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Romani feminas quae uno contentae matrimonio fuerant corona pudicitiae popolo animi...fidei praeponi debuisse arbitrabantur.
I Romani celebravano le donne che erano state soddisfatte da un unico matrimonio con la corona della castità: infatti ritenevano, che l’esperienza di molti matrimoni fosse una prova di intemperanza. Alcun ripudio tra moglie e marito si verificò fino al centocinquantesimo anno dalla fondazione di Roma. Per primo Spurio Carvilio ripudiò la moglie, a causa della sterilità. E costui, sebbene sembrasse spinto da una motivazione accettabile, tuttavia non fu esente da critica, perché si pensava che neppure il desiderio di figli avrebbe dovuto essere anteposto alla fedeltà coniugale.
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Post Tullum Hostilium, Ancus Marcius, Numae ex filia nepos, imperium suscepit...
Dopo Tullo Ostilio, prese il potere Anco Marzio, nipote di Numa dalla parte della figlia: egli combatté contro i Latini, aggiunse a Roma il colle Aventino, e fondò Ostia nelle vicinanze della foce del Tevere, Edificò un carcere, per lo spavento degli uomini disonesti. Inoltre, in lui vi era una straordinaria socievolezza, e anche una straordinaria propensione, nei confronti di tutti i cittadini, a concedere sostegno, aiuto e protezione. Quindi, una volta morto Marzio, L. Tarquinio fu eletto re con tutti i voti del popolo. Egli raddoppiò il numero dei senatori, edificò a Roma un circo, istituì i Ludi Romani. Fu più bellicoso di Anco: sconfisse anche i Sabini, ed aggiunse al territorio di Roma estesi terreni. Dopo trentasette anni di regno, i figli di Anco lo uccisero per mano di sicari. A Tarquinio Prisco seguì Servio Tullio, nato da una donna di famiglia nobile, e tuttavia prigioniera ed ancella.
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Caius Fabricius unus fuit ex legatis qui ad Pyrrhum, Epirotarum regem, de captivis redimendis venerant..."Non me hodie magis tua commovet belua, quam heri tuum aurum pellexit."
Caio Fabrizio fu uno fra i legati che erano andati da Pirro, il re degli Epiroti, per la liberazione dei prigionieri. Pirro, dopo aver saputo che il nome di costui era insigne tra i Romani, come d’un uomo giusto e abile in guerra, ma estremamente povero, lo trattò più affettuosamente di tutti gli altri, e a lui offrì regali ed oro. Fabrizio rifiutò tutto. Il giorno seguente, dal momento che Pirro voleva spaventarlo con la visione improvvisa di un elefante, diede ai suoi il segnale di portare l’animale dietro una tenda, mentre Fabrizio parlava con lui. Quando ciò fu stato eseguito, dato il segnale, e scansata la tenda al'improvviso, l’animale emise un verso spaventoso, e sollevò la proboscide sopra la testa di Fabrizio. Ma quello, calmo, sorrise e disse a Pirro: "Il tuo animale, oggi, non mi sconvolge più di quanto mi abbia sedotto ieri il tuo oro."
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Homo quidam erat dives, qui induebatur purpura et bysso et epulabatur cotidie splendide. Et erat quidam mendicus …nunc autem hic, consolatur, tu vero cruciaris"
C’era un certo, che si ricopriva di porpora e di bisso, ed ogni giorno banchettava spledidamente. E vi era un tale mendicante, di nome Lazzaro, che giaceva presso la porta di quello, pieno di piaghe. Sebbene desiderasse sfamarsi delle molliche che cadevano dalla tavola del ricco, nessuno gliene dava: anzi, arrivavano perfino i cani e leccavano le sue piaghe. Successe, però, che il mendicante morì e fu portato dagli angeli nel grembo di Abramo. Morì anche il ricco, e fu fatto sprofondare nell’inferno. Allora alzando i propri occhi, mentre si trovava tra i tormenti, il ricco, da lontano, vide Abramo e, nel grembo di lui, Lazzaro. Quindi, gridando, disse: " Padre Abramo, abbi pietà di me ed invia Lazzaro ad intingere la punta del suo dito nell’acqua per rinfrescare la mia lingua, poiché in questo inferno io vengo torturato!" Ed Abramo gli disse: "figlio, ricorda che poiché, durante la tua vita, hai ricevuto beni, e Lazzaro, nella stessa misura, ha ricevuto sciagure, invece ora questo viene confortato, invece tu vieni tormentato.
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Alcibiades, Cliniae filius, Atheniensis fuit. Nemo excellentior fuit...potentior et maior quam privatus erat
Alcibiade, figlio di Clinia, fu Ateniese. Nessuno fu superiore ad Alcibiade sia nei vizi, sia nelle virtù. Nato in una città ricchissima, da una famiglia famosissima, fu di gran lunga il più bello tra tutti quelli della sua età, portato per ogni attività e pieno di intelletto (infatti fu un comandante straordinario sia sulla terraferma, sia in mare), eloquente, ricchissimo, tenace, munifico, sontuoso nella vita pubblica non meno che nella vita privata, affabile e piacevole, adattandosi in maniera estremamente furba ai tempi. Pericle allevò Alcibiade, e lo istruì Socrate. Ebbe come suocero Ipponico, il più ricco fra tutti quelli che parlavano (parlano) in lingua Greca. Con la sua generosità, egli attrasse a sé molti cittadini, e, con la sua attività nel Foro, ne rese suoi sostenitori anche di più. Pertanto gli Ateniesi non solo nutrivano un’enorme speranza in Alcibiade, ma anche un’enorme timore, perché egli poteva sia nuocere che giovare alla città; infatti egli era più potente e influente di un privato cittadino.