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Cimbri et Teutones feroces et rudes Germanorum gentes omnia ferro ignique vastabant...Tum universi forti animo pugnabant et barbaros concidebant.
I Cimbri e i Teutoni, feroci e rozze popoli dei Germani, devastavano tutte le cose a ferro e fuoco. Le legioni dei Romani tentavano invano di contenere le pericolose ed impetuose scorrerie dei nemici. Alla fine Mario, comandante dall’animo temerario, si dirigeva in fretta nella Gallia contro i Teutoni con ingenti milizie; ma i barbari, per via della notevole grandezza dei corpi e per via della capigliatura incolta, provocavano ai soldati Romani un incredibile terrore. Però, nella difficile situazione, Mario rinsaldava gli animi dei Romani con parole dure e risolute. Disse: I Teutoni sono aggressivi e minacciosi d’aspetto, non per valore; o soldati Romani, dimostrate la vostra passata audacia: sarete i vincitori. A quel punto tutti combattevano con animo vigoroso ed abbattevano i barbari.
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Alexander praefectos copiasque ad contionem vocat et talem orationem habet: "Proculcamus multas nives, multos amnes, multa maria…
Alessandro chiama in assemblea i generali e le truppe, e fa questo tale discorso: "calpestiamo molte nevi, molti fiumi, molti mari; con grande temerarietà superiamo molte vette di monti. Questo mare non impedirà le nostre energiche truppe, non ci impediranno i passi e le gole della Cilicia. Il tragitto verso la vittoria non è sempre semplice, ma ora, dopo molti mesi, tutte le questioni sono facili e in discesa. Siamo infattisul limitare della vittoria: rimangono pochi fuggiaschi e gli assassini del re Dario. Noi spaventiamo i paurosi, gli assassini temono la nostra forza. Distruggete i nemici irriverenti e arroganti: con il vostro valore accrescerete la vostra reputazione, la vostra gloria si diffonderà e risplenderà presso tutti i popoli, voi offrirete alla posterità un’opera eccelsa ed immortale.
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Athenienses, ut historici narrant, Alcibiadis consilio naves instruebant et bellum suscipiebant .... Ibi Atheniense captivi inter omnis generis labores multos menses permanebant. Denique Syracusani superstites ut servos sub hasta vendebant.
Come narrano gli storici, gli ateniesi su decisione di Alcibiade, preparavano le navi, e sostenevano una guerra contro Siracusa. In un combattimento navale, dunque in Sicilia, le flotte dei Siracusani e degli Ateniesi si scontravano accanitamente Alla fine, sconfiggeva gli Ateniesi non soltanto il valore dei nemici, ma la sfinitezza: una parte perdeva la vita, una parte compiva uno sbarco dalle navi sulla terraferma, e prendeva la fuga. Ma i Siracusani li accerchiavano rapidamente e li catturavano facilmente. I Siracusani conducevano i prigionieri alla città, e li gettavano nelle Latomie. In lingua Greca, chiamiamo Latomie un luogo scoperto, dal quale i Siracusani cavavano le pietre. Lì i prigionieri Ateniesi rimanevano per molti mesi tra fatiche di ogni genere. Alla fine i Siracusani vendevano all’asta i sopravvissuti come schiavi.
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Tullius Terentiae suae salutem dicit. Si tu et Tullia lux nostra …
Tullio saluta la sua Terenzia. Se tu e la piccola Tullia, luce nostra, state bene, io sto bene (lett. noi stiamo bene - trattasi di plurale maiestatis). Io consegno spesso lettere per voi: passano tristi momenti, e in verità, quando o io vi scrivo, o io leggo le vostre lettere, le lacrime mi distruggono. Io sono (Noi siamo pl. maiestatis) stati a Brindisi, presso M. Lenio Flacco, un uomo eccezionale. Sono (siamo partiti) da Brindisi e, attraverso la Macedonia, mi dirigo (ci dirigiamo) a Cizico. Voi, o mia soavissima Terenzia, se mi amate (ci amate), fate in modo di stare bene.
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Delphis in templo dei Apollinis multae statuae ex auro et argento sunt…
A Delfi, nel tempio del dio Apollo, ci sono molte statue d’oro e d’argento, quadri belli, coppe pregiate. Infatti, a causa della fama dell’oracolo, molti si recano a Delfi da tutta l’Europa e dall’Asia, portano al dio doni magnifici, vogliono udire le sue profezie. Ma le profezie del dio sono ambigue e difficili da interpretare (da capire). Una volta, agli ambasciatori di Atene, lo interrogano sulla guerra contro i Persiani, il dio risponde così: "Difendete la vostra patria con un muro di legno! "Il muro di legno indica delle imbarcazioni: le imbarcazioni, sono infatti (fatte) di legno. In seguito gli abitanti abbandonano Atene e, con le imbarcazioni, si recano all’isola di Salamina. Ma intanto i Persiani incendiano tutte le loro case; tuttavia i Greci, alla fine, con una grande battaglia, sconfiggono e mettono in fuga i Persiani. I Greci venerano il dio anche per mezzo di giochi pubblici: gli atleti ricevono corone d’alloro, e tornano alla loro patria contenti per la vittoria e per la gloria, ed poeti famosi celebrano le loro vittorie.