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Facendo guerra i Peloponnesiaci contro gli Spartani, in un periodo in cui soffrivano la fame, Agide fece una proposta di restare senza cibi per un giorno; e volendo spaventare i nemici, mandò alcuni disertori ad annunziare che nella notte seguente sarebbe arrivato un forte contingente di alleati in aiuto degli Spartani. Quindi fece legare le bocche degli animali per tutta la giornata e, al sopraggiungere della notte, le fece sciogliere, cosicche' gli animali affamati, una volta liberati dai legami, avute l'erba e la pastura, saltavano e fremevano di gioia e facevano un gran rumore; ne echeggiavano anche le valli fra i monti. Inoltre, ordinò ai soldati di dividersi chi da una parte e chi dall'altra e di accendere due e tre fuochi. Pertanto i Peloponnesiaci, ingannati dalla quantita' delle grida e dall'intensita' dello strepito, pensando che fosse arrivato un grosso contingente di truppe ausiliarie, subito si ritirarono in fuga.
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Libro gymnasion
Σκιπιων ο Αιμιλιανος υπο της βουλης εξεπεμπετο μετα βουλευτων τινων ως πολεων και εθνων και βασιλεων επισκοπος, ινα εφορωη, ως λεγει Ομηρος, «ανθρωπων υβριν τε και ευνομιην». Ηκεν ουν και εις Αλεξανδρειαν μετα δε την αποβασιν εκ της νεως βαδιζοντος του Σκιπιωνος κατα της κεφαλης εχοντος το ιματιον, οι Αλεξανδρεις περιθεοντες αυτον ηξιουν αποκαλυπτεσθαι και το προσωπον αποφαινειν. Του δε βασιλεως μολις αμιλλωμενου τοις Ρωμαιοις βαδιζουσι δι αργιαν και τρυφην του σωματος, ο Σκιπιων ατρεμα προς Παναιτιον ψιθυριζων ελεγεν «Ιδου, ηδη τι απολαυουσιν απο της επιδημιας ημων οι Αλεξανδρεις· δι ημας γαρ ορωσι τον αυτων βασιλεα περιπατουντα».
Scipione Emiliano era inviato dal senato come regolatore della città, dei popoli e dei sovrani, affinché osservasse, come dice Omero, "la prepotenza e la giustizia degli uomini". Giungendo dunque ad Alessandria; dopo la discesa dalla nave avanzando con un mantello sulla testa, gli Alessandrini pensavano che volesse nascondersi e desideravano che mostrasse il volto. Quello si nascondeva, gli altri urlavano e facevano rumore. Si avvicinarono ai romani, lottando a fatica il re per l'eccessivo riposo e per la mollezza del corpo, Scipione senza scomporsi diceva sussurrando a Panezio "oramai gli Alessandrini traggono qualche vantaggio dal nostro arrivo: infatti grazie a noi vedono il re camminare".
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Senofonte dal libro gymnasion
ὡς δ' ἡ τροπὴ ἐγένετο, διασπείρονται καὶ οἱ Κύρου ἑξακόσιοι εἰς τὸ διώκειν ὁρμήσαντες, πλὴν πάνυ ὀλίγοι ἀμφ' αὐτὸν κατελείφθησαν, σχεδὸν οἱ ὁμοτράπεζοι καλούμενοι. σὺν τούτοις δὲ ὢν καθορᾷ βασιλέα καὶ τὸ ἀμφ' ἐκεῖνον στῖφος· καὶ εὐθὺς οὐκ ἠνέσχετο, ἀλλ' εἰπὼν Τὸν ἄνδρα ὁρῶ ἵετο ἐπ' αὐτὸν καὶ παίει κατὰ τὸ στέρνον καὶ τιτρώσκει διὰ τοῦ θώρακος, ὥς φησι Κτησίας ὁ ἰατρός, καὶ ἰᾶσθαι αὐτὸς τὸ τραῦμά φησι. παίοντα δ' αὐτὸν ἀκοντίζει τις παλτῷ ὑπὸ τὸν ὀφθαλμὸν βιαίως· καὶ ἐνταῦθα μαχόμενοι καὶ βασιλεὺς καὶ Κῦρος καὶ οἱ ἀμφ' αὐτοὺς ὑπὲρ ἑκατέρου, ὁπόσοι μὲν τῶν ἀμφὶ βασιλέα ἀπέθνῃσκον Κτησίας λέγει· παρ' ἐκείνῳ γὰρ ἦν· Κῦρος δὲ αὐτός τε ἀπέθανε καὶ ὀκτὼ οἱ ἄριστοι τῶν περὶ αὐτὸν ἔκειντο ἐπ' αὐτῷ. Ἀρταπάτης δ' ὁ πιστότατος αὐτῷ τῶν σκηπτούχων θεράπων λέγεται, ἐπειδὴ πεπτωκότα εἶδε Κῦρον, καταπηδήσας ἀπὸ τοῦ ἵππου περιπεσεῖν αὐτῷ. καὶ οἱ μέν φασι βασιλέα κελεῦσαί τινα ἐπισφάξαι αὐτὸν Κύρῳ, οἱ δ' ἑαυτὸν ἐπισφάξασθαι σπασάμενον τὸν ἀκινάκην· εἶχε γὰρ χρυσοῦν· καὶ στρεπτὸν δ' ἐφόρει καὶ ψέλια καὶ τἆλλα ὥσπερ οἱ ἄριστοι Περσῶν· ἐτετίμητο γὰρ ὑπὸ Κύρου δι' εὔνοιάν τε καὶ πιστότητα.
