εἶναι οἱ παῖδες μανθάνειν τι, ἃ μὲν ἂν αὐτοὶ ἔχωσιν οἱ γονεῖς ἀγαθὰ πρὸς τὸν βίον, διδάσκουσιν, ἃ δ’ ἂν οἴωνται ἄλλον ἱκανώτερον εἶναι διδάξαι, πέμπουσι πρὸς τοῦτον δαπανῶντες, καὶ ἐπιμελοῦνται πάντα ποιοῦντες ὅπως οἱ παῖδες αὐτοῖς γένωνται ὡς δυνατὸν βέλτιστοι.
TRADUZIONE
E certo non ti immagini che gli uomini facciano i bambini per piacere dell'amore le strade ele case sono piene di gente che li soddisferà di questo piacere. E' evidente anche noi noi guardiamo bene da quali donne avremmo i figli migliori e unendoci a quelle mettiamo al mondo dei bambini. E l'uomo nutre colei che si è unita a lui per procreare e prepara per i piccoli che nasceranno tutto quello che pensa potrà giovare a loro per la vita e nella quantà più grande possibile. E la donna raccolto questo fardello lo porta con se e caricata del peso col rischio della propria vita dividendo con lui il cibo di cui anch'essa si nutre sopportando fino alla fine con molto sacrificio, generatolo lo nutre e lo cura senza averne ricevuto prima nessun vantaggio senza che il piccolo riconosca la nutrice da cui riceve del bene, ne sappia indicare quello di cui ha bisogno: ma, prevedendo quello che gli può essere utile e quello che gli può far piacere ella cerca di accontentarlo e lo alleva per molto tempo sottoponendosi a fatiche di giorno e di notte senza sapere quale gratitudine riceverà da tutto questo. E non basta che li nutrano soltanto ma quando i bambini sembrano in grado di apprendere qualcosa i genitori insegnano loro anche ciò che ritengono valido per la vita e per le cose per cui pensano che un altro sia più capace di insegnarle li inviano da costui con grandi spese e curano di fare tutto in modo che i figli diventino per loro i migliori possibili
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LA BATTAGLIA DI EGOSPOTAMI
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Ellenion
TRADUZIONE
Lisandro, dopo che fu il quinto giorno che navigavano contro gli Ateniesi, disse a coloro che lo seguivano che, quando avrebbero visto che gli Ateniesi erano arrivati e si erano sparpagliati lungo il Chersoneso, cosa che facevano ogni giorno sempre più sia per acquistare provviste sia per deridere( disprezzare, sottovalutare) Lisandro, perché egli non aveva ancora attaccato la flotta, ( disse che) salpassero in senso contrario rispetto a lui, innalzando uno scudo nel mezzo della navigazione. Questi obbedirono a questi comandi come egli aveva ordinato. Subito, Lisandro, indicò la strada più veloce per navigare; anche Torace era presente, essendo un fante. Conone, quando vide la spedizione navale, ordinò( diede segnale) alle navi di correre in aiuto con tutte le forze. Dal momento che gli uomini si erano sparpagliati, c'erano le navi biremi, le navi con una sola squadra di rematori e quelle completamente vuote. La nave di Conone ed altre sette equipaggiate intorno a lui e anche la Paralo erano state dispiegate tutte compatte, ma Lisandro portò tutte le altre verso terra. Raccolse la maggior parte degli uomini a terra. Questi fuggirono verso piccole fortezze.
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IL RITORNO DI ALCIBIADE AD ATENE VERSIONE DI GRECO di Senofonte TRADUZIONE dal libro Ellenion
Αλκιβιαδης δε προς την γην ορμισθεις απεβαινε μεν ουκ ευθυς, φοβουμενος τους εχθρους: επαναστας δε επι του καταστρωματος εσκοπει τους αυτου επιτηδειους, ει παρειησαν. Κατιδων δε Ευρυπτολεμον τον Πεισιανακτος, αυτου δε ανεψιον, και τους αλλους οικειους και τους φιλους μετ' αυτων, τοτε αποβας αναβαινει εις την πολιν μετα των παρεσκευασμενων, ει τις απτοιτο, μη επιτρεπειν. Εν δε τη βουλη και τη εκκλησια απολογησαμενος ως ουκ ησεβηκει, ειπων δε ως ηδικηται, λεχθεντων δε και αλλων τοιουτων και ουδενος αντειποντος δια το μη ανασχεσθαι αν την εκκλησιαν, αναρρηθεις απαντων ηγεμων αυτοκρατωρ, ως οιος τε ων σωσαι την προτεραν της πολεως δυναμιν, προτερον μεν τα μυστηρια των Αθηναιων κατα θαλατταν αγοντων δια τον πολεμον, κατα γην εποιησεν εξαγαγων τους στρατιωτας απαντας: μετα δε ταυτα κατελεξατο στρατιαν, οπλιτας μεν πεντακοσιους και χιλιους, ιππεας δε πεντηκοντα και εκατον, ναυς δ' εκατον. Και μετα τον καταπλουν τριτω μηνι ανηχθη επ' Ανδρον αφεστηκυιαν των Αθηναιων
TRADUZIONE
Alcibiade, attaccata l’ancora a terra, non sbarcava subito, temendo gli avvrsarii: salito sul ponte guardava se i suoi amici si facevano avanti. Quando vide Euriptolemo figlio di Pisianatte suo cugino, e gli altri familiari ed amici che lo accompagnavano, allora sbarcato si incammina verso Atene, insieme con uomini pronti nel caso che qualcuno lo toccasse, ad impedirlo. Nel consiglio e nell’ assemblea disse in sua difesa che non aveva commesso empietà e si dichiarò vittima di un’ingiustizia, quindi dopo che furono dette altre cose di tal genere senza che nessuno parlasse contro per il fatto che l’assemblea non l’avrebbe consentito, fu proclamato capo supremo fornito di pieni poteri, come colui che solo era in grado di restaurare la primitiva potenza della città; quindi, mentre dapprima gli Ateniesi muovevano la processione dei misteri per via di mare a causa della guerra, fece in modoche muovesse per via di terra, protetta da una forte scorta di soldati. In seguito arruolò soldati millecinquecento opliti, cento cinquanta cavalieri ed equipaggiò cento navi. Tre mesi dopo il ritorno, salpò per Andro che aveva abbandonato l’alleanza di Atene
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GLI SPARTANI CONQUISTANO LAMPSACO
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Λύσανδρος δ' εκ της 'Ρόδου παρά την Ίωνίαν έκπλεΐ πρδς τδν "Ελλήσποντον προς τε των πλοίων τδν Ικπλουν καΐ επί τάς άφεστηκυίας αυτών πόλεις. Άνήγοντο δε καΐ οί Αθηναίοι επί της Χίου πελά-γιοι· ή γαρ Ασία πολεμία αότοΐς ην 18 Λύσανδρος δ' εξ Αβύδου παρέπλει είς Λάμψακον σύμμαχον οδσαν ΆθηΞενοφώντος Ελληνικά Β', α' ναΐων καΐ οί Άβυδηνοί καΐ οί άλλοι παρί]σαν πεζί]· ήγεΐτο δε Θώραξ^Λακεδαιμόνιος. 19 Προσβαλόντες δε τί} πόλει «ΙροΟσι κατά κράτος, καΐ δίήρττασαν οί στρατιωται οδσαν πλουσίαν καΐ οίνου καΐ σίτου καΐ των άλλων επιτηδείων πλήρη· τα δε ελεύθερα σώματα πάντα άφΐ)κε Λύσανδρος. 20 Οί δ' Αθηναίοι κατά πόδας πλέοντες ώρμίσαντο της Χερρονήσου εν ΈλαιοΟντι ναυσΙν δγδοήκοντα καΐ εκατόν. "ΕνταΟθα δη αριστοποιουμένοις αύτοΐς άγγέλλεται τα περί Λάμψακον, καΐ ευθύς ανήχθησαν είς Σηστόν 21 έκβΐ-θεν δ' ευθύς έπισιτισάμενοι έπλευσαν είς ΑΙγός ποταμούς άντίον της Λαμψάκου· διεΐχε δε δ Ελλήσποντος ταύτη σταδίους ως πεντεκαΐδεκα. ΈνταΟθα δη έδειπνοποιοΟντο. 22 Λύσανδρος δε τη έπιούση νυκτΐ, έπεί δρθρος ην, έσήμανεν είς τάς ναΟς αριστοποιησαμένους είσβαΐνειν, πάντα δε παρασκευασάμενος ως είς ναυμαχίαν καΐ τα παραβλήματα παραβάλλων, προεΐπεν ως μηδ, είς κινήσοιτο εκ της τάξεως μηδέ άνάξοιτο. 23 Οί δε Αθηναίοι άμα τφ ήλίω άνίσχοντι επί τδ λιμένι παρετάξαντο εν μετώπφ ως είς ναυμαχίαν. Έπεί δε ουκ άντανήγαγε Λύσανδρος, καΐ της ημέρας δψέ. ην, απέπλευσαν πάλιν είς τους Αιγός ποταμούς. 24 Λύσανδρος δε τάς ταχίστας των νέων έιςέλευσεν έπεσθαι τοΐς Άθηναίοις, έπειδάν δε έκβωσι, κατιδόντας 8 τι ποιοΟσιν άποπλεΐν καΐ αΰτΩ έξαγγεΐλαι. Καΐ ου πρότερον έξεβίβασεν Ικ των νέων πρίν αδται ήκον. ΤαΟτα δ' έποίει τέτταρας ημέρας, καΐ οί Αθηναίοι έπανήγοντο. 25 Αλκιβιάδης δε κατιδών εκ των τειχών τους μεν Αθηναίους εν άίγιαλφ δρμοΟντας καΐ προς ούδεμιβ πόλει, τα δ" επιτήδεια εκ ΣηστοΟ μετίοντας -]- πεντεκαΐδεκα σταδίους απδ των νέων, τους δε πολεμίους εν λιμένι καΐ προς πόλει έχοντας πάντα, ουκ εν καλφ Ιφη αυτούς δρμεΐν, άλλα μεθορμίσαι είς Σηστβν παρήνει προς τε λιμένα καΐ πρδς πόλιν οδ δντες ναυμαχήσετε, Ιφη, δταν βούλησθε.
TRADUZIONE
Lisandro andò lungo le coste della Ionia da Rodi fino all'Ellesponto per impedire il passaggio delle navi da carico e per riawicinarsi alle città alleate che avevano defezionato. Salparono anche gli Ateniesi, navigando in direzione di Chio in mare aperto, dato che la costa asiatica era loro ostile. 18 Lisandro proseguì da Abido a Lampsaco, che era alleata di Atene; gli Abideni e gli uomini delle altre città vi arrivarono via terra al comando dello spartano Torace. Assalita la città, la espugnarono, e i soldati la saccheggiarono perché era ricca e ben fornita di vino, grano e ogni altro genere di viveri; le persone di condizione libera Lisandro le rilasciò tutte. Gli Ateniesi, che navigavano sulle loro tracce, fecero scalo a Eleunte, nel Chersoneso, con centottanta navi. Qui, mentre pranzavano, giunse loro la notizia di Lampsaco, e salparono subito alla volta di Sesto, da dove, appena fatto rifornimento, si diressero a Egospotami, che è proprio di fronte a Lampsaco, nel punto in cui l'Ellesponto è largo circa quindici stadi. E qui cenarono. La notte seguente, allo spuntar dell'alba Lisandro diede il segnale di imbarcarsi dopo colazione, quindi, fatti tutti i preparativi per la battaglia e posti sulle fiancate i ripari, comandò che nessuno si muovesse dallo schieramento né si spingesse al largo. Al sorgere del sole gli Ateniesi si schierarono in linea davanti al porto, pronti al combattimento. Ma poiché Lisandro continuava a trattenere le sue navi, e si faceva ormai sera, ritornarono a Egospotami. Lisandro, allora, fece seguire gli Ateniesi dalle sue navi più veloci, ordinando che tornassero a riferirgli che cosa facevano una volta a terra. E non permise a nessuno di sbarcare prima del loro arrivo. Fece così per quattro giorni, e gli Ateniesi continuarono a spingersi avanti. Alcibiade intanto, avendo notato dalla sua fortezza che gli Ateniesi erano alla fonda vicino a una spiaggia aperta, lontani da ogni città e costretti a procurarsi i rifornimenti a Sesto, t a quindici stadi dalle navi, 14 mentre i nemici, ormeggiati in un porto e vicini alla città, avevano tutto, li avvertì che erano all'ancora in posizione svantaggiosa e consigliò di trasferire la flotta a Sesto, dove avrebbero trovato porto e città. «Stando là» disse «attaccherete battaglia ogni volta che vorrete. » Ma gli strateghi, soprattutto Tideo e Menandro, gli intimarono andarsene
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