- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ALIAS - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Mulier, cum in amphora ad forum lac portare ....
Una donna, mentre portava al Foro del latte in un’anfora, cominciò a riflettere, lungo la strada, in che modo potesse diventare ricca. Ricavando tre monete dal proprio latte, cominciò a riflettere su potesse comprare con quelle monete. Acquisterò una gallina, e dalle uova otterrò molti pulcini; e dopo che li avrò venduti, comprerò un maiale, che rivenderò una volta allevatolo, e quindi comprerò un cavallo per cavalcare tutto il giorno per i boschi. A quel punto cominciò a dire: Cavalcherò quel cavallo e a lui dirò: vai, vai! Però, pensando queste cose, iniziò a muovere i piedi come se avesse gli speroni, e le mani: così, con il movimento dei piedi e delle mani, ruppe l’anfora; e dopo che il latte si fu riversato a terra, ella non trovò più nulla nelle proprie mani; e così come era stata povera in precedenza, allo stesso modo fu assolutamente povera in seguito.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ALIAS - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Merula in cavea suaviter cantabat. Luscinia procul bestiolam captivam videt, ad caveam appropinquat et "Misera, inquit, cur laeta es et cantitas? ... Nimia licentia saepe laetitiam non parat!"
Un merlo in una gabbia cantava soavemente. Un usignolo, da lontano, vede la prigioniera bestiola, si avvicina alla gabbia, e dice "Misero," dice, "perché sei lieto e canticchi? Tu conduci una vita misera rinchiuso in una gabbia! Il merlo però risponde: "usignolo (vocativo), la mia vita non è misera, bensì (è) serena; ogni giorno la padrona mi offre acqua limpida e cibo abbondante. Tu, invece, voli qua e là nei boschi, sei esposto agli agguati, e non sempre ti procuri del cibo. Ascolta il mio modo di vedere: l’eccessiva libertà spesso non procura letizia.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ALIAS - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Il figlio di Giove e di Maia, Mercurio, con gli dei e con le dee viveva nell’Olimpo, e, con il suono della sua lira, allietava i banchetti degli abitanti del cielo. Costui era il messaggero degli dei, ed effettuava senza sosta gli incarichi di messaggero. Era anche il dio del commercio, dell’inganno, dei sogni e dei pascoli. A lui innalzavano templi ed altari soprattutto gli abitanti dell’Arcadia. Ai crocevia delle strade c’erano sue statue. Ogni anno, per via delle concessioni del dio, gli abitanti dell’Arcadia lo adornavano con delle ghirlande. Egli, inoltre, con la mano destra impugnava il caduceo, e conduceva le anime verso i luoghi degli Inferi. E così, gli dei del cielo e gli dei dell’oltretomba lo apprezzavano nella stessa misura.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ALIAS - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Agricolae agros arant et cibum dominis parant...et famulis conciliat.
I contadini arano i campi, e procurano il cibo ai padroni. Nella fattoria vive il fattore, e guida gli schiavi e i servitori. I contadini offrono uva e donano capretti al figlio del padrone. I contadini, infatti, ( do operam = dedicarsi, occuparsi ) si dedicano attivamente nei campi. La concordia dei contadini e dei fattori allieta sempre il padrone. Di tanto in tanto, il lavoro dei contadini finisce: i contadini e i padroni sostano presso il focolare, ed alleviano gli affanni della vita. La concordia sempre concilia l'animo dei padroni con i servi e i servitori.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ALIAS - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Romae patricii ingentes divitias possidebant et civitatem arroganter administrabant....
A Roma i patrizi possedevano grandi risorse ed esercitavano il potere con eccessiva prepotenza. I plebei, invece lavoravano faticosamente, pagavano tasse ingenti ed erano poveri e angosciati a causa della [loro] miseria. Perciò i plebei decino di abbandonare la città e si ritirano sul monte sacro. e lì allestiscono un piccolo accampamento. Infatti pensano così: Non semineremo i campi degli uomini ricchi. I campi non daranno i raccolti, i patrizi non avranno il pane. Noi, al contrario, semineremo qui il grano, ed avremo il pane; i patrizi ascolteranno senz’altro le preghiere della plebe indigente. A questo punto i patrizi inviano degli ambasciatori presso la plebe, che riferiscono le parole dei senatori: Tornate in città, i patrizi saranno giusti, cancelleranno i vostri debiti, ripartiranno i profitti in parti eque. Allora i plebei mettono da parte il piano temerario, e ritornano nella città; i patrizi rispettano le cose promesse, ed i cittadini Romani recuperano la concordia.