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Hannibal, Carthaginiensium strenuus dux, postquam apud Ticinum, Trebiam et Trasumenum lacum romanorum exercitus ...
Annibale, il valoroso comandante dei Cartaginesi, dopo che aveva sconfitto gli eserciti dei Romani presso il Ticino, il Trebbia e il lago Trasimeno, arrivò in Puglia, e fissò l’accampamento presso Canne. Andarono contro Annibale i consoli L. Emilio Paolo e M. Terenzio Varrone, e, alla prima ora del giorno, schierarono l’esercito con l’esercito dei nemici nella pianura di Canne, ed ingaggiarono la battaglia. I Romani combatterono valorosamente sino a sera, ma subirono una pesante sconfitta; Annibale, infatti, in un unico combattimento sbaragliò gli eserciti dei consoli, combatté, fra le prime linee, contro il console Paolo, e lo ferì, uccise alcuni ex consoli, poi fece una vasta carneficina di fanti e di cavalieri; i soldati superstiti, dopo la disfatta, errarono per molti giorni per i campi, e arrivarono a Venosa.
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Multi poetae Latini vitam agrestem procul a civium seditionibus …
Molti poeti Latini celebrano la vita rurale, lontano dalle rivolte dei cittadini e dall’atrocità della guerra, tranquilla e adatta al riposo. I poeti, e tra essi Virgilio, scrivono riguardo alla campagna e alla vita rurale: nelle sue poesie viene celebrata la vita semplice e felice degli agricoltori. Gli agricoltori avevano la preoccupazione dei campi e dei raccolti, i pastori (avevano la preoccupazione) dei capi di bestiame. Anche Orazio e Tibullo, con i loro canti, elogiano la frugalità della vita rurale. Ma la vita degli agricoltori non era senza preoccupazioni. Da loro vengono compiuti molti lavori: rivoltare la terra con l’aratro ricurvo, seminare il grano nei campi, nutrire i capi di bestiame, coltivare la vite.
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Romani antiquitus caste et integre ...sed magna erat
Nei tempi antichi i Romani vivevano in maniera casta ed integra. All'epoca non esisteva molta ricchezza, ma era grande la concordia e la laboriosità del popolo. Infatti i Romani non desideravano il guadagno, ma la gloria, praticavano l'agricoltura, e, allo stesso tempo svolgevano la guerra. Nelle battaglie combattevano per lo più per mezzo di giavellotti e di spade, talvolta per mezzo di fionde e frecce. Le dimore dove abitavano erano piccole e modeste. Al contrario, per gli dèi e per le dèe, costruivano templi splendidi e magnifici. Venerare gli dèi e le dèe, infatti, presso i Romani, era un dovere. Sul Campidoglio c'era il tempio del dio Capitolino. Le donne Romane invocavano soprattutto Vesta, la dea del focolare. Sull'altare della dea ardeva sempre una fiamma. Le famiglie erano legate da vincoli di amicizia. Il padre di famiglia deteneva un potere severo verso i figli. E così regnava ovunque la concordia.
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Inizio: Leaena et lupa venationis sociae dum in silva ambulant cervam in lacunae ripa vident. ...
Una leonessa ed una lupa, compagne di caccia, mentre camminano in un bosco, scorgono una cerva sulla sponda di uno stagno. Il tranquillo animale, inconsapevole del tranello, bruca l'erba e beve l'acqua limpida. A quel punto, la preda risveglia l'indole sleale degli animali feroci, ed è causa di invidia e di discordia. Infatti, la leonessa esclama con grande sfacciataggine: "Io rivendico la preda intera, infatti io sono la regina delle fiere". Ma la lupa risponde minacciosamente: O compagna ingorda, io non temo la tua arroganza: la cerva è la mia preda. Mentre le belve, spinte dall'ira, incominciano un'aspra lotta, la cerva, con la fuga, evita il pericolo, e si salva la vita. Frattanto si avvicina un'orsa, placa la zuffa, e rimprovera le belve sciocche: O mie amiche, la vostra sciocchezza è grande: non soltanto la cerva ormai è salva, ma voi siete piene di ferite!
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Bacchus vini deus erat. Italici etiam Liberum appellabant...
Bacco era il dio del vino. Gli Italici lo chiamavano anche Libero, perché il vino libera gli animi dalle preoccupazioni. Le cerimonie sacre di Bacco erano sempre liete, alcune volte addirittura sfrenate: tra i riti sacri sono conosciute le orge Bacchiche, dove le donne bevevano il vino, impugnavano tamburi e fiaccole, e contemporaneamente danzavano ubriache. E perciò gli antichi Romani, talvolta, avevano in sdegno le cerimonie del dio Bacco. Allora il dio combatteva dure guerre contro gli sciocchi e gli arroganti, che lo temevano, e puniva gli avversari con castighi crudeli. Ma alcuni Romani veneravano il dio in maniera corretta, e, adorni di pampini d’uva, celebravano Bacco con animo allegro.