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In agris erant tum senatores, id est senes. Num igitur horum senectus miserabilis …
Allora i senatori, vale a dire gli anziani, stavano nei campi. Fu forse triste, allora, la vecchiaia di costoro che si ricreavano con la coltivazione della terra? Di certo, secondo la mia opinione, non so se nessuna vecchiaia possa essere più felice, e non solamente per via dell’occupazione, poiché la coltivazione dei campi è salutare per il genere umano, ma anche per la piacevolezza, la ricchezza e l’abbondanza di tutti i prodotti che concernono il sostentamento degli uomini.
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Te amo, te existimo, tecum semper animo ac mente sum: tu enim, cara, me e mortali torpore excitavisti, tu mihi spem...
Ti amo, ti penso, sarò sempre accanto a te con l’anima e con la mente: tu infatti, o cara, mi hai ridestato da un torpore mortale, tu mi hai dato la speranza, la fiducia, la salvezza dell’anima, tu non hai rifiutato di dividere con me gli interessi, i pericoli, la povertà, tu sei la mia vita. Ora tutti vogliono per noi ogni bene; tutti desiderano conoscerci, essere sempre in mezzo a noi, chiederci aiuto, amarci: grazie a te noi ora siamo conosciuti, grazie a te noi siamo una cosa amabile, desiderabile, fortunata. Posso dire a te di nuovo: sei la mia vita e ti ringrazio.
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Olim gallus et canis iter simul fecerunt. Sub vesperum constiterunt …nec gallum dolo voravit.
Una volta, un gallo e un cane fecero insieme un viaggio. Verso sera si fermarono: il gallo salì su un albero, mentre il cane si stese presso le radici dell’albero. Quando si levò il sole, il gallo, così come è suo costume, cantò. Sunito una volpe, poiché sentì il canto del gallo, accorse verso il gallo, si fermò sotto la pianta, e disse così: La tua voce delizia tutti. Scendi, o amico: ascolterò volentieri da vicino una voce tanto gradevole! Ma il gallo, dal momento che temeva l’astuzia della volpe, rispose: Il mio portinaio dorme presso le radici dell’albero, e custodisce l’ingresso. Sveglia lui, o amica: ti aprirà la porta. Quindi la volpe urlò a gran voce: e così venne afferrata e sbranata dal cane, e non divorò il gallo con l’inganno.
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In pace artes et litterae florent, agricultura viget …
In pace fioriscono le arti e le lettere, l’agricoltura cresce, il commercio aumenta. In pace nessuno teme alcuna cosa sulla propria vita; il pericolo dei nemici non impaurisce l’animo di nessuno; il timore di delitti o percosse non porta angustie a nessuno; l’insicura speranza del domani non angoscia nessuno. In guerra, al contrario, non esiste nulla di sicuro, niente di piacevole, niente di tranquillo, e nessuno può rivolgere la mente con serenità alle proprie occupazioni. In guerra gli animi sono infiammati dagli odi, i corpi degli uomini sono lacerati dai colpi e dalle ferite, le case vengono colmate dai lutti e dalle lacrime, i costumi dei cittadini vengono corrotti, e la vita o i beni di nessuno sono al sicuro, ma sempre nella paura e nel pericolo.
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Priamo Troianorum regi Paris filius est. Olim ex Asia in Graeciam per mare Aegeum …
Priamo, il re dei Troiani, ha un figlio di nome Paride (dativo di possesso a Priamo è un figlio....). Un giorno Paride naviga dall’Asia in Grecia, attraverso il mare Egeo, e lì, a Sparta, con il raggiro e con l’inganno, rapisce Elena, la moglie di Menelao. Menelao detiene il dominio degli Spartani. E così, da Paride è violato il diritto di ospitalità, e dal giovane viene sollevata l'ira di Menelao, e di tutti i popoli e delle città della Grecia. Dai re e dai comandanti delle città Greche viene allestita una grande flotta; i Greci navigavano verso le coste dell’Asia, e, con una guerra lunga e sanguinaria, vendicano il misfatto di Paride.