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LO STUDIO DI ALCUNE DISCIPLINE SI ADDICE
AI GIOVANI MA NON AGLI ADULTI
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
traduzione Panatenaico 27 e 28
τῆς μὲν οὖν παιδείας τῆς ὑπὸ τῶν προγόνων καταλειφθείσης τοσούτου δέω καταφρονεῖν, ὥστε καὶ τὴν ἐφ' ἡμῶν κατασταθεῖσαν ἐπαινῶ, λέγω δὲ τήν τε γεωμετρίαν καὶ τὴν ἀστρολογίαν καὶ τοὺς διαλόγους τοὺς ἐριστικοὺς καλουμένους, οἷς οἱ μὲν νεώτεροι μᾶλλον χαίρουσι τοῦ δέοντος, τῶν δὲ πρεσβυτέρων οὐδεὶς ἔστιν ὅστις ἂν ἀνεκτοὺς αὐτοὺς εἶναι φήσειεν. ἀλλ' ὅμως ἐγὼ τοῖς ὡρμημένοις ἐπὶ ταῦτα παρακελεύομαι πονεῖν καὶ προσέχειν τὸν νοῦν ἅπασι τούτοις, λέγων ὡς εἰ καὶ μηδὲν ἄλλο δύναται τὰ μαθήματα ταῦτα ποιεῖν ἀγαθόν, ἀλλ' οὖν ἀποτρέπει γε τοὺς νεωτέρους πολλῶν ἄλλων ἁμαρτημάτων. τοῖς μὲν οὖν τηλικούτοις οὐδέποτ' ἂν εὑρεθῆναι νομίζω διατριβὰς ὠφελιμωτέρας τούτων οὐδὲ μᾶλλον πρεπούσας: τοῖς δὲ πρεσβυτέροις καὶ τοῖς εἰς ἄνδρας δεδοκιμασμένοις οὐκέτι φημὶ τὰς μελέτας ταύτας ἁρμόττειν. ὁρῶ γὰρ ἐνίους τῶν ἐπὶ τοῖς μαθήμασι τούτοις οὕτως ἀπηκριβωμένων ὥστε καὶ τοὺς ἄλλους διδάσκειν, οὔτ' εὐκαίρως ταῖς ἐπιστήμαις αἷς ἔχουσι χρωμένους, ἔν τε ταῖς ἄλλαις πραγματείαις ταῖς περὶ τὸν βίον ἀφρονεστέρους ὄντας τῶν μαθητῶν
TRADUZIONE
Sono tanto lontano dal disprezzare l’educazione lasciata(ci) dai (nostri) antenati, che lodo anche quella vigente ai nostri tempi, e intendo dire la geometria, l’astrologia e i dialoghi chiamati eristici, di cui i giovani si compiacciono più del dovuto, ma che nessuno dei vecchi considererebbe sopportabili. E tuttavia io esorto quelli che sono orientati verso questi insegnamenti a faticare e a concentrare la (loro) attenzione su tutti questi (studi), perché io dico che, se anche questi insegnamenti non possono produrre nessun altro bene, almeno allontanano i giovani da molti altri errori. Per persone di tale età, dunque, penso che mai si potrebbero trovare occupazioni più utili né più convenienti di queste; invece per i vecchi e per quelli che sono giunti all’età virile affermo che questi esercizi non sono più adatti. Osservo infatti che alcuni di quelli che si sono così specializzati in queste discipline da insegnare anche agli altri, non utilizzano opportunamente le conoscenze che hanno e nelle altre attività che riguardano la vita (pratica) sono più stolti dei (loro) discepoli
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LE MIE PAROLE SONO ANCORA NECESSARIE
parte I e parte II
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
Tratta dal Panegirico 3-9
