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Saepe Echo pulchra nympha Iunonem Iovis uxorem et deorum reginam …
Eco, una bella ninfa, spesso criticava la dea Giunone, moglie del dio Giove e regina degli dei, e quindi era particolarmente odiata dalla dea. E così veniva punita dalla dea la sfacciata loquacità della ninfa, e la lingua della stolta fanciulla veniva domata. Eco non era né muta, né sorda, ma quando udiva una parola, con la propria bocca ripeteva soltanto l’ultima sillaba, e non pronunciava parole intere. Così la fanciulla perse l’amore di Narciso, un giovane nobile, poiché la fanciulla balbuziente veniva respinta dal giovane. Allora la ninfa si rifugiò in una caverna tra le montagne, e non uscì mai più alla luce. Qui la sfortunata fanciulla era tormentata dal dolore; il corpo svanì a causa del digiuno, e della bella fanciulla restò solo la voce.
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Multae fabulae leguntur de animalium et hominum vita …
Si leggono molte favole circa la vita degli uomini e degli animali. Un vecchio pastore pascolava un asinello in un prato. Egli viene spaventato dall'improvviso schiamazzo dei nemici, e sprona l'asino alla fuga. Ma l'asino non considera le parole dell'anziano, avanza lentamente, e dice al padrone: "Io non temo i nemici. Infatti sarò catturato dai nemici, cambierò il nome del padrone, ma sarò sempre uno schiavo." Un dominio nuovo è un dominio sempre triste.
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Mare pacavi a praedonibus. Eo bello servos, qui fugerant a dominis suis ...
Ho pacificato il mare dai pirati. Con quella guerra, ho riportato ai (loro) padroni gli schiavi che erano fuggiti dai propri padroni, e che avevano preso le armi contro lo Stato. Tutta l'Italia prestò volontariamente giuramento con me, e mi invocò come comandante della guerra che io ho vinto ad Azio. Prestarono giuramento con me la Gallia, la Spagna, l'Africa, la Sicilia, la Sardegna. Vi furono molti senatori che, all'epoca, prestarono servizio militare sotto le mie insegne.
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I Romani abitavano nell' Agro Latino (nella campagna Laziale). I Romani muovevano le guerre agli altri popoli, e combattevano sempre valorosamente. E così occupavano le terre e le città, ed ingrandivano il dominio di Roma. Ma i Romani erano sicuramente anche devoti. Il popolo Romano amava anche la laboriosità, la famiglia e la patria. I Romani dedicavano templi agli dei e alle dee, ed inoltre consacravano anche altari e statue. I posteri sono soltanto ricorderanno sempre la morigeratezza dei Romani, ma per giunta la elogeranno. Dunque i maestri dicono giustamente così agli allievi: o fanciulli, allora ricordatevi sempre gli antichi Romani!
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Un fanciullo pascolava nei campi agnelli e capri; non era solo oltraggioso, ma per giunta tormentava gli animali con molti dispetti: spesso infatti li colpiva con sassi e bastoni. Una volta, arrivano nei campi degli uomini forestieri, e interrogano il ragazzo in merito alla via corretta verso la città; ma il ragazzo dispettoso indica ai forestieri la strada errata. Gli uomini vagano per lungo tempo invano: alla fine, spossati e adirati, ritornano al ragazzo. A questo punto, egli, soddisfatto del proprio scherzo, ridacchia, ma i forestieri rimproverano aspramente il ragazzo, e poi lo percuotono con dei bastoni di legno. Il ragazzo piange e chiede perdono, gli agnelli e i capri, invece, esultano per la punizione del ragazzo.