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PARMENIDE VERSIONE DI GRECO di Platone TRADUZIONE dal libro Hellenikon phronema
Παρμενιδης μεν γαρ εοικε του κατα τον λογον ενος απτεσθαι, Μελισσος δε του κατα την υλην (διο και ο μεν πεπερασμενον ο δ' απειρον φησιν ειναι αυτο)· Ξενοφανης δε πρωτος τουτων ενισας (ο γαρ Παρμενιδης τουτου λεγεται γενεσθαι μαθητης) ουθεν διεσαφηνισεν, ουδε της φυσεως τουτων ουδετερας εοικε θιγειν, αλλ' εις τον ολον ουρανον αποβλεψας το εν ειναι φησι τον θεον. Ουτοι μεν ουν, καθαπερ ειπομεν, αφετεοι προς την νυν ζητησιν, οι μεν δυο και παμπαν ως οντες μικρον αγροικοτεροι, Ξενοφανης και Μελισσος· Παρμενιδης δε μαλλον βλεπων εοικε που λεγειν.
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BISOGNA PRATICARE SEMPRE LA FILOSOFIA VERSIONE DI GRECO di Epicuro
Traduzione libro Hellenikon phronema
Μητε νεος τις ων μελλετω φιλοσοφειν, μητε γερων υπαρχων κοπιατω φιλοσοφων. Ουτε γαρ αωρος ουδεις εστιν ουτε παρωρος προς το κατα ψυχην υγιαινον. Ο δε λεγων η μηπω του φιλοσοφειν υπαρχειν ωραν η παρεληλυθεναι την ωραν ομοιος εστι τω λεγοντι προς ευδαιμονιαν η μη παρειναι την ωραν η μηκετ' ειναι. Ωστε φιλοσοφητεον και νεω και γεροντι, τω μεν οπως γηριωκων νεαζη τοις αγαθοις δια την χαριν των γεγονοτων, τω δε οπως νεος αμα και παλαιος η δια την αφοβιαν των μελλοντων' μελεταν ουν χινη τα ποιουντα την ευδαιμονιαν, ειπερ παρουσης μεν αυτης παντα εχομεν, απουσης δε παντα πραττομεν εις το ταυτην εχειν. Α δε σοι συνεχως παρηγγελλον, ταυτα και πραττε και μελετα, στοιχεια του καλως ζην ταυτ' ειναι διαλαμβανων.
TRADUZIONE N. 1
L'uomo cominci da giovane a far filosofia e da vecchio non sia mai stanco di filosofare. Per la buona salute dell'animo, infatti, nessun uomo è mai troppo giovane o troppo vecchio. Chi dice che il giovane non ha ancora l'età per far filosofia, e che il vecchio l'ha ormai passata, è come se dicesse che non è ancora giunta, o è già passata, I'età per essere felici. Quindi sia l'uomo giovane che il vecchio devono far filosofia: il vecchio perché invecchiando rimanga giovane per i bei ricordi del passato; il giovane perché, pur restando giovane d'età, sia maturo per affrontare con coraggio l'avvenire. E' bene riflettere sulle cose che possono farci felici: infatti, se siamo felici abbiamo tutto ciò che occorre; se non lo siamo, facciamo di tutto per esserlo.
TRADUZIONE N. 2
Né chi è giovane indugi a filosofare né chi è vecchio sia stanco di filosofare. Infatti nessuno è né troppo giovane né troppo vecchio per la vitalità dell'anima. Chi dice che o non è ancora l'età di filosofare o che l'età è già passata, è affine a chi dice che per la felicità o non è ancora il tempo o il tempo non c'è più. Per questo deve filosofare sia il giovane sia il vecchio, l'uno perché diventando vecchio sia giovane di beni per il grato ricordo delle cose passate, l'altro perché sia al tempo stesso giovane e maturo per la mancanza di paura delle cose future; dunque bisogna addestrare ciò che procura la felicità, se é vero che abbiamo tutto quando essa é presente e facciamo tutto lo per averla quando non c'è. Metti in pratica e prepara ciò che ti ho assicurato costantemente, considerando che questi sono i principi basilari di una vita soddisfatta.
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DESCRIZIONE DI BABILONIA
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE
Ciro, dopoché ebbe sottomesso tutte le regioni del continente, assali Assiri. Dell'Assiria vi sono per avventura anche molte altre e grandi atta, ma la più rinomata e la più illustre, quella dove fu posta la loro reggia é po la distruzione di Ninive, era Babilonia, che è a un di presso una città i tal fatta. Essa sorge in una grande pianura, avente la lunghezza di cenavi-enti stadi per lato, di forma quadrata; questi stadi del perimetro della ami, sommati insieme, sono quattrocentoottanta. Orbene tale è l'ampiezza della città di Babilonia; essa poi era stata adornata come nessun'altra delle ctia che noi conosciamo. Anzitutto attorno ad essa corre una fossa profonda ampia e piena d'acqua; quindi un muro, che è di larghezza di cinquanta cubiti regali, e di duecento cubiti di altezza. Il cubito reale supera di tre dita la misura del cubito normale. Bisogna poi che oltre a ciò io dica pure dove fu collocata la terra tolta da quella fossa e in che modo fu costruito il muro. Scavando la fossa, a un tempo riducevano in mattoni la terra portata via dallo scavo e trasportando mattoni sufficienti li face-vano cuocere in fornaci; poi, usando la melma come asfalto caldo e ogni trenta ordini di mattoni intercalando strati di canne, costruirono prima le facce esterne della fossa, poi il muro stesso con il medesimo sistema. Nella parte superiore del muro, presso le estremità, posero costruzioni di un solo vano, rivolte una di fronte all'altra; lo spazio fra tali costruzioni lo lasciarono per il passaggio d'una quadriga. Tutt'attorno nel muro vi sono cento porte, tutte di bronzo, e stipiti e architravi della stessa natura.