Traduzione numero 1
Ma non appena si verificò la rotta nemica, si disuniscono anche i seicento di Ciro, che si gettano all’inseguimento, tranne pochissimi che rimasero con lui, più o meno i suoi cosiddetti compagni di tavola. Mentre era con loro, scorge il re e gli uomini al suo seguito. Subito non si trattenne più, ma disse: "Ecco il mio uomo"; si lancia contro di lui, lo colpisce al petto e lo ferisce trapassandogli la corazza, come racconta Ctesia il medico, che afferma di aver curato di persona la ferita. Ma proprio mentre lo colpiva, qualcuno gli vibra un colpo di giavellotto sotto l'occhio, con forza. Allora qui scoppiò un violento corpo a corpo tra il re e Ciro e i rispettivi uomini. Il numero di quanti caddero tra i sudditi del re, lo riferisce Ctesia, che era con lui. Ciro stesso morì e dopo di lui gli otto più valorosi del suo séguito. raccontano che Artapate, il più fidato tra i suoi sceptuchi, come vide Ciro a terra, balzò da cavallo e si gettò sul suo corpo. Non manca chi sostiene che il re abbia dato l'ordine di trucidarlo sul corpo di Ciro; altri affermano che si sia tagliato di suo pugno la gola, sguainata la scimitarra: ne aveva una d'oro e portava anche una collana, bracciali e altri monili, come usano i nobili persiani. Ciro lo stimava per il suo affetto e la sua lealtà. Così dunque morì Ciro: nessuno, tra i Persiani vissuti dopo Ciro il vecchio, fu più regale e degno del comando, come concordemente ammettono le persone che lo hanno conosciuto di persona.
Traduzione numero 2
Ma non appena si verificò la rotta nemica, si disuniscono anche i seicento di Ciro, che si gettano all’inseguimento, tranne pochissimi che rimasero con lui, più o meno i suoi cosiddetti compagni di tavola. Mentre era con loro, scorse il re e gli uomini al suo seguito. Allora non si trattenne più, ma dopo aver detto «Ecco il mio uomo!». si lanciò contro di lui e lo ferì al petto e gli trapassò la corazza, come racconta il medico Ctesia, che sostiene di aver curato di persona la ferita. Ma proprio mentre lo colpiva, qualcuno gli vibrò con forza un colpo di giavellotto sotto l’occhio. Allora combattendo sia il re sia Ciro sia i rispettivi uomini, quanti morirono tra i sudditi del re lo riferisce Ctesia, infatti, era con lui. Ciro stesso morì, e assieme a lui gli otto più valorosi del suo seguito. Si racconta che Artapate, il più fidato tra gli sceptuchi, appena vide Ciro a terra, balzato dal cavallo si gettò sul suo corpo. E alcuni dicono che il re abbia dato l’ordine di trucidarlo sul corpo di Ciro; altri, invece, affermano che, dopo aver sguainato la scimitarra, si sia tagliato di suo pugno la gola: infatti, aveva una scimitarra d’oro; e portava anche una collana, bracciali e altri monili, come usano i nobili persiani; infatti, era stimato da Ciro per il suo affetto e la sua lealtà.
