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Orpheus clarus poeta est; lyrae sono - antiqui dicebant - beluas molliebat et etiam saxa commovebat; rapidas quoque pelagi undas lyrae sono sedebat....
Orfeo è un poeta famoso; con il suono della lira – dicevano gli antichi – inteneriva le belve, e smuoveva anche le pietre; per mezzo del suono della lira placava anche le impetuose onde del mare. In Tracia, trascorreva una vita felice con la promessa sposa, la bella ninfa Euridice, che amava in maniera straordinaria. Un giorno una vipera morde la promessa sposa e, per mezzo del veleno, la uccide. Orfeo, a causa della grande tristezza, smette di suonare con la lira, vaga per lungo tempo attraverso i boschi, e piange in continuazione. Alla fine scende nel Tartaro, perché desidera ricondurre la promessa sposa presso i vivi. Si avvicina al trono di Proserpina, e suona dolcemente con la lira: le ombre dei defunti accorrono da ogni parte, la creatura prodigiosa Cerbero tace, le torture dei dannati cessano. Plutone e Proserpina, gli dèi degli Inferi, spinti dal suono della lira, esaudiscono le richieste del poeta, ma dicono ad Orfeo: Euridice ritornerà presso i vivi se tu, lungo la strada dagli Inferi alla Terra, non rivolgerai gli occhi verso la tua promessa sposa. Orfeo esulta di gioia, ma, mentre avanza, gira inavvedutamente gli occhi. Euridice scompare immediatamente dagli occhi e lo sventurato Orfeo perde la promessa sposa per l'eternità.
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Temporibus antiquis probos et nobiles mores Romani amabant...
Nei tempi antichi, i Romani amavano i costumi onesti e nobili. La giustizia ed il bene avevano molto valore presso tutti i cittadini Romani. I cittadini provocavano (facevano) litigi, discordie, e contese, nei confronti dei nemici, erano inoltre sfarzosi nei riti sacri degli dei, e leali nei confronti degli amici. Amministravano la comunità con il coraggio in guerra, e, quando c'era la pace, con pratiche insigni e dell'imparzialità; gestivano il potere attraverso le concessioni, non attraverso la paura. Ma il desiderio di denaro e di potere è l'origine di tutti i mali: l'avidità rimpiazza l'antica onestà dei Romani.
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Cervus e silva in propinquam villam fugit et in stabulum …ad mortem ferma mittit
Un cervo, scappa da un bosco in una fattoria vicina, e si ferma in una stalla di buoi. Un bue dice al cervo:" Perché corri verso la morte, sotto il tetto degli uomini?" Ma il cervo: "Almeno voi abbiate pietà: domani me ne andrò". Di lì a poco, nella stalla entrano molti uomini, ed anche il fattore, e non vedono il cervo. L'animale selvatico rende grazie ai buoi, ma uno risponde: "Se il padrone arriverà la tua vita sarà in grande pericolo."Poi il padrone fa ritorno dalla cena, e si avvicina alla mangiatoia: vede presto le corna del cervo, e manda a morte l'animale selvatico.
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Iuppiter ob Tantali facinora iratus eum ex Olympo pellit …
Giove, infuriato a causa i delitti di Tantalo, lo caccia via dall'Olimpo, e lo punisce negli Inferi con un tremendo castigo: "Tantalo, tu sarai immobile per l'eternità nella palude dello Stige, e sopporterai la fame e la sete: infatti, se accosterai la bocca all'acqua, l'acqua si ritirerà; subito dinanzi ai tuoi occhi penderanno molti rami con frutti gradevoli, ma, se solleverai le braccia verso di essi, il vento solleverà al cielo i rami degli alberi. Inoltre un grande macigno incomberà sempre sulla tua testa. E così, gli dèi infliggono per sempre a Tantalo una tortura tremenda.
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Chiron Saturni et Philyrae filius, non modo ceteros Centauros sed homines …
Chirone il figlio di Saturno e di Filira, per la giustizia superava non solo tutti gli altri centauri, ma anche (tutti) gli (altri) esseri umani. I centauri possedevano un' alta statura fisica, e una ferocia d'animo. Chirone, però, dalla giovinezza, era famoso per la pacatezza, l'assennatezza e la gentilezza. Perciò le poesie dei poeti esaltano Chirone come un maestro. Ma Chirone ha una morte (fine della vita) sventurata: Ercole, suo allievo, ferisce involontariamente con le frecce il proprio maestro e gli procura una ferita letale. Ma Giove da un premio alla calma di Chirone: gli dei, infatti, mettono Chirone tra le stelle del cielo, ed ora egli splende, con un nuovo nome, tra le stelle dello Zodiaco, a difesa del benessere degli uomini.