ἥκω συμβουλεύσων περί τε τοῦ πολέμου τοῦ πρὸς τοὺς βαρβάρους καὶ τῆς ὁμονοίας τῆς πρὸς ἡμᾶς αὐτούς, οὐκ ἀγνοῶν ὅτι πολλοὶ τῶν προσποιησαμένων εἶναι σοφιστῶν ἐπὶ τοῦτον τὸν λόγον ὥρμησαν, ἀλλ' ἅμα μὲν ἐλπίζων τοσοῦτον διοίσειν ὥστε τοῖς ἄλλοις μηδὲν πώποτε δοκεῖν εἰρῆσθαι περὶ αὐτῶν, ἅμα δὲ προκρίνας τούτους καλλίστους εἶναι τῶν λόγων, οἵτινες περὶ μεγίστων τυγχάνουσιν ὄντες καὶ τούς τε λέγοντας μάλιστ' ἐπιδεικνύουσι καὶ τοὺς ἀκούοντας πλεῖστ' ὠφελοῦσιν, ὧν εἷς οὗτός ἐστιν. ἔπειτ' οὐδ' οἱ καιροί πω παρεληλύθασιν, ὥστ' ἤδη μάτην εἶναι τὸ μεμνῆσθαι περὶ τούτων. τότε γὰρ χρὴ παύεσθαι λέγοντας, ὅταν ἢ τὰ πράγματα λάβῃ τέλος καὶ μηκέτι δέῃ βουλεύεσθαι περὶ αὐτῶν, ἢ τὸν λόγον ἴδῃ τις ἔχοντα πέρας, ὥστε μηδεμίαν λελεῖφθαι τοῖς ἄλλοις ὑπερβολήν. ἕως δ' τὰ μὲν ὁμοίως ὥσπερ πρότερον φέρηται, τὰ δ' εἰρημένα φαύλως ἔχοντα τυγχάνῃ, πῶς οὐ χρὴ σκοπεῖν καὶ φιλοσοφεῖν τοῦτον τὸν λόγον, ὃς ἢν κατορθωθῇ, καὶ τοῦ πολέμου τοῦ πρὸς ἀλλήλους καὶ τῆς ταραχῆς τῆς παρούσης καὶ τῶν μεγίστων κακῶν ἡμᾶς ἀπαλλάξει;
(I PARTE) Traduzione
Mi appresto a dare consigli per la guerra contro i barbari e la concordia fra noi, non ignoro che molti dei pretesi Sofisti hanno affrontato questo argomento, ma da un lato spero di essere tanto superiore a loro che gli altri sembrino non aver detto niente in materia, e dall’altro ritengo che i discorsi più belli siano quelli che vertono su argomenti di grandissima importanza e meglio rivelano gli oratori, risultando assai vantaggiosi a chi li ascolta. Il mio discorso è uno di questi. Inoltre le circostanze non si sono ancora così allontanate nel tempo che già sia cosa vana ricordarsi di argomenti di questo genere. Infatti solo allora bisogna cessare di parlare quando o le imprese siano state compiute e non sia più necessario prendere decisioni intorno ad esse, o si veda che il discorso ha raggiunto il limite della perfezione in modo che agli altri non resti nessuna possibilità di superarlo. 6. Ma fintanto che la situazione è la stessa che in precedenza e i discorsi fatti sono privi di valore, come non studiarà e preparare con meditata attenzione questo discorso che, qualora ben trattato, potrà liberarci dalla guerra gli uni contro gli altri, dal disordine presente e dai mali più grandi?
(II PARTE)
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CRITERI EDUCATIVI DEGLI ATENIESI
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE
i nostri progenitori curavano il meglio possibile per essi stessi. Non solo infatti erano d’accordo con l’ordinario, ma si rendevano anche grande cura l’un l’altro verso la propria vita; erano preoccupati di tutti i cittadini, soprattutto dei più giovani. Vedevano infatti i giovani per la maggior parte pieni di desideri, e soprattutto istruivano le loro menti per belle occupazioni. Di conseguenza in relazione alle ricchezze di ognuno, dirigevano i più poveri verso l’agricoltura e i commerci, e credevano che chi aveva una vita sufficiente si dedicasse alla cavalleria, alle cacce, ai ginnasi e alla filosofia.
