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Rhea Silvia geminos filios gignit. Amulius ferus...
Rea Silvia partorisce dei figli gemelli. Amulio, il feroce zio di Rea, occupa il trono, ed abbandona i due fanciulli sulla sponda del fiume. Ma gli dei risparmiano i miseri gemellii: infatti, in un primo tempo una lupa allatta i fanciulli, poi Faustolo, il bovoro del re, li rinviene e li alleva nella propria piccola capanna. Dopo molti anni, Romolo e Remo uccidono Amulio e restituiscono il potere al nonno. In seguito fondano una città sul Palatino, ma hanno un contrasto sul potere, e Romolo uccide Remo. Poi chiama la nuova città “Roma”. I primi abitanti di Roma si riuniscono dai vicini luoghi, dimorano in piccole capanne, pascolano agnelle e capre nei campi e nei boschi, coltivano i campi. Essi non possiedono né oro, né argento, né ricchezza, ma conducono una vita onesta e morigerata. Ma i Romani non hanno donne. Allora Romolo decide di rapire le fanciulle dei Sabini, un popolo confinante A causa dell’offesa, i Sabini dichiarano guerra ai Romani, ma le donne placano il litigio, e restano con piacere a Roma; e così i Romani formano con i Sabini un popolo unico.
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Cum Graeci equi dolo Troiam claram urbem expugnant ...
Quando i Greci con l'inganno del cavallo, espugnano Troia, la famosa città, Enea fugge dalla patria portando sulle spalle il padre anziano. Egli errava a lungo a causa dell'ira di Giunone; a quel punto, dopo molte fatiche e molti pericoli, giunge a Cartagine, dove è in ospitalità presso la regina Didone. Poi si imbarca su una nave, e si reca in Italia, e insieme a pochi sopravvissuti, arriva sulle coste del Lazio.
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Hercules Iovis et Alcmenae filius infans iacebat in cunis...
Ercole, figlio di Giove ed Alcmena, da neonato giaceva nella culla. Allora Giunone, rivale di Alcmena, invia alla culla del fanciullo due serpenti spaventosi ed enormi. Subito il bimbo , in modo impavido, afferra gli spaventosi animali e li strangola velocemente. Ercole diventa un ragazzo: a quei tempi creature portentose, spaventose e spietate, terrorizzavano tutta la Grecia. Ercole, con straordinaria forza e con grande coraggio, libera la regione energicamente. E così Ercole si merita lodi eterne: in tutte le epoche i saggi celebrano le imprese dell’eroe, e nelle menti di tutti Ercole è un importante esempio di eroe valoroso e benevolo nei confronti del genere umano. Successivamente viene accolto calorosamente nell’Olimpo insieme agli altri dèi.
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Euristeo chiese ad Ercole i frutti d’oro nel giardino delle Esperidi. Ercole chiese soccorso ad Atlante, poiché una creatura prodigiosa spaventosa proteggeva i frutti del giardino. Atlante era un gigante e sosteneva il cielo per/sulle spalle. Egli fu d’aiuto ad Ercole e colse i frutti, mentre Ercole sosteneva il cielo al posto del gigante. Alla fine Ercole fece ritorno in patria e diede ad Euristeo i frutti d’oro.
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Agricola per agros ambulat; humi viperam rigidam propter ventos exanimatam...
Un contadino cammina per i campi: calpesta, a terra, una rigida vipera mezza morta per i venti. Non uccide l’animale malvagio, ma, lo appoggia, nella fattoria, presso il focolare, dove cura la malattia della vipera; presto la vipera riacquista la vita, ma non cambia l’indole malvagia: infatti, in maniera ingiusta, uccide il contadino. Il contadino, con grande tristezza, esclama: Non muoio senza una giusta ragione, infatti ho dato la vita ad un animale irriconoscente; poi esala l’anima.