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Differenti versioni sulla morte di Cleopatra
Versione greco Plutarco Traduzione libro Hellenikon phronema
Λέγεται δὲ τὴν ἀσπίδα κομισθῆναι σὺν τοῖς σύκοις ἐκείνοις καὶ τοῖς θρίοις ἄνωθεν ἐπικαλυφθεῖσαν· οὕτω γὰρ τὴν Κλεοπάτραν κελεῦσαι, μηδ' αὐτῆς ἐπισταμένης τῷ σώματι προσπεσεῖν τὸ θηρίον· ὡς δ' ἀφαιροῦσα τῶν σύκων εἶδεν, εἰπεῖν· "ἐνταῦθ' ἦν ἄρα τοῦτο". καὶ τὸν βραχίονα παρασχεῖν τῷ δήγματι γυμνώσασαν. οἱ δὲ τηρεῖσθαι μὲν ἐν ὑδρίᾳ τὴν ἀσπίδα καθειργμένην φάσκουσιν, ἠλακάτῃ δέ τινι χρυσῇ τῆς Κλεοπάτρας ἐκκαλουμένης αὐτὴν καὶ διαγριαινούσης, ὁρμήσασαν ἐμφῦναι τῷ βραχίονι. τὸ δ' ἀληθὲς οὐδεὶς οἶδεν· ἐπεὶ καὶ φάρμακον αὐτὴν ἐλέχθη φορεῖν ἐν κνηστίδι κοίλῃ, τὴν δὲ κνηστίδα κρύπτειν τῇ κόμῃ· πλὴν οὔτε κηλὶς ἐξήνθησε τοῦ σώματος οὔτ' ἄλλο φαρμάκου σημεῖον. οὐ μὴν οὐδὲ τὸ θηρίον ἐντὸς ὤφθη, συρμοὺς δέ τινας αὐτοῦ παρὰ θάλασσαν, ᾗ τὸ δωμάτιον ἀφεώρα καὶ θυρίδες ἦσαν, ἰδεῖν ἔφασκον· ἔνιοι δὲ καὶ τὸν βραχίονα τῆς Κλεοπάτρας ὀφθῆναι δύο νυγμὰς ἔχοντα λεπτὰς καὶ ἀμυδράς.
Si racconta che l'aspide fu portato con quei fichi, nascosto sotto le foglie: Cleopatra infatti aveva ordinato così, in modo che il serpente l'attaccasse senza che lei se ne accorgesse; ma quando tolse i fichi, lo vide e disse: "Era qui dunque". E, denudato il braccio, l'offrì al morso dell'aspide. Altri dicono che l'aspide fosse custodito in un orcio e che quando Cleopatra lo provocò e lo irritò con un fuso d'oro, saltò fuori e le si attaccò a un braccio. Ma nessuno conosce la verità; c'è anche una terza versione, cioè che Cleopatra tenesse del veleno in uno spillone cavo nascosto fra i capelli. Eppure sul suo corpo non apparve alcuna macchia né altro segno di veleno. Certo il serpente non fu visto dentro la stanza, ma ci fu chi asserì d'aver notato una sua traccia dalla parte del mare, dove guardavano le finestre della camera; altri sostengono che sul braccio di Cleopatra furono osservate due punture leggere e pressoché impercettibili.
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STORIA DI LISIA
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Hellenikon Phronema - pag. 286 n. 500
inizio: "Ουμος πατηρ Κεφαλος..."
fine: "των υμετερων αναμνησαι πειρασομαι. "
TRADUZIONE
Mio padre Cefalo fu convinto da Pericle a venire ad abitare in questa regione, vi abitò per trent'anni e mai né noi né lui citammo in giudizio o fummo citati, ma vivevamo retti da governo democratico così che non commettemmo mancanze nei confronti degli altri, né venimmo offesi da altri. Dopo che i Trenta, che erano dei poveracci e dei sicofanti, salirono al potere, affermando che era necessario rendere la città libera dai malvagi e che gli altri cittadini si dedicassero alla virtù e alla giustizia e, sebbene dicessero queste cose, non osavano praticarle, come me, avendo parlato prima delle mie e delle vostre vicende cercherò di farvi ricordare.