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GLI ATENIESI TENTARONO INVANO
UN ACCORDO CON GLI SPARTANI
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Elafroteron - pagina 280 numero 41
TRADUZIONE
Gli ateniesi, assediati per terra e per mare, non avendo né navi né cibo, non sapevano cosa bisognasse fare, ritenevano che non ci fosse nessuna via di salvezza per loro. Tuttavia, sebbene molti morissero in città a causa della fame, non parlavano circa un accordo. quando ormai il cibo mancava del tutto, mandarono degli ambasciatori da Agide, poiché volevano essere alletati con gli spartani, salvare le mura e il Pireo e si stipulare accordi riguardo queste cose. Ed egli gli ordinò di marciare verso Sparta: infatti lui non aveva questo permesso. Allorchè in Sellasia, vicino Sparta, gli efori venivano a sapere le cose che avevano chiesto, mandarono via gli ambasciatori ed ordinarono agli ateniesi che se desideravano la pace, che decidessero diversamente. gli ambasciatori riferirono queste cose agli ateniesi e lo sconforto cadde su tutti, credevano infatti che sarebbero diventati prigionieri di guerra, finche mandassero altri ambasciatori agli spartani, molti sarebbero morti di fame.
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IL POTERE STRAORDINARIO DI ELENA
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
Ελένη ου μόνον αθανασίας ετυχεν, αλλά και την δύναμιν ίσόθεον λαβοϋσα, πρώτον μεν τους αδελφούς ήδη κατεχόμενους υπό πεπρωμένης εις θεούς ανήγαγε, βουλομένη δε πιστήν ποιήσαι την μεταβολήν, ούτως αύτοΤς τάς τιμάς εναργείς εδωκεν ώστε τους εν τη θαλάττη κινδυνεύοντας σώζειν, αν εύσεβώς κατακαλεσώνται. Ένεδείξατο δε και Στη-σιχόρω τω ποιητή την εαυτής δύναμιν δτε μεν γαρ αρχόμενος της φδής έβλασφήμησέ τι περί αυτής, ανέστη των οφθαλμών έστερημένος, επειδή δε γνούς την α'ιτίαν της συμφοράς την καλουμένην παλινωδίαν έποίησε, πάλιν αυτόν εις την αυτήν φύσιν κατέστησε. Λέγουσι δε τίνες καΐ των Όμηριδών ως, έπιστάσα της νυκτός Όμήρω, προσέταξε ποιεΐν περί των στρατευσαμένων επί Τροίαν, βουλομένη τον εκείνων θάνατον ζηλωτότερον ή τον βίον τον των άλλων καταστήσαι.
TRADUZIONE
Elena non soltanto ebbe in sorte l'immortalità, ma avendo anche ricevuto un potere simile a quello divino, in primo luogo elevò fra gli dèi i suoi fratelli che ormai erano vicini alla morte (lett. posseduti dal destino) e volendo rendere degno di fede (quel) trapasso, concesse loro onori così evidenti che essi (possono) salvare quanti corrono pericoli nel mare, se vengono invocati con devo/ione. Inoltre anche al poeta Stesicoro essa mostrò il proprio potere: quando infatti, cominciando un carme, egli disse qualcosa di male su di lei, si alzò privo di vista; quando poi, conosciuta la causa della sua sventura, compose la cosiddetta palinodia, essa lo restituì nuovamente nella condizione di prima. Dicono pure alcuni fra gli Omeridi che, apparsa i di notte a Omero (in sogno), gli ordinò di comporre (un carme) su coloro che avevano condotto la spedizione contro Troia, volendo rendere più invidiabile la morte di quelli che la vita degli altri.