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Il pomo della discordia Luciano
versione greco traduzione libro Alfabeta grammata
Η Θετις μεν ηδη και ο Πηλευς απεληλυθεσαν εiς τον ταλαμον, η Ερις δε εν τοσουτω λαθουσα παντας (εδυνηθη δε ραδιως, των μεν πινοντων, ενιων δε κροτουντων, η τω Απολλωνι κιθαριζοντι η ταις Μουσαις αδουσαις προσεχοντων τον νουν) ενεβαλεν εiς το συμποσιον μηλον τι παγκαλον, χρυσουν ολον επεγεγραπτο δε· «η καλη λαβετω». Κυλινδουμενον δε τουτο ωσπερ εξεπιτηδες, ηκεν ενθα Ηρα τε και Αφροδιτη και Αθηνα κατεκλινοντο. Καπειδη ο Ερμης ανελομενος επελεξατο τα γεγραμμενα, αι μεν Νηρηιδες ημεις απεσιωπησαμεν τι γαρ εδει ποιειν εκεινων παρουσων; Αι δε αντεποιουντο εκαστη και αυτης ειναι το μηλον ηξιουν, και ει μη γε ο Ζευς διεστησεν αυτας, και αχρι χειρων αν το πραγμα προυχωρησεν. Αλλ' εκεινος· «Αυτος μεν ου κρινω», φησι, «περι τουτου· απιτε δε ες την Ιδην παρα τον Πριαμου παιδα, ος οιδε τε διαγνωναι το καλλιον φιλοκαλος ων, και ουκ αν εκεινος κριναι κακως».
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Teti e Peleo erano andati nel talamo, La Discordia cogliendo il tempo, e non vista da nessuno (era cosa facile, chè chi beveva, chi schiamazzava, chi stava attento a udire Apollo suonare la cedra, le Muse cantare), gettò nella sala del banchetto un pomo bellissimo, tutto d’oro, e con una scritta, che diceva: "la bella l’abbia. " Quello ruzzolò, ed arrivo', come (fatto) apposta, dove erano sedute Giunone, Venere e Minerva. Poichè Mercurio lo raccolse, e lesse la scritta, noi altre Nereidi non dicemmo una parola (e che ci conveniva fare quando c’erano quelle?); ma tra loro sorse contesa, e ciascuna voleva il pomo: e se Giove non le avesse separate, sarebbero venute persino alle mani. Lo pregarono che definisse lui la lite, ma egli rispose: " Di questo non voglio giudicare io; ma andate sull’ Ida da Paride figliuolo di Priamo, il quale è fine conoscitore di bellezze, e sa giudicarne, e non farà torto a nessuna. "
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La morte di Pompeo
versione greco Traduzione libro gymnasion
Ο Πομπηιος προς Πηλουσιον περαιωθεις, οπου ο Πτολεμαιος τη αδελφη Κλεοπατρα πολεμων εστρατοπεδευετο, επεμψε τινας της πατρωας ευεργεσιας αναμιμνησκων εκβηναι γαρ, πριν ασφαλειαν τινα λαβειν, ουκ εθαρσησε. Και αυτω ο μεν Πτολεμαιος ουδεν απεκρινατο· των δε Αιγυπτιων τινες, και Λουκιος Σεπτιμιος, ανηρ Τωμαιος, συνεστρατευκως ποτε τω Πομπηιω, ηλθον μεν ως φιλοι, επεβουλευσαν δε ανοσιως, και οπως ως ραστα απατηθεις αλωη, ετοιμως εφασαν εισδεξασθαι αυτον, και ακατιων επιβαντες προσεπλευσαν αυτω, και ηξιωσαν προς εαυτους μετεκβηναι, λεγοντες τον Πτολεμαιον εν πολλη επιθυμια ειναι θασσον αυτον ιδειν. Και ο μεν ουτω, καιτοι παντων των συμπλοων απαγορευοντων, πιστευσας εξηλθεν. Οι δε, επειδη εγγυς εγενοντο της γης, απεκτειναν αυτον, πριν καταπλευσαι, μηδεν μητ' ειποντα μητ' οδυραμενον ως γαρ ταχιστα της τε επιβουλης ησθετο, και εγνω οτι ουτ' αμυνασθαι αυτους ουτε διαφυγειν δυνησεται, συνεκαλυψατο.
Pompeo trasportatosi presso Pelusio, dove Tolomeo che era in guerra contro la sorella Cleopatra, poneva l’accampamento, mandò un messaggero per scendere ricordando qualche favore paterno infatti, non era fiducioso, prima di ricevere una sicurezza. E Tolomeo non gli rispondeva nulla; alcuni degli Egiziani e Lucio Settimo, il giovane Tomeo, poiché una volta avevano compiuto una spedizione militare insieme con Pompeo, partirono come alleati, tramarono empiamente, e affinché fosse colto ingannato facilmente, dissero prontamente che lo accoglievano, e saliti sui battelli navigarono verso di lui, e ritenevano degno di passare presso loro stessi, dicendo che Tolomeo aveva desiderio al più presto di vederlo. Ed egli così, sebbene dichiarando tutti compagni di navigazione, avendo confidato partì. Essi, quando giunsero vicino la terra, lo uccisero, prima che approdassero, né dicendo nulla né lamentando il più presto possibile infatti si accorgeva del complotto, e comprese così che non li avrebbe potuto evitare né sfuggire, si